NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Intervista all’attivista svedese Kajsa Ekman

Roberta Trucco
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Kajsa Ekis Ekman, 35 anni, scrittrice svedese e femminista autrice di “Essere e essere Comprata: Prostituzione, maternità surrogata e la divisione del Sé”, intervistata da Julie Bindel, giornalista, scrittrice, attivista femminista e  co-fondatrice del gruppo Justice for Women. Insieme discutono delle similitudini tra prostituzione e maternità surrogata e dei passi da compiere per raggiungere l’abolizione di questa pratica. Segue la traduzione di Roberta Trucco:

 

Schermata 2016-03-07 alle 10.54.30Julie Bindel: Perché credi che la prostituzione e la maternità surrogata abbiano così tanto in comune?

KEK: Sono entrambe industrie  che sfruttano il corpo delle donne in modi differenti, uno per il sesso e l’altro per la riproduzione, industrie nelle quali il corpo delle donne è ridotto a una merce che è comprata e venduta. Da un punto di vista puramente teorico sono anche industrie che si intersecano  perfettamente con il patriarcato e il capitalismo. Nel patriarcato le donne esistono in funzione degli uomini e nel capitalismo i poveri in funzione dei ricchi. Se combini queste due cose, hai la prostituzione e la maternità surrogata!

JB: Sei stata accusata di essere anti – gay perché ci sono tante coppie di maschi gay ricchi che affittano uteri?

KEK: Il più grande gruppo di committenti della surrogazione non è costituito da uomini gay, ma lo slogan oggi è che “questa è la strada per costruire la famiglia moderna”. Così qualcuno dice che se sei contro la maternità surrogata, proprio perché le coppie gay non possono avere figli, allora sei contro il fatto che loro ne abbiano. Ma io sono contro la maternità surrogata per quello che fa alle donne e ai bambini, non contro  quelli che la usano.

JB: Alcuni dicono che se una donna desidera farlo senza un interesse commerciale, come un favore, allora si deve poter fare. Cosa ne pensi?

KEK: Questo è un argomento che non posso capire, perché la logica dietro a questo è che meno sei pagata meno sei sfruttata! suggerisce  che se paghi molto per una maternità surrogata tu stai sfruttando quella persona mentre se paghi un euro o addirittura non paghi nulla tu non la stai sfruttando. Io penso che sia esattamente il contrario. È ovvio  che se avremo persone che si sottopongono alla surrogazione, queste devono essere pagate! Lo farai per nove mesi, potresti morire, potresti diventare infertile, perderai il tuo bambino sia che tu sia pagata o no. Ma penso che il problema della maternità surrogata non stia nel fatto che la donna viene pagata, ma nel fatto che il suo bambino, quello che cresce nel suo grembo non le appartiene  e questo significa che, mentre lei è incinta, il suo corpo non le appartiene. In accordo con il contratto, il diritto di decidere il trattamento ormonale o l’aborto, diventa molto complesso perché lei non sta crescendo il suo proprio figlio. Questo è totalmente contrario all’autodeterminazione della donna, alla sua autonomia.

JB: Noi femministe che siamo impegnate nella campagna per l’abolizione della maternità surrogata, cosa dobbiamo fare ora? Quali sono i nostri compiti?

KEK: Dobbiamo indirizzare i Parlamenti, i nostri propri Parlamenti, il Parlamento EU e fare in modo che prendano delle decisioni. Ci troviamo di fronte a grandi lobbysti, grandi gruppi di pressione, non solo gli acquirenti ma le grandi agenzie che stanno tentando di entrare in Europa, che stanno cercando veramente di entrarci organizzando seminari per promuovere questo come  il nuovo modo di fare una famiglia: esternalizzando l’intero mercato, dicendo alle giovani donne che non è necessario che portino nella loro pancia il loro bambino, qualcun’altra può portarlo nel suo grembo per loro. Noi siamo semplicemente delle femministe free lance che stanno tentando di dire ciò che pensano. Dobbiamo mettere questo tema nel punto più alto della nostra agenda. Trovo che sia strano che alcune femministe dicano “ sono contro quelli che palpeggiano il mio sedere sul treno, ma non sono contro qualcuno che mi porta via il mio bambino”. Quale è la prospettiva che sottende a questo pensiero? È una prospettiva di classe, alcune femministe  saranno le acquirenti  di bambini attraverso la surrogazione. Pensano “ora ne posso trarre un vantaggio, non sono io ad essere sfruttata”. È necessario invece essere solidali con tutte le donne nel mondo che vengono usate da questa industria.

Articolo del 2 marzo 2016 

Traduzione di Roberta Trucco

Chi ha scritto questo post

Roberta Trucco

Roberta Trucco

Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia. Da sempre ritengo che il lavoro di cura non si limiti all'ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo sono impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Amo l'arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipingo con passione, totalmente autodidatta. Intendo contribuire alla svolta epocale che stiamo vivendo con la mia creatività unita a quelle delle altre straordinarie donne incontrate nella splendida piazza del 13 febbraio 2011 di Se non ora quando. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta "che niente succede per caso."

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  • Interessante.A che punto è la petizione internazionale destinata all ONU? Buon 8 marzo Alessandra Giambitto ,Milano

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