INTERVISTE NOTIZIE RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ

Su Io Donna: Cristina Comencini e il suo nuovo romanzo, “Essere vivi”

Cristina Comencini (foto di Douglas Kirkland).
Libere
Scritto da

Essere vivi (Einaudi) è il titolo del nuovo romanzo di Cristina Comencini ed è anche il sentimento e la forza di questa storia. È la vertigine provata durante l’infanzia e poi sepolta sotto la corsa a diventare chi siamo: sentirsi vivi senza dover fare qualcosa, senza doversi riempire di persone, doveri, dedizione, essere felici di stare al mondo per quell’energia interiore che si sposa con il cielo, gli alberi, gli animali, e non ha bisogno di dimostrazione di sé, perché è uno stato dei sensi. Come succede ai bambini che siamo stati e come succede ai protagonisti adulti di questo romanzo, Caterina e Daniele, che toccano insieme, senza essersi mai incontrati prima, la morte dei loro genitori, e ripercorrono e scoprono anche la morte in vita di chi soffre troppo per riuscire a vivere pienamente. La felicità senza il suo opposto non esiste, e se da piccoli bastano un albero di mele e un cane, da adulti bisogna attraversare il dolore per ritrovare la vita tutta intera.

Cristina Comencini (foto di Douglas Kirkland).

Comencini_foto_Douglas_Kirkland

«Mentre scrivevo questo romanzo» dice Cristina Comencini, con uno sguardo allegro ma serio, lo sguardo di una donna che ha conquistato la sicurezza di sé «avevo chiara in testa l’importanza delle origini: Caterina è stata adottata dopo sei anni di vita primitiva e miserrima, sei anni privi di parole e di attenzioni, ha avuto amore e possibilità, ma adesso ha bisogno di rimettere insieme le sue due vite, riprendersi le origini, fare pace nel cuore con la madre adottiva che voleva farle dimenticare il passato, per amore, per dedizione, per entusiasmo, mentre lei aveva bisogno di ricordare quella miseria, quell’essere vivi così semplice, la gioia nel posto sbagliato, uno stato del corpo: come i bambini che giocano nelle case distrutte dalla guerra. La sensazione che per essere vivi non serva nient’altro.

Se tutti abbiamo vissuto due vite, allora tutti abbiamo spento la scintilla che avevamo da bambini e stiamo cercando ciò che abbiamo perduto.
Come Caterina, come Daniele, i protagonisti della mia storia, tutti noi viviamo cercando
di afferrare noi stessi, di ritrovare quella sensazione precisa e semplice, che abbiamo sepolto sotto la corsa, troppo occupati per fermarci a pensare, o sotto i sogni degli altri come diceva Gilles Deleuze: “Diffidate dei sogni degli altri, se siete presi nel sogno di un altro, siete finiti”. A Caterina è sembrato spesso di dover corrispondere al sogno degli altri: prima dei genitori adottivi che l’hanno salvata, poi del marito e dei bambini, ma adesso, con la morte della madre, deve riuscire a corrispondere soltanto a lei stessa, a dire: ci sono.

A te quando è successo, quando hai afferrato te stessa? Dopo tanti figli, nipoti, romanzi, film, con tutta questa vita e questa creatività che ti nutre e che nutri.
Mi è successo pochi anni fa, in un’età molto adulta. Ma che fosse questo il punto, afferrare se stessi, lo sento da sempre. Quelle sensazioni forti che ho descritto nell’infanzia selvaggia di Caterina, io le ho provate. Non sono cresciuta certo in un ambiente misero, tutt’altro (Cristina è la seconda figlia del grande regista Luigi Comencini, e ha tre sorelle, Paola, Francesca, Eleonora, ndr), ma dentro di me ero selvaggia ed ero anche una bambina non totalmente adattata né alla scuola, né alla famiglia, ho sempre avuto un rapporto con la natura fortissimo e per tutta la vita, poi, ho sentito nostalgia di questa parte, in fondo la scrittura nasce anche da quello per me: ricreare una forma di energia perduta. Ma afferrare me stessa con il bagaglio delle cose che mi porto dietro e sono diventata, ecco, non l’ho capito da giovane, ma con la grande maturità. Quando sei giovane e hai figli sei completamente dedicata, dai tutta stessa, e la maternità è stata centrale nella mia vita. Ma quando i figli sono grandi ti fermi e senti più forte la nostalgia di qualcosa che è legato all’infanzia ma che tu hai voglia di riavere da adulta, e a me è successo una decina di anni fa.

E hai rivissuto la tua infanzia, interiormente,hai ritrovato, da adulta, la forza che sentivi da bambina?
Ho vissuto un’infanzia fortissima e sono grata ai miei genitori di avermi lasciata vivere libera nel giardino di casa nostra, io e il cane e mia sorella Paola, e anche la mia parte di solitudine e di immaginazione, ma sentivo molto forte la discrasia tra il mio essere totalmente scapestrata, e le regole della casa. Mio padre era intellettualmente molto esigente e io non ero brava a scuola, non brava con il linguaggio. Ma penso, come ha scritto Natalia Ginzburg nelle Piccole virtù, ed è anche il senso di quello che scrivo in questo romanzo, che quello che deve starci a cuore è che ai nostri figli non venga mai meno l’amore alla vita.

Copertina di "Essere vivi" di Cristina Comencini (Einaudi 2016)

Copertina di “Essere vivi” di Cristina Comencini (Einaudi 2016)

Natalia Ginzburg ti ha scopertacome scrittrice, quando avevi menodi 30 anni.
Le avevo mandato un mio libro sotto falso nome, non volevo che sapesse chi ero, e dopo 48 ore mi ha telefonato a casa, l’aveva già letto e le era piaciuto: “Devi essere contenta, io sono molto severa” mi disse. E fece con me l’editing di quel primo romanzo, trent’anni fa. Fu magnifico.

In questo romanzo racconti, dascrittrice, il problema della ricerca delle origini: Caterina è adottata, e non vuole dimenticarsi da dove viene.
L’adozione è l’atto d’amore più grande che c’è, ma dobbiamo porci tutti, anche nell’evoluzione della società e delle possibilità della scienza, il problema delle origini. L’essere umano ha bisogno della sua storia, non è giusto che gli venga amputato un pezzo di sé. Dobbiamo pensarci, tenerne conto, perché ognuno di noi ha diritto a una storia, non importa che sia una favola meravigliosa, ma è il nostro inizio e dobbiamo conoscerlo. È un valore che va rispettato: non si può avere a che fare col nulla, perché nulla viene dal nulla. Caterina ha bisogno della sua prima vita per afferrare, di nuovo, se stessa.

 

Chi ha scritto questo post

Libere

Libere

Siamo donne diverse per età, vita professionale e storie politiche. Molte di noi hanno fondato il grande movimento nato il 13 febbraio 2011 da un appello che si concludeva con le parole Se Non Ora Quando? Che libertà è il luogo dal quale lanciare alla società, alla politica e alla cultura la nostra nuova proposta: RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ!

2 Comments

  • Per cogliere di nuovo quel sentimento di totale adesione al mondo in cui siamo nati, quella felicità di essere vivi che possiamo provare da piccoli e che ogni infanzia talvolta prova, bisogna essere molto maturi ma rimanere intatti come appare a chi legge o vede i suoi film o come me conosce , Cristina Comencini. Uno-a poi pensa si può fare., si, si può fare. Le parole dell’autrice emozionano profondamente, l’infanzia ,le radici sono sempre lì vicinissime ,tutta la vita. .

  • Passiamo la vita ad aggiustarci agli altri per poi scoprire che per trovarsi bisogna distruggere tutto quello che gli altri ci hanno chiesto di costruire! Forse quando siamo piccoli e fragili abbiamo bisogno di impalcature per appoggiarci mentre cresciamo, é solo quando la vita ci fa rafforzare che possiamo liberarcene e finalmente volare! Che voglia di leggere questa nuova storia di Cristina! Spero di trovarla qui a Parigi

Commenta

Questo Sito utilizza cookies per migliorare la tua esperienza. Proseguendo nella navigazione acconsentirai al loro utilizzo. Scopri di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi