INTERVISTE NO ALL'UTERO IN AFFITTO

ASSUNTINA MORRESI: no alle nascite per contratto

Simonetta Robiony
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Non credo che la nascita di un essere umano possa essere stabilita da un contratto. Con la surrogata, invece, prima del concepimento stesso si decide chi saranno i genitori del nascituro, chi metterà l’ovulo, chi il seme e chi lo partorirà.

 

Il Comitato Nazionale di Bioetica non si è ancora pronunciato sulla cosiddetta maternità surrogata: stanno riflettendo. A titolo personale, però, Assuntina Morresi una dei suoi componenti, docente all’università di Perugia di Chimica – Fisica, nonché consulente del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, ha voluto esprimere la sua contrarietà nei confronti di questa pratica.

Cos’è che non la convince?

Non credo che la nascita di un essere umano possa essere stabilita da un contratto. Con la “surrogata”, invece, prima del concepimento stesso si decide chi saranno i genitori del nascituro, chi metterà l’ovulo, chi il seme e chi lo partorirà. Mi si obietta che nei paesi ricchi è la donna a dare il suo consenso per questo intervento: il consenso, però, non è un dono. Anche in questo caso c’è un contratto, un contratto che ti obbliga a dare il neonato al committente. Questo io la considero una forma contrattuale subalterna e vessatoria. Inaccettabile. Tra l’altro è una violenza feroce togliere un figlio a una donna che l’ha appena partorito.

In alcuni rarissimi casi la maternità surrogata è stata praticata anche tra una madre e una figlia oppure tra due sorelle.

Lo so, ma mi domando quale sia il loro equilibrio psichico e in quale confusione crescerà poi questo bambino.

La sociologa Chiara Saraceno sostiene che la maternità surrogata andrebbe regolata per evitare lo sfruttamento e gli abusi.

Non è vero che se le persone sono correttamente informate scelgono sempre ciò che è bene per se stesse. Nelle norme a tutela della maternità abbiamo dovuto inserire l’obbligo del congedo di gravidanza, un obbligo contrattuale che deve essere rispettato. Abbiamo evitato che fosse la donna a scegliere come comportarsi per permetterle di essere effettivamente tutelata e difesa, anche da se stessa.

Nel passato, e talvolta ancora oggi, si registrano casi di bambini venduti e comprati.

Succede ed è successo. Ma, proprio per evitarlo, adesso la tratta di neonati è considerato un reato universale: si può andare in galera. Altrimenti sarebbe facilissimo per una donna farsi mettere incinta da un uomo che desidera un figlio e poi cederglielo in quanto padre come se il figlio non fosse anche suo: se accadesse oggi sarebbe un reato. È anche per questa ragione che si ricorre alla “surrogata” che prevede una fecondazione in vitro, la reificazione del concepimento fuori dal corpo, la nascita di un nuovo essere umano per contratto.

Anche nella fecondazione assistita il concepimento avviene fuori dal corpo.

È un’altra cosa. C’è la relazione affettiva di coppia, una coppia paradossalmente tanto legata da rischiare un percorso medico lungo, doloroso e incerto per avere un figlio proprio. La “surrogata” è un contratto. Io mi oppongo a questa pratica non per un fatto morale ma per la sua natura di contratto. Un contratto che esclude il figlio, il principale protagonista di questo contratto dimenticando che il legame con un figlio non si può mai sciogliere: è per sempre.

Nell’adozione accade lo stesso.

Sì, ma nell’adozione non si nega il rapporto biologico, tutt’altro. Chi adotta prova a sostituire quel padre e quella madre che mancano. Io ho avuto tre figli e ne ho cresciuto un altro in affido, un ragazzo che ha fatto una gran fatica a far pace psicologicamente con quei genitori che gli sono mancati. Non so che succederà ai bambini nati con la <surroga> e cresciuti da coppie omosessuali.

La maggioranza di quelli che fanno ricorso all’utero in affitto sono coppie eterosessuali, però.

Perché la maggioranza dell’umanità lo è. Ma se guardiamo solo le percentuali quella degli omosessuali è altissima.

Sarebbe favorevole a concedere l’adozione alle coppie omosessuali?

No. Ovvio che se mi dicono che un bambino cresce meglio in una coppia omosessuale che sotto un ponte in mezzo ai lupi anche io sono d’accordo. Ma i bambini hanno bisogno di due modelli: il padre e la madre. L’amore non c’entra. Sono sicuro che le coppie omo-genitoriali sanno dare amore ai loro figli quanto le altre, ma non possono fornire il doppio modello maschile e femminile necessario. Non condanno nessuno, io: sono gli psicanalisti a sostenere questa tesi. Padre e madre devono entrambi contribuire e assistere i figli.

Per gli omosessuali, quindi, non c’è nessuna possibilità di crescere un bambino?

In casi particolari saranno i giudici a garantire la continuità affettiva per il minore. Lo fanno già. Continueranno a farlo.

E che ne pensa di quei padri costretti per lavoro a star fuori casa mesi e mesi?

Mi addoloro per loro e ritengo che la nostra società dovrebbe trovare altri ritmi lavorativi per chi è genitore. Un figlio ha bisogno della vicinanza e della quotidianità e una madre da sola non può sostituire il padre assente.

Come mai il Comitato Nazionale di Bioetica non si è ancora pronunciato sulla maternità surrogata?

Non è una spaccatura tra cattolici e laici. Credo non si tratti di scelta morale ma di comprendere mutamenti complessi. Prima o poi esprimeremo la nostra idea.

Che lavoro fa con il ministro Lorenzin?

Offro la mia competenza scientifica.

Lei insegna chimica-fisica: quale delle due materie preferisce?

Sono laureata in chimica ma con il tempo ho capito che la fisica è più completa.

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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