INTERVISTE

SIMONA IZZO: la donna riapprenda a essere generosa

Simonetta Robiony
Scritto da

 

Ascolto molto le mie nipoti e le loro giovani amiche. Nei confronti dei maschi si esprimono con un cinismo che mi spaventa. Vedono il rapporto di coppia come una cosa impossibile.

 

Nel mondo dello spettacolo Simona Izzo, figlia e sorella di famosi doppiatori nonché moglie di Ricky Tognazzi, ha fatto e fa tutto ma la sua vocazione autentica è quella di sceneggiatrice. Come tale, riflettendo sulla coppia e sulla famiglia, ha messo in scena una commedia paradossale “Figli, mariti, amanti” che ha un sottotitolo di stretta attualità: “Il maschio superfluo”, disamina buffa su quale è lo stato d’animo di molti uomini italiani contemporanei frastornati dall’avanzata inarrestabile delle donne. Lo spettacolo, che la vede in scena con il marito, dopo un lungo giro per le province è adesso alla Sala Umberto di Roma. Il testo è una lunga litigata in cui si contrappongono le posizioni dell’uno e dell’altra senza una facile soluzione .

 

In che senso, oggi, il maschio è superfluo?

Ho usato un paragone per far capire come si sente lui e come, a volte, lo sentono le sue compagne. Ho preso il caso della rana pescatrice. La rana pescatrice ingoia il maschio quando è piccolissimo impossessandosi delle sue gonadi per poter riprodursi in solitudine e allevare i figli da sola. Un rano pescatore, quindi, non c’è. Ho usato questo esempio come una metafora perché mi pare che possa diventare un rischio anche per noi umani.

Davvero?

Mah! Ascolto molto le mie nipoti e le loro giovani amiche. Nei confronti dei maschi si esprimono con un cinismo che mi spaventa. Vedono il rapporto di coppia come una cosa impossibile. Ostentano l’uso del maschio al solo fine sessuale per mostrarsi emancipate e alcune lo disdegnano al punto da dichiarare di preferire un apporto lesbico. Sembrano pronte a vivere in solitudine. Perfino a generare figli per conto loro, magari ricorrendo all’inseminazione artificiale. Certo, sono ragazze, cambieranno idea, ma le loro parole indicano che c’è qualcosa che non va.

Lei, invece, è sempre stata una sostenitrice della coppia: vive da trent’anni con Ricky Tognazzi.

Mai stata sola. Ho sempre avuto un uomo al mio fianco, anche se so che è faticoso. Certo, gli uomini non hanno fatto e non vogliono fare il necessario sforzo per andare al fondo delle loro pulsioni segrete. Non sopportano l’autoanalisi che la mia generazione, e forse ogni donna ha fatto anche in passato, nel silenzio dell’accudimento. Sono auto-centrati, indisponibili, apparentemente pratici in realtà confusi. Il figlio di mio figlio Francesco Venditti, quando aveva otto anni, mi disse una frase illuminante. Eravamo in automobile e io guidavo. “Nonna”, mi disse, “preferisco andare in macchina col nonno”. “Perché? Io guido male?”. “No. Ma fai troppe domande: mi stanchi”. Ecco, questo è il maschio.

Screen Shot 2016-04-23 at 01.07.32

In questa commedia la coppia litiga moltissimo.

La litigata, credo, è il sale necessario per rimanere insieme. Si dicono parole molto forti i due. Si scambiano accuse pesanti. Ma se il dialogo pacato è impossibile, che almeno ci sia quello furioso! E’ utile: ci allena a vincere o perdere, a sopraffare o a essere soffocati, a combattere entrambi la battaglia della vita.

Una visione sconfortante, la sua.

Ma no. Anche noi dobbiamo fare qualche aggiustamento. La donna riapprenda ad essere generosa: lo è quando alleva un figlio, lo sia anche con lui, a volte. Io controllo istintivamente la sua camicia, i suoi pantaloni, la sua cravatta e quando siamo a tavola, mi accorgo di essere sempre la prima a togliere i piatti. Lo faccio naturalmente, senza sforzo, quasi ci fosse un condizionamento interno, quasi fosse la mia natura o la mia cultura che poi, per noi umani, è quasi la stessa faccenda.

Ma se oggi che noi abbiamo imparato ad essere autonome l’uomo non riesce a condividere con noi pensieri, emozioni, compiti, a che ci serve?

Ironicamente direi che serve ancora a tante cose. Sa togliere il tappo alle bottiglie, mentre noi rischieremmo i nostri denti. Sa guardare una mappa stradale evitandoci di andare dalla parte sbagliata. Ci permette mentre guida l’auto di dare un rapido sguardo a una vetrina scoprendo quel maglioncino che tanto cercavamo. Anche guardare un telegiornale in due mi rasserena: la marea di notizie drammatiche senza il suo commento pacato non la potrei sopportare. E’ l’altro da sé: serve.

940A7083-copia-1-768x512

“Figli, mariti, amanti..Il maschio superfluo” con Simona Izzo e Ricky Tognazzi alla Sala Umberto dal 12 al 30 aprile 2016

La cosa più difficile?

Allevare ed educare i figli insieme. Ognuno vorrebbe fare a modo suo. E in questo caso il conflitto potrebbe diventare irrisolvibile. Eppure, anche qua, ci vedo qualcosa di utile: offrire due modelli ai figli può insegnare loro la libertà di scelta. Comunque, ai figli non si può rinunciare. O almeno io non capisco come si possa rinunciarvi. Tant’è vero che in questa commedia, nonostante io sia contraria alla pratica dell’utero in affitto che tratta un bambino come fosse una merce, ho messo dentro la storia di una sorella che si presta a vivere una gravidanza al posto di un’altra. Ma sono casi rarissimi che andrebbero accertati.

La coppia, quindi, a suo avviso si deve salvare?

Direi di sì. Occorre l’ironia, però. Le lacrime delle donne e le urla degli uomini sono di scarsa utilità.

 

 

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

Commenta

Questo Sito utilizza cookies per migliorare la tua esperienza. Proseguendo nella navigazione acconsentirai al loro utilizzo. Scopri di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi