LA RECENSIONE

Veloce come il vento: una famiglia in cammino

Dal film "Veloce come il vento" di Matteo Rovere
Rita Cavallari
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È la vita. Il film ce la racconta con tutte le sue tragedie, ma anche con la grande forza degli affetti familiari che segnano il cammino degli uomini e delle donne.

 

Una madre scomparsa non si sa dove, un padre che muore all’inizio del film, un fratello maggiore drogato, un fratello piccolo che non sorride mai e lei, Giulia, che deve vincere il campionato GT di automobilismo. Deve vincere altrimenti perderà la casa in cui vive con il fratellino dove, dopo la morte del padre, si è trasferito anche il fratello grande con la compagna, anche lei tossica. Sono questi i personaggi del film “Veloce come il vento” di Matteo Rovere, interpretato da Stefano Accorsi e Matilda De Angelis. Giulia ha solo diciassette anni, ma ha la stoffa della grande pilota, tanto che il padre ha puntato tutto su di lei arrivando ad ipotecare la casa in cui vivono per consentirle di partecipare al campionato GT. Però, se Giulia non dovesse vincere, perderebbe anche la casa. La sua vita e quella dei suoi fratelli sarebbe in frantumi: lei finirebbe in una struttura assistenziale, il fratellino sarebbe dato in affido, il fratello grande tornerebbe ad essere un randagio che vive in roulotte.

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È questa una “famiglia”, una di quelle di cui parla papa Francesco nella Amoris laetitia,  l’emblema stesso della grande avventura rappresentata dalla vita che percorriamo insieme alle persone che ci sono care. Ci troviamo di fronte a una situazione di dissolvimento degli schemi tradizionali, con comportamenti fuori dalle norme e legami conflittuali. Ma la vita va vissuta così come viene. I rapporti di affetto riescono a resistere malgrado tutto, facendo da barriera ad un ambiente esterno ostile. I tre fratelli sono fragilissimi – un drogato, un bambino, una ragazza ancora adolescente con un’enorme responsabilità sulle spalle – e avrebbero bisogno dell’amicizia e della comprensione del mondo che li circonda. Incontrano persone che entrano in sintonia con loro, come il vecchio meccanico dell’auto da corsa, persone ottuse come l’assistente sociale e la preside, persone cattive come l’organizzatore di corse clandestine. È la vita. Il film ce la racconta con tutte le sue tragedie, ma anche con la grande forza degli affetti familiari che segnano il cammino degli uomini e delle donne.

 

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Chi ha scritto questo post

Rita Cavallari

Rita Cavallari

Sono nata a Roma alla fine della seconda guerra mondiale e ho vissuto la rinascita del nostro Paese, il boom economico, gli anni della contestazione, il femminismo. Sono laureata in architettura e ho lavorato per molti anni in un ente pubblico. Conosco il soffitto di cristallo e l'ho provato sulla mia pelle. Sono divorziata. Ho un figlio che lavora all'estero e due nipoti adolescenti che tornano spesso in Italia. A volte temo che sapranno scrivere correttamente solo in inglese e dimenticheranno l'italiano. Amo leggere e sono coordinatrice del Circolo dei lettori della Biblioteca comunale Villa Leopardi di Roma. A causa di un incidente traumatico sono paraplegica. Partecipo a Se non ora quando da marzo 2011 perché credo che si debba progettare il futuro a misura delle donne e che siano le donne a doversi impegnare per questo.

Facebook: https://www.facebook.com/rita.cavallari.5
Twitter: @ritacavallari1

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