OCCUPAZIONE FEMMINILE

Parità di genere al vaglio dell’Ocse: Italia bene e male

Antonella Crescenzi

A guidare la classifica, come ci si poteva aspettare, sono i paesi nordici, con l’Islanda al primo posto. Seguono i paesi dell’Europa continentale, il Canada, Israele, la Nuova Zelanda e l’Australia.

 

Quando si parla di “soffitto di cristallo” ci si riferisce a una serie complessa di fattori il cui interagire rallenta la rincorsa femminile verso la parità di genere. L’Economist ha costruito un indice, il Glass-ceiling index, che cerca di misurare per ogni singolo paese Ocse il grado di disparità di genere, combinando i dati relativi a istruzione superiore, partecipazione alla forza lavoro, stipendi, posizioni ai vertici d’impresa, sostegno alla maternità, etc., per un totale di dieci parametri che ne costituiscono i pesi. Più l’indice è alto, più il paese è virtuoso.

A guidare la classifica, come ci si poteva aspettare, sono i paesi nordici, con l’Islanda al primo posto. Seguono i paesi dell’Europa continentale, il Canada, Israele, la Nuova Zelanda e l’Australia. Appena sotto la media, invece, si posizionano gli Stati Uniti, che scontano, in particolare, la totale assenza di congedo parentale, e l’Italia. Chiudono la classifica la Svizzera, il Giappone, la Turchia e la Corea del Sud.

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Fonte: Rielaborazione lavoce.info su dati The Economist

 

Per l’Italia, le ragioni che portano ad un risultato così modesto sono da attribuire soprattutto al basso tasso di partecipazione femminile alla forza lavoro, che ci vede al terz’ultimo posto tra i 29 paesi Ocse, ma anche alla sostanziale mancanza del congedo di paternità e alla scarsa presenza femminile nelle facoltà universitarie di tipo scientifico. Per le posizioni ai vertici, grazie alle quote di genere cui sono tenute per legge le società quotate, e per la presenza femminile in una camera parlamentare, viceversa, la posizione italiana è decisamente migliore, sopra la media.

 

 

Chi ha scritto questo post

Antonella Crescenzi

Antonella Crescenzi

Economista, sono stata dirigente del Ministero dell'Economia e delle Finanze e della Presidenza del Consiglio dei Ministri; ho curato l'analisi dell'economia italiana, le politiche europee, le tematiche del lavoro e di genere. Ho pubblicato vari scritti su tali aspetti e sulla crisi economica mondiale. Sono sposata da 35 anni e ho un figlio musicista. Vivo a Roma. Non sono mai stata iscritta a partiti, sindacati e associazioni ma ho sempre avuto a cuore la questione femminile. Partecipando a Se non ora quando, prima, e a Libere, dopo, ho creduto di fare la cosa giusta per favorire un cambiamento non più rinviabile della nostra società.

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