NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Consiglio d’Europa, abbiamo vinto noi. Intervista a Teresa Bertuzzi

Simonetta Robiony
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Al Consiglio d’Europa è stata respinta in Commissione la Risoluzione sull’utero in affitto presentata dalla deputata belga Petra de Sutter. Decisivi i due voti della delegazione italiana, le deputate Pd Eleonora Cimbro e Teresa Bertuzzi, appoggiate dal movimento delle donne Se non ora quando – Libere. (ANSA – ROMA, 15 MAR)

 

 

I votanti erano 30, è finita 16 voti a 14 proprio grazie alle due parlamentari italiane appoggiate da Se non ora quando – Libere. “Ce l’abbiamo fatta!”, dice con un sospiro di sollievo la senatrice del PD Teresa Bertuzzi mentre s’avvia a salire sull’aereo che la riporterà a Roma. Con l’altra italiana collega di partito, la deputata Eleonora Cimbro, sono riuscite a respingere la Risoluzione sull’utero in affitto presentata dalla deputata belga Petra de Sutter che proponeva una regolamentazione di questa pratica.

 

Ve lo aspettavate?

È andata insperabilmente bene, anche se mancavano mi pare tre italiani. Il tema era molto sentito e la de Sutter ha fatto un’ottima relazione. Ha tracciato un quadro realistico di ciò che avviene nei paesi europei esaminando il problema della maternità surrogata tanto dal lato del diritto come da quello etico. Come è noto in ogni paese ci sono legislazioni diverse che andrebbero a suo dire unificate.

Il vostro compito quale è?

Dettare una linea guida. In questo caso occorreva anche preservare i diritti delle donne e dei bambini. Per noi la maternità surrogata costituisce uno sfruttamento della donna e una violazione dei diritti dei bambini che nascono con questa pratica: occorre vigilare perché non sia legittimata in Europa.

Come?

Non si può regolamentare e quindi accettare tutto ciò che viene fatto solo perché ormai avviene. Occorre dire dei sì e dei no.

È stato difficile arrivare a questo risultato?

Molto. Noi italiani abbiamo cominciato a occuparcene solo quando è arrivata la proposta di legge Cirinnà sulle unioni civili. È da quel momento che riflettendo sulla step-child , che pure non era direttamente collegata alle unioni civili, siamo arrivati a riflettere sull’utero in affitto e a convincerci che è una pratica non accettabile. È stata una discussione molto franca e mi pare di poter dire anche molto trasversale. L’unico partito di cui non ho capito la posizione è il Movimento 5 Stelle: ancora non mi è chiaro perché non abbiano votato a favore delle unioni civili.

Quindi, lei ed Eleonora Cimbro, siete arrivate al Consiglio d’Europa con le idee chiare?

Sì, ma ho fatto una gran fatica ugualmente perché la Relazione della de Sutter ha offerto ampio spazio tanto alle considerazioni a favore dell’utero in affitto come a quelle a suo sfavore: ha messo in luce il bianco e il nero in maniera chiarissima. Il nostro voto contrario ha bruciato il suo lavoro. E questo mi ha pesato. Ma stavolta era davvero il caso di dare un voto di coscienza, per chi la coscienza ce l’ha. L’appartenenza a questo o a quel partito non c’entra. Abbiamo risposto solo a noi stesse.

 

 

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

1 Comment

  • Credo non si possa regolamentare uno sfruttamento fisico e morale delle donne, anche se ben argomentato.
    Prendere posizione è pesante, ma in questo caso rende giustizia alla maternità ed al corpo delle donne.

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