PAPA FRANCESCO UNIONE EUROPEA

Francesco: Europa sii di nuovo madre

Annamaria Riviello
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Siamo figli della tolleranza reciproca di fedi e culture, non esiste un popolo europeo che non sia il risultato di questo lungo lavorio della storia.

 

Nel suo discorso di accettazione del conferimento del premio Carlo Magno, papa Francesco scuote la platea di “illustri ospiti” con alcune domande. Ne cito alcune: “Che cosa ti è successo Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo? Che cosa ti è successo madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?”. È un discorso niente affatto di circostanza, duro, teso, preoccupato. Un discorso però che indica subito una strada percorribile, quindi eminentemente politico nel senso già menzionato da Paolo VI, la politica come la più alta forma di carità.

Quali sono le vie per uscire da questo smarrimento, da questa dimenticanza di sé? In primo luogo, e cita Elie Wiesel sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti, è necessaria una “trasfusione di memoria”. E poi, capacità di integrare, di dialogo, di generare. Queste parole però non sono un elenco di buoni propositi, sono ricche di sapere e anche profondamente innovative. E poiché questo Papa si rivolge davvero a tutti, consapevole che il messaggio cristiano è rivolto a ogni uomo e a ogni donna di buona volontà, leggerò queste sue parole dal luogo in cui mi trovo. Un gruppo di donne che riconosce che ciascuno di noi è un contenitore di memorie e che la memoria collettiva delle donne ha in sé questa capacità di generare, questo il senso delle nostre parole “Riprendiamoci la maternità”. Non un obbligo, non una funzione ma una capacità di rigenerazione, è una memoria che guarda al futuro. D’altronde l’atto inaugurale della nuova era, è quel “si” di Maria all’annuncio dell’Angelo. L’Europa può rigenerarsi, tornare a essere madre.

Questa Europa “umanistica, paladina dei diritti dell’uomo” che vanta la propria laicità, la reciproca autonomia di fede e politica, Religione e Stato lo è divenuta dopo essersi dilaniata nelle cosiddette guerre di religione. Ha saputo convertire l’odio in tolleranza, la tolleranza è all’origine della laicità. Ma tolleranza è il primo passo, verso l’inclusione e il multiculturalismo. Papa Francesco in un passaggio ce lo ricorda. Di quanti popoli siamo figli? Da quale angolo del mondo arrivano i nostri antenati? Siamo figli della tolleranza reciproca di fedi e culture, non esiste un popolo europeo che non sia il risultato di questo lungo lavorio della storia.

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Europa sul Toro salutata dalle sue compagne prima di giungere a Creta. Affresco, 20-25 d.C. ca., dalla Casa di Giasone (Pompei). Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Quando la fanciulla Europa arrivò rapita dal toro non veniva forse dall’Africa? Che sia il capo della Chiesa cattolica a dover ricordare la storia d’Europa alle autorità europee è davvero inaudito, siamo storditi dall’egoismo, siamo perduti dietro ad una politica, senza memoria e senza futuro, dell’eterno presente. Questo ci ricorda Francesco. Infine il dialogo. Non è uno scambio di cortesie. Significa sapere che dentro di me, del mio Io, della mia storia non contengo tutto e l’altro è essenziale per me. Anche qui parlo dal luogo in cui scrivo. Il pensiero della differenza sessuale mi ha insegnato che sono segnata dal limite ma che questa è una ricchezza, è il modo per crescere e vivere. Papa Francesco ha usato come è suo costume grande sincerità e anche materna e paterna sollecitudine. Sarà cura di tutti, a partire da chi ha più responsabilità istituzionali, cogliere la sua forte carica profetica per non perderci  entro questa guerra di tutti contro tutti smarrendo la nostra storia e la nostra umanità.

 

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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