SUCCEDE

Minigonna è libertà?

Francesca Izzo
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Che tutto questo abbia a che fare con la serissima questione della libertà […] e del confronto con l’Islam si fa una certa fatica a capirlo. Se ci sta davvero a cuore la libertà femminile, è di vitale importanza aprire canali di comunicazione con le donne islamiche e interrogarci reciprocamente su cosa è per noi la libertà.

 

Se l’indispensabile confronto culturale e politico con il mondo islamico viene impostato in nome della “libertà di minigonna” si parte già male. In molti articoli di questi giorni, la minigonna è assurta a simbolo di libertà, autonomia, padronanza di sé conquistate dalle donne occidentali, mentre la subordinazione, la sottomissione al dominio patriarcale delle donne islamiche si manifesta nella copertura del capo e del corpo. Scoperte o coperte? La questione della libertà femminile, sensibilissima faglia tra le due culture si concentrerebbe in questo interrogativo.

Eppure, come forse molte ricorderanno, la grande ondata neofemminista degli anni Settanta del secolo scorso ebbe a sua divisa i “gonnelloni”(contro la minigonna) e i falò dei reggiseni si incaricarono di bruciare l’immagine delle donne “costrette” a piacere. Insomma, l’epoca dei gonnelloni segnò le più importanti conquiste delle donne occidentali. Né si può dimenticare che in anni recenti le donne nei nostri Paesi, in Italia soprattutto, sono state costrette a rivendicare il rispetto della propria dignità contro immagini e rappresentazioni dei corpi femminili ridotti a puri oggetti sessuali.

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Infine, una domanda: è libertà vestirsi allo stesso modo per andare in spiaggia, in discoteca, a scuola o al lavoro? Non c’è alcuna distinzione da fare tra luogo e luogo? Che tutto questo abbia a che fare appunto con la serissima questione della libertà e con l’altrettanto serissima questione del confronto con l’Islam si fa una certa fatica a capirlo. Se ci sta davvero a cuore la libertà femminile, è di vitale importanza aprire canali di comunicazione con le donne islamiche e interrogarci reciprocamente su cosa è per noi la libertà.

Chi ha scritto questo post

Francesca Izzo

Francesca Izzo

Vivo a Roma ma sono originaria di un piccolo paese del casertano. Sono sposata con un figlio. Ho insegnato fino a qualche anno fa Storia delle dottrine politiche all'università l'Orientale di Napoli. Ho fatto parte dell'associazione di donne DiNuovo, e sono tra le fondatrici del movimento Se non ora quando. Dalla ormai lontana giovinezza partecipo a gruppi, movimenti, coordinamenti di donne e ne scrivo. Penso che la sfida più grande alla cultura e alla politica sia realizzare un mondo a misura delle donne e degli uomini, a misura dei due sessi. Dopo l'intensa esperienza del movimento Se non ora quando? sono persuasa che questo sia il tempo di rendere popolari le idee legate alla libertà femminile e quindi ho deciso con le altre di Libere di dar vita al sito Che Libertà.

2 Comments

  • Prima che di libertà occorre parlare di buon gusto.Giustamente non è la stessa cosa vestirsi per andare al mare ad un ricevimento o a fare la spesa.Non è la stessa cosa comprarsi.un abito a venti o a sessanta anni.Invece vedo cafonaggine e giovanilismo esasperato specialmente d estate con spettacoli che sarebbe meglio.non vedete.Sono una donna musulmana ma vengo dalla sinistra e odio il bigottismo.Ma la smaniabdi mettersi in mostra ad ogni costo delle donne di oggi.anche perfino di alcun e sorelle velate non mi è mai appartenuta nemmeno a vent anni.Per me cervelli viene prima .Non mi metto dentro un sacco ma nemmeno mi vrsto come a venti anni perche mi sentirei grottesca Complimenti per il Suo articolo

  • Gentile Signora,
    sono venuto ad ascoltare presso la Treccani la presentazione del suo libro “Le avventure della libertà”. La conclusione però è stata sconcertante; nessuno ha voluto fare domande, ma io Le avrei voluto chiedere: “Che colpa ne abbiamo noi appartenenti al cosiddetto sesso forte se il Padreterno ha annunciato ad Eva :che avrebbe partorito con dolore? Che colpa ne abbiamo noi se ci sono donne che non vogliono avere figli?”. Le conquiste ci sono state, il femminismo ha raggiunto dei traguardi e non sono in grado di affermare che siano tutti quelli che si potevano raggiungere. Ad una conferenza tenuta in un circolo di intellettuali una ricercatrice ha illustrato una statistica delle percentuali di scienziate di sesso femminile sul totale nei paesi in via di sviluppo che, come si poteva immaginare, sono più basse che nei paesi avanzati in cui comunque non raggiungono il 50%. In futuro è presumibile che la percentuale aumenterà ma se le algerine, le marocchine, le libanesi e così via non dovessero mostrare in gran numero interesse per la matematica, la fisica, la chimica con chi ce la dobbiamo prendere? Ha affermato che a parità di merito si preferisce far fare carriera agli uomini, che le faccende di casa costituiscono un intoppo, ecc. Mettete i maschi a lavare i piatti e a preparare il pranzo se ritenete che sia un sistema infallibile per vincere o addirittura a ribaltare la disparità. In bocca al lupo.

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