PARI E DIFFERENTI

Caso Meloni-Bertolaso, il nodo è la libertà di scelta delle donne

Ph. Margherita Bertolazzi
Annalisa Ciatti
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Per troppo tempo abbiamo creduto – e a volte ci crediamo ancora – che per ottenere dei risultati sia necessario appiattirsi su regole che ci vanno strette perché non contemplano la nostra differenza.

 

In questi giorni a più riprese e da più parti è stato detto a Giorgia Meloni che non dovrebbe partecipare alla corsa al Campidoglio, ma ritirarsi per “fare la mamma” a tempo pieno. Dichiarazioni che, sulle prime, non possono che suscitare profonda indignazione. Ma sulla vicenda Meloni ritengo che indignarsi non sia probabilmente la scelta migliore o comunque non sia un’azione sufficiente.

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 06-03-2014 Roma Politica Camera dei Deputati – Legge elettorale Nella foto Marianna Madia

Foto da Il Fatto quotidiano di Roberto Monaldo / LaPresse 06-03-2014 Roma 
Nella foto Marianna Madia

Riflettendoci, un’ottima risposta l’hanno già data le donne che hanno portato avanti una gravidanza in campagna elettorale, che sono state nominate Ministre con il pancione o sono state elette deputate pur essendo neomamme. Le stesse donne che in questi giorni hanno reagito alla vicenda testimoniando con la propria esperienza che è possibile, se lo si vuole, fare campagna elettorale con il pancione e politica da puerpera. Giorgia Meloni ha fatto lo stesso. Ha scelto. Perché è proprio questo il nodo della questione: la libertà di scelta delle donne. Una libertà conquistata per gradi in tempi non così lontani da agire ogni giorno.

Quindi anch’io mi aggiungo al coro di coloro che pensano sia fuori tempo massimo dire oggi ad una donna di scegliere se fare politica o portare avanti una gravidanza, anche nel caso in cui quest’affermazione abbia l’obiettivo di scoraggiare la discesa in campo di un’avversaria politica sul fronte interno. Ben altre sono, o meglio dovrebbero essere, le motivazioni per scegliere un candidato. Quindi iniziamo a guardare nel merito le persone e le questioni ed evitiamo di innalzare fragili paraventi per mascherare desueti pregiudizi. Questo modus operandi ha stancato.

Cambiamo i paradigmi su cui strutturiamo il modo di fare politica e, in generale, il modo di lavorare.

Forse è giunto il momento di smetterla di pensare che conti solo e di più la quantità di tempo dedicata al lavoro. Puntiamo tutti su un tempo di qualità che lasci spazio alla possibilità di vivere una vita piena. Il mondo appartiene a due, uomini e donne. Condividiamone i compiti e le gioie dentro e fuori casa. Abbiamo un modo diverso, noi donne, di muoverci nella società e nell’agone politico. Per troppo tempo abbiamo creduto – e a volte ci crediamo ancora – che per ottenere dei risultati sia necessario appiattirsi su regole che ci vanno strette perché non contemplano la nostra differenza.

Non è così, non può né deve esserlo. Le regole si cambiano adeguandole alle esigenze di coloro che non hanno potuto partecipare a pieno titolo alla loro creazione. Le modifichiamo insieme, uomini e donne. Ne usciremo tutti arricchiti.

 

Chi ha scritto questo post

Annalisa Ciatti

Annalisa Ciatti

Ho 32 anni e vivo a Roma, ma ho trascorso l'infanzia e l'adolescenza nel verde di una piccola città poco distante, Rieti. Affascinata dal mondo, dai viaggi e dallo studio, ho conseguito una laurea con lode in relazioni internazionali all'Università di Bologna ed un Master nel campo della gestione delle energie rinnovabili, settore in cui oggi lavoro. Sono sposata e non ho figli, forse li vorrò. Desidero averli in un mondo in cui gli uomini e le donne condividano i compiti e le gioie della vita privata e professionale. Un mondo più flessibile, in cui le donne non siano costrette a scegliere tra famiglia e lavoro.

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