Utero in affitto

Consiglio d’Europa respinge la relazione Sutter: italiane determinanti

Cecilia Sabelli
Scritto da

L’Europa ribadisce il suo no alla pratica dell’utero in affitto. La contrarietà viene espressa questa volta dal Consiglio d’Europa che con 16 voti contrari e 14 favorevoli, ha respinto la relazione Petra de Sutter che avrebbe riconosciuto agli stati membri dell’Unione il diritto di disciplinare, o vietare, la maternità surrogata a livello nazionale. A dare per prime la notizia, sono state su Twitter le deputate Milena Santerini (Demos) e Eleonora Cimbro (PD). Secondo quanto postato sui social, decisivi sono stati i voti delle italiane, in particolare di Cimbro e della senatrice Maria Teresa Bertuzzi appoggiate da Se non ora quando – Libere.

L’approvazione del rapporto Sutter su “Diritti umani e questioni etiche legate alla gestazione per conto di altri”, sostenuto dagli Stati del Consiglio dove la surrogata è un affare florido, rischiava di indebolire o vanificare la posizione contraria alla “surrogata” del Parlamento europeo che lo scorso 17 febbraio, in Assemblea plenaria, si era così unanimemente espresso:

“la pratica della gestazione surrogata che prevede lo sfruttamento riproduttivo e l’uso del corpo umano per un ritorno economico o di altro genere, in particolare nel caso delle donne vulnerabili nei paesi in via di sviluppo – deve – essere proibita e trattata come questione urgente negli strumenti per i diritti umani”.

E sempre sulla maternità surrogata, aveva aggiunto:

“mina la dignità umana della donna, visto che il suo corpo e le sue funzioni riproduttive sono usate come una merce”.

aga

La filosofa Silvyane Agacinski

Si tratta di un passo importante verso l’abolizione universale di questa odiosa pratica, al centro dell’appello lanciato da Libere lo scorso 4 dicembre e per cui, oggi a Parigi, si sono mobilitate le associazioni del movimento internazionale contro la maternità surrogata, guidate dalla filosofa francese Silvyane Agacinski e da Laurence Dumont, vicepresidente socialista del Parlamento francese. A far preoccupare ulteriormente era stata la nomina, in evidente conflitto d’interessi, di Petra de Sutter, come relatrice nella Commissione Affari sociali del Consiglio. Fuori dalla sua attività politica, infatti, la senatrice belga dirige a Gand un’unità dove la maternità surrogata è già praticata e collabora con una clinica che fa surrogacy in India, “Seeds of Innocence”, da tempo nel mirino di ong e femministe indiane.

 

 

Chi ha scritto questo post

Cecilia Sabelli

Cecilia Sabelli

Nasco a Roma, nello stesso anno in cui un Papa abbraccia il suo attentatore, un militare sovietico evita la guerra nucleare e una nota azienda informatica rilascia la prima versione di Word. Tutte anticipazioni sul mio futuro. Non diventerò Pontefice e non sventerò guerre, ma mi dedicherò all'arte dello scrivere imparando tanto nelle redazioni di Radio Vaticana, e di servizi esteri di agenzie stampa come l'AdnKronos. Giovane e donna, vivo, mi interrogo e scrivo di entrambi le condizioni. Mi sono affidata a Se non ora quando-Libere per trovare risposte: voglio capire come capitalizzare i risultati delle lotte che altre hanno fatto o stanno facendo per la mia libertà. Come reagire a una natura che mi impone dei tempi e a una società che sfrutta la scienza perché io li ignori pur di essere produttiva. Per ricambiare sono diventata autrice e web-editor del sito del gruppo. Finite le domande volerò in Brasile per parlare la lingua in cui ho avuto l’immenso piacere di discutere la mia tesi di laurea.

3 Comments

  • Sono felice della decisione del Consiglio d’Europa contro l utero in affitto. Continuiamo la mobilitazione femminile.A che punto è la raccolta vdi firme della Carta di Parigi?Grazie delle informazioni che ricevo puntualmente. Alessandra. Milano

  • Sono lieta della notizia, ma leggere di solo 16 voti contrari e 14 favorevoli mi preoccupa molto. Vorrei anche porre l’attenzione sul fatto che la gravidanza surrogata non lede solo i diritti della donna, ma anche quelli del nascituro. Penso che sia un punto da non dimenticare e anzi da sottolineare. Il bambino ha il diritto di rimanere con la donna che lo ha portato in grembo, che si è fatta responsabile del suo sviluppo e della sua tutela fin dal suo concepimento. Ancora in utero. il bambino impara a conoscere la madre, ne riconosce la voce (ad esempio) e si lega a lei in maniera profondissima. Nessuno deve poter tranciare questo legame che il bambino ha stabilito con la donna. Consegnarlo ad altre mani (siano di single, di coppia eterosessuale o di coppia omosessuale) è una violenza inaccettabile sferrata in primo luogo contro di lui.
    Giulia

  • Mi conforta la notizia che l’Europa ribadisca il no all’utero in affitto. Credo che tutte insieme possiamo riuscire a frenare la barbarie a cui non immaginavamo si potesse giungere quando abbiamo iniziato a chiedere diritti per le donne e pari opportunità. Che ora si pretenda di usare il corpo delle donne come un vuoto a perdere è inaccettabile e sconvolgente. Approfittarsi del bisogno e decidere che sia un diritto “comprare” un bambino staccandolo dal corpo e dal cuore materno dopo la nascita è un pensiero da megalomani egocentrici che non tiene conto del vero soggetto: il bambino. Proiettiamoci tra 15 -20 anni quando il bambino diventato adolescente e adulto chiederà conto e forse odierà chi lo ha fatto venire al mondo, non con un atto d’amore, ma con una forzatura da potere maschilista. Vorrei chiedere ad ognuno di questi uomini: Come vi sentireste voi se vi dicessero che siete nati dal mercato dei corpi, che vostra madre è stata considerata nell’altro che un contenitore, che proprio nel momento in cui necessitava potenziare la simbiosi madre-figlio con l’allattamento, l’odore, il tepore, il suono delle voci e lo scambio d’affetto, qualcuno vi ha strappato a tutto questo perché ha ritenuto che pagando avesse il diritto di farlo. Con gli animali si usa più tatto nel portarli via alla madre. Confido che si riesca a porre fine a questa crudeltà. Continuiamo ad avere il coraggio delle nostre opinioni, di libertà delle donne, spezzando queste nuove catene che sigillano l’azione della nascita e della maternità alla stregua di un contratto con tanto di timbro notarile, come per l’acquisto di un immobile, con molti più vincoli previsti per l’acquisto immobiliare dove è ammessa – come in tutti i contratti – la recessione. Vorrei chiedere ad ognuno di questi uomini dall’io ipertrofico: “Avete mai partorito un figlio dopo averlo cresciuto per nove mesi nel vostro ventre? No? Allora abbiate il buon senso di non parlare di cose a voi sconosciute. L’invidia di maternità si può superare solo chiedendo a Dio – se ci credete – di nascere donna la prossima volta. E se non credete in Dio, sappiate che questo non è compatibile con il vostro delirio di onnipotenza. Temo purtroppo che la vostra sia un’invidia più complessa, un’invidia di Dio”.
    (16 marzo 2016, Wanda Montanelli)

Commenta

Questo Sito utilizza cookies per migliorare la tua esperienza. Proseguendo nella navigazione acconsentirai al loro utilizzo. Scopri di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi