OCCUPAZIONE FEMMINILE

FMI: più donne a vertici, più utili per le aziende

Christine Lagarde, direttore operativo del Fondo Monetario Internazionale dal 5 Luglio 2011
Antonella Crescenzi

 

In Europa la crescita del tasso di occupazione delle donne […] continua a rallentare e le donne che riescono a trovare un lavoro si devono spesso accontentare del part-time. Per di più, un numero ridotto di donne manager riesce a salire ai vertici della scala societaria. 

 

Sotto la guida di Christine Lagarde, il Fondo Monetario Internazionale da alcuni anni ha aperto e approfondito un nuovo fronte di analisi sulle condizioni del lavoro delle donne e sul loro ruolo nell’economia e nella società. Un esempio molto recente di questo impegno è costituito dalla pubblicazione del Rapporto “Unlocking female employment potential in Europe. Drivers and benefits”. In italiano: “Come sbloccare il potenziale impiego delle donne in Europa. Fattori e benefici”. Lo studio è tutto al femminile in quanto realizzato da sei ricercatrici del Fondo (Lone Christiansen, Huidan Lin, Joana Pereira, Petia Topalova, Rima Turk e Petya Koeva Brooks).

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Dal sito www.imf.org

Il Rapporto, con evidenze statistiche e misurazioni economiche molto raffinate e innovative, dimostra i vantaggi per l’economia europea derivanti dall’aumento del lavoro e della leadership aziendale delle donne. In Europa, infatti, la crescita del tasso di occupazione delle donne, nonostante i progressi decennali in tema di parità di genere, continua a rallentare e le donne che riescono a trovare un lavoro si devono spesso accontentare del part-time. Per di più, un numero ridotto di donne manager riesce a salire ai vertici della scala societaria.

Nel 2014, il gap medio europeo di partecipazione al lavoro tra maschi e femmine era pari a circa 11 punti percentuali, senza considerare che alti tassi di lavoro femminile mascherano, nella realtà di alcuni paesi, una forte presenza di lavoro part-time. Se il gap si annullasse del tutto, la forza lavoro complessiva aumenterebbe del 6 per cento e il Pil crescerebbe per questo solo fatto del 12 per cento in 15 anni.

Lo studio indica anche che avere più donne nella forza lavoro aiuta a raggiungere una maggiore diversità nei vertici di una società e a far sì che la società possa avere una migliore performance. I dati empirici suggeriscono infatti che vi è una forte positiva correlazione fra la diversità dei vertici di una società e la sua performance finanziaria. Questa correlazione è ancora più evidente in settori in cui le donne rappresentano una maggiore percentuale della forza lavoro (come nel terziario) e in settori in cui è richiesta la complementarità di capacità fisiche, d’intelletto e di creatività (come nei settori tecnologici).

La cosa più interessante, ed anche una novità assoluta dello studio del Fmi, riguarda proprio la misurazione dell’impatto “femminile” sulle performance aziendali, mai dimostrato finora per la mancanza di dati rappresentativi (le sei ricercatrici, invece, hanno utilizzato i risultati finanziari di due milioni di aziende europee). Ebbene, l’evidenza empirica di questi dati rivela che le aziende con una presenza più numerosa di donne nelle posizioni professionali “senior” hanno una redditività più alta. Anzi: per ogni donna che sale ai livelli superiori del management o che entra nel consiglio d’amministrazione, il profitto della società cresce di 8-13 punti base (cioè lo 0,08/0,13 per cento) e l’incremento della redditività è pari a 20 punti base (lo 0,20 per cento).Poiché una maggiore leadership femminile migliora gli utili della società, più donne ai vertici aziendali potrebbero anche incoraggiare maggiori investimenti e produttività e migliorare così il potenziale di crescita economicain Europa.

In questo scenario, lo studio analizza anche i fattori che favoriscono la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Vi sono i fattori privati e individuali: il reddito familiare, il numero dei figli (per ogni nuovo figlio la disponibilità di lavorare di una donna scende del 6 per cento), il livello di istruzione, il guadagno atteso. C’è poi anche l’azione di policy che i governi mettono in atto: la tassazione, i servizi all’infanzia, il congedo parentale.

Chi ha scritto questo post

Antonella Crescenzi

Antonella Crescenzi

Economista, sono stata dirigente del Ministero dell'Economia e delle Finanze e della Presidenza del Consiglio dei Ministri; ho curato l'analisi dell'economia italiana, le politiche europee, le tematiche del lavoro e di genere. Ho pubblicato vari scritti su tali aspetti e sulla crisi economica mondiale. Sono sposata da 35 anni e ho un figlio musicista. Vivo a Roma. Non sono mai stata iscritta a partiti, sindacati e associazioni ma ho sempre avuto a cuore la questione femminile. Partecipando a Se non ora quando, prima, e a Libere, dopo, ho creduto di fare la cosa giusta per favorire un cambiamento non più rinviabile della nostra società.

1 Comment

  • Donne ai vertici : come Boldrini, Mogherini, e SIM.Certo qlc donna ci vuole x figura, ma comandano ancora vi maschi che tutto sopportano meno che una donna più competente di loro e anche più intelligente e colta.Così scelgono le stupide, le manovrabili , le ipocrite carrierste, ma non di merito, sennò farebbero a meno dell ipocrisia e dei giochetti. Ho lavorato in ambiti di culturale potere e assicuro che c era chi si fingeva scema x campare.DONNE ,LE NOSTRE ZAVORRE SIAMO NOI! A.G.

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