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Francesco: per un nuovo umanesimo decisive le donne. Intervista a Emma Fattorini

Simonetta Robiony
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Questa esortazione apostolica è un’ulteriore riconoscimento della libertà femminile, oltre che maschile. La famiglia non è più naturale, come si è detto per secoli, ma umana. La storia della persona è riconducibile al suo vissuto. La relazione tra un uomo e una donna è al centro di tutto.

 

Il suo discorso che chiude i due sinodi sulla famiglia papa Francesco l’ha voluto intitolare “Amoris laetitia”, due parole ciascuna delle quali allarga il cuore ai credenti e ai non credenti. Larga parte di questa esortazione apostolica è dedicata al matrimonio, alla coppia, all’uomo e alla donna nella loro relazione affettiva, sottolineando che non ci sono famiglie perfette, ma storie di persone in cammino, ognuna diversa dall’altra. A Emma Fattorini, politica, storica, scrittrice studiosa di Storia della chiesa contemporanea, abbiamo chiesto quanto esca mutata dalle parole di papa Francesco l’immagine della donna che ci aveva trasmesso la dottrina cattolica. Come si distacchi dal magistero tradizionale e in che misura si avvicini invece alle riflessioni del concilio Vaticano II, ma soprattutto perché possa aiutare tutte le donne ad avere un rapporto più corretto con se stesse e con l’uomo che amano.

 

Dove è più esplicito e più innovativo il riferimento alla condizione femminile?

In questa Esortazione apostolica c’è ovunque attenzione alla donna. Ma nell’appello contro la violenza domestica, i maltrattamenti familiari le varie forme di schiavitù tutto ciò diventa esplicito. Scrive il papa: “Queste forme di violenza non costituiscono una dimostrazione di forza mascolina bensì un codardo degrado”. E non si limita a questo. Riconosce anche che il percorso della donna verso il raggiungimento della pari dignità con l’uomo non è compiuto e molti sono tuttora gli ostacoli da rimuovere perché cessi la disuguaglianza nell’accesso a un lavoro regolare e ai luoghi dove si prendono decisioni importanti. La sua è una condanna senza quartiere del maschilismo più retrivo, quello che vive l’amore come possesso e la donna come un oggetto di proprietà esclusiva, condizioni che sono alla radice di ogni violenza. Non è una novità assoluta per la chiesa cattolica condannare la violenza dell’uomo sulla donna, ma certo papa Francesco stavolta non usa allusioni metaforiche né idealizzazione spirituali e non fa nemmeno riferimento alla figura di Maria vergine e madre, ma si serve di parole di uso comune perché possa esser capito da tutti.

È una novità questa?

Direi di sì. Non ci sono mutamenti teologici in questo testo: San Tommaso resta il pilastro della dottrina, ma i toni e i modi, pur in una raffinata conoscenza teologica, sono molto chiari, molto espliciti.

Però sulla contraccezione non c’è alcuna apertura.

Vero, ma in questo discorso resta sullo sfondo appena accennata perché l’interesse di papa Francesco è un altro.

Quale?

Tutto parte dalla libertà della persona che nessuno può prevaricare mai perché nessuno può possedere un altro, neanche lo sposo e la sposa. Il matrimonio non è più l’unione naturale di un uomo e una donna ma una unione umana che il sacramento può consacrare. In questo modo papa Francesco sottrae il matrimonio ad ogni forma di fatale materialismo e perfino a quella concezione ecclesiastica che sembrava collocarlo in un contesto biologico facendone un legame specifico della specie umana. Non a caso invita la coppia alla tenerezza, parla del desiderio e dell’attrazione come doni di Dio che non si risolvono solo nella sfera biologica, considera l’eros un regalo che abbellisce il legame tra gli sposi. Quello che conta, per papa Francesco, è la relazione. L’essere umano, donna o uomo che sia, è un essere che si relaziona, fosse anche solo con se stesso. È in questa chiave che il papa apre alla comunione per le coppie irregolari. Toccherà ai vescovi, e poi ai sacerdoti stabilire quale relazione lega queste coppie e, quindi, decidere se possano o meno ricevere l’eucarestia.

Non ci sarà il rischio di posizioni e scelte troppo differenti all’interno della chiesa cattolica?

L’esperienza della relazione consente il discernimento e quindi la scelta nella libertà. È una concezione antropologica che non accetta più, come dice papa Francesco, che ci sia il bianco e il nero. Del resto il papa sa che le coppie in Brasile, per esempio, considerano il matrimonio in maniera assai diversa da come lo pensano, che so, nei paesi scandinavi. In Brasile moltissime sono le donne che crescono da sole i loro figli, nei paesi scandinavi invece un divorzio non spinge il padre a disinteressarsi dei figli. Questo pontefice, per esperienza, sa che il mondo non è tutto uguale e che perciò nessuno meglio di un vescovo può comprendere, giudicare, giustificare. Nella realtà tutto ciò accade già: adesso, però, l’invito a metterlo in pratica è più chiaro.

San Paolo sosteneva che la donna doveva essere sottomessa all’uomo e Tertulliano scriveva che la donna è un tempio costruito su una cloaca tanto che si era arrivati a considerare il matrimonio come un rimedio alla concupiscenza: è cambiato tutto?

Papa Francesco invita a ricordare i tempi e le società in cui furono scritte quelle parole: sono epoche lontane, ogni significato va relativizzato. La specificità di questo testo è che il papa mette il discorso amoroso fuori dai confini della natura per rilanciare un nuovo umanesimo. E in questo spazio il ruolo della donna è decisivo. Il femminismo mi piace, ha detto una volta papa Francesco, quando non cancella la maternità e quando non omologa maschio e femmina ma ne valorizza le differenze. Questa esortazione apostolica è un’ulteriore riconoscimento della libertà femminile, oltre che maschile. La famiglia non è più naturale, come si è detto per secoli, ma umana. La storia della persona è riconducibile al suo vissuto. La relazione tra un uomo e una donna è al centro di tutto. Un passaggio importante.

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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