Maternità

Un bimbo, una mamma, un cappello

Ph. Cecilia Sabelli
Cecilia Sabelli
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Guardo per caso nella cartella “estate 2011”, e riscopro una foto tra le tante scattate in un viaggio pieno di vita in Sicilia. Non ricordo chi dei due tra me e il mio compagno, l’abbia scattata. Forse lui, o almeno mi piace pensarlo. Fatto sta che da un po’ di tempo è salvata sul mio desktop da dove ogni tanto mi capita di aprirla a tutto schermo e ritrovarmi a fissarla. Considerati i miei mal di pancia da cartoline per la festa della mamma e la quantità nauseabonda di foto di mamme che occupandomi di questo sito mi capitano sotto gli occhi ogni giorno, non capisco perchè questo scatto mi attragga tanto. Certo è una bella foto e le foto di bimbi così piccoli di colore scattate ultimamente sulle coste siciliane sappiamo che non ritraggono niente di ciò che si vede qui. Lo dico con la gola che mi si strozza, ma ciò che mi suscita non ha nulla a che vedere con tutto questo.

Più che il bimbo, che certo gonfierebbe di tenerezza il cuore di chiunque, infatti, chi mi piace davvero osservare è lei. La madre? Lei, che per proteggerlo non ha bisogno di tenerlo stretto a sè, le bastano un cappello di paglia e una mano per reggerlo, mentre con l’altra si abbandona al sole di agosto. Si, penso proprio sia la madre. Una di quelle che possiamo essere oggi. Peccato che non possa vederne il volto però.

Dietro c’è un libro con il segno della pagina lasciato da un ombrellone che è rimasto chiuso. Il sole picchia forte ma loro non hanno avuto bisogno di aprirlo e lei che nella realtà avrà avuto gli occhi chiusi, nella mia immaginazione guarda il cielo e si gode quella libertà. Una libertà matura e consapevole, la stessa che mi piacerebbe avere. Una libertà anche tranquilla? Vorrei chiederglielo, ma chissà chi erano. Se a far dormire così sereno il bambino era quel seno tanto grande o piuttosto tutta la strada fatta da lei prima di abbandonare le infradito li vicino. Chissà come è arrivato nella sua vita. Lo aspettava? E se si, da quanto tempo? E dopo era contenta? E lui, il padre, che scusa aveva per non essere nella foto?

Quanta curiosità. Ma magari è solo perchè mi piacerebbe ritrovarli per regalare loro questa foto, come “l’ultima delle romantiche/delle sceme”. O magari è semplicemente quel desiderio di maternità da liberare di cui ho anche scritto il giorno prima dell’apertura del sito. Non lo so ma continuo a pensare che bisognerebbe diventare madri (e padri) di quel desiderio prima che di un bimbo. Proteggere anche quello con un cappello di paglia da quello che abbiamo intorno. E anche da quello che c’è dentro di noi per colpa di ciò che abbiamo lasciato che entrasse.

 

 

Chi ha scritto questo post

Cecilia Sabelli

Cecilia Sabelli

Nasco a Roma, nello stesso anno in cui un Papa abbraccia il suo attentatore, un militare sovietico evita la guerra nucleare e una nota azienda informatica rilascia la prima versione di Word. Tutte anticipazioni sul mio futuro. Non diventerò Pontefice e non sventerò guerre, ma mi dedicherò all'arte dello scrivere imparando tanto nelle redazioni di Radio Vaticana, e di servizi esteri di agenzie stampa come l'AdnKronos. Giovane e donna, vivo, mi interrogo e scrivo di entrambi le condizioni. Mi sono affidata a Se non ora quando-Libere per trovare risposte: voglio capire come capitalizzare i risultati delle lotte che altre hanno fatto o stanno facendo per la mia libertà. Come reagire a una natura che mi impone dei tempi e a una società che sfrutta la scienza perché io li ignori pur di essere produttiva. Per ricambiare sono diventata autrice e web-editor del sito del gruppo. Finite le domande volerò in Brasile per parlare la lingua in cui ho avuto l’immenso piacere di discutere la mia tesi di laurea.

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