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Camera condanna surrogacy ma serve visione europea

Fabrizia Giuliani
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…la partita sulla surrogata non si gioca sul terreno della fede contro il progresso, ma su quello della politica contro l’espansione di un mercato in ascesa, a scala globale. Le tappe della doppia, netta condanna del Parlamento e del Consiglio d’Europa sono avvenute esattamente sulla scorta di questa consapevolezza.

 

La maternità surrogata è diventata materia parlamentare anche in Italia. Mercoledì scorso la Camera ha votato le mozioni presentate e discusse nelle settimane precedenti dai diversi gruppi. In larghissima parte si è trattato di testi orientati alla condanna, con la sola eccezione di SI, favorevole alla regolamentazione ‘mite’ della pratica. La maggioranza di governo si è espressa attraverso le due mozioni firmate, e reciprocamente sostenute, dai partiti alleati (PD ed NCD), una sintesi nella quale si richiama il divieto già esistente, si sollecita il contrasto allo sfruttamento e si sottolinea la necessità di tutelare i bambini, indipendentemente dalla modalità con la quale sono venuti al mondo.

Il risultato è importante, data la pluralità delle voci, ma occorre lavorare ancora molto per allinearsi fino in fondo con le deliberazioni prese a livello europeo e soprattutto per uscire da una dimensione provinciale nella quale la nostra discussione rischia di restare prigioniera. La discussione sul voto parlamentare è rimasta circoscritta alla sola dimensione tattica, attenta a registrare l’eterna guerra di religione tra laici e cattolici, le richieste degli alleati di governo alle soglie del voto finale sulle Unioni Civili, il rischio delle fratture a sinistra e così via.

Eppure, basta allargare lo sguardo alla dinamica europea ed internazionale per comprendere che la partita sulla surrogata non si gioca sul terreno della fede contro il progresso, ma su quello della politica contro l’espansione di un mercato in ascesa, a scala globale. Le tappe della doppia, netta condanna del Parlamento e del Consiglio d’Europa sono avvenute esattamente sulla scorta di questa consapevolezza. Del resto, se si osserva la compagine della larga mobilitazione civile che chiede la messa al bando della pratica, non si trovano certo conservatori atei o devoti, ma un fronte internazionale, composto da movimenti e associazioni che da sempre si battono per la libertà femminile, il rispetto dei bambini e la dignità dei diritti umani.

 

Assemblèe Nationale (Parlamento francese), Parigi. Francesca Izzo interviene a nome del gruppo Se non ora quando – Libere alla conferenza mondiale per la firma della Carta contro l’abolizione della maternità surrogata:

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Se può accadere, e accade, che anche una battaglia di questa caratura venga strumentalizzata nelle dinamiche della politica interna, non deve accadere che si perda di vista la posta in gioco. C’è di che pensare se una parte della sinistra cerca se stessa nella battaglia in difesa della maternità surrogata, se viene invocata l’autodeterminazione femminile per chiederne la regolamentazione. E più di ogni altra cosa c’è di che riflettere sull’idea – e la rivendicazione – che un neonato possa essere oggetto di dono, come fosse un organo che ci appartiene.

La maternità come scelta libera è stata una conquista epocale, che non riguarda, questo è il punto, solo le donne. È invece un passaggio di civiltà decisivo, nel quale si rispecchia l’idea che un’intera comunità ha di se stessa, del valore che attribuisce alla vita umana. Questa è la posta in gioco, il resto è solo rumore di fondo.

 

Dal video dell’intervento di Fabrizia Giuliani alla Camera: “Dico cosa intendo per civiltà: intendo lo spirito che ha portati i padri costituenti dell’Europa ad evocare il rifiuto kantiano di ridurre gli esseri umani, tutti, uomini e donne, a mezzo, ma per civiltà intendo il riconoscimento, l’assunzione del cammino della libertà femminile, le conquiste di cittadinanza fatte dalle donne che hanno modificato così profondamente e positivamente i nostri equilibri democratici. La democrazia dei nostri Paesi avanzati è tale grazie all’emancipazione delle donne da una distinzione funzionale che per secoli le ha condannate alla funzione domestica, sessuale e procreativa, emancipazione intesa come possibilità di affrancarsi da una condizione di disponibilità incondizionata, disponibilità a realizzare i bisogni e i desideri degli altri, per proseguire, come donne, i propri disegni di vita e soprattutto per partecipare alla vita pubblica, progettarla e costruirla […]”.

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Chi ha scritto questo post

Fabrizia Giuliani

Fabrizia Giuliani

Sono nata a Roma, dove vivo con mio marito Claudio e i nostri figli, Antonio ed Ella. PhD, insegno filosofia del linguaggio e studi di genere alla Sapienza di Roma, dove coordino, con Serena Sapegno, il Laboratorio di Studi Femministi. Ho tenuto corsi di semiotica e linguistica in diverse università italiane, sono stata Fulbright Scholar a Harvard, e presso l'Università per Stranieri di Siena ho avuto l’incarico di Consigliera per le politiche delle pari opportunità. I miei lavori si sono concentrati sulla produzione del significato delle lingue storico - naturali e sulle modalità con le quali i sistemi simbolici danno conto della differenza tra i sessi. Sono coinvolta nella teoria e nella politica delle donne dai primi anni universitari, ho contribuito alla fondazione di DiNuovo e poi dell'avventura rivoluzionaria di Se non ora quando. Nel 2013 sono stata eletta deputata nelle liste del PD, dove lavoro in Commissione Giustizia.

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