NUOVI PADRI

Nuovi padri in cerca di identità

Valentina Pinoia
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C’era una volta il “padre padrone”, e ci sono ora tanti padri, che padroni lo sono, ma unicamente dei propri destini (e scusate se è poco).

 

In molte/i ricorderanno l’espressione “padre padrone”, riflesso di un mondo non troppo lontano nel quale vi era una sola autorità familiare, spesso lontana dai ricordi affettivi delle figlie e dei figli, irraggiungibile nella sua altezza – fisica e morale. Ma i tempi cambiano, e spesso la letteratura registra il cambiamento ben prima di quanto lo facciano le leggi o le persone: dunque quale luogo più indicato a parlarne di un’aula universitaria?

Proprio attorno all’evoluzione del ruolo paterno ha preso vita la giornata conclusiva del Laboratorio di studi femministi “Anna Rita Simeone” Sguardi sulle Differenze de La Sapienza di Roma, giunto ormai alla sua 16esima edizione, e quindi ben preparato a interrogarsi sui movimenti in atto nella società. In linea con il tema degli interventi di quest’anno (“Inclinare la norma. Modelli in crisi e pratiche nuove tra donne e uomini d’oggi”), si è voluto porre l’accento sulle voci appartenenti ai nuovi padri e, di conseguenza, alle nuove figlie e ai nuovi figli. Una volta preso atto del fatto che “il Patriarcato, se non è morto, sta comunque molto male” (come ha notato il dottor Gian Domenico Cortellesi), i papà si sono dovuti reinventare, spesso senza approdare a una dimensione ben definita di sé.

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I contributi, che spesso hanno mostrato di essere in posizioni complementari gli uni con gli altri, hanno spaziato tra diversi tagli critici ed epoche storiche. Alcune/i hanno offerto una prospettiva letteraria: Maria Serena Sapegno (docente di Letteratura italiana presso La Sapienza) ha analizzato il rapporto tra padre e figlia nel teatro illuminista, suscitando così una riflessione nel pubblico su come nasca un nuovo modo di essere figlia nella famiglia del Settecento; Francesca Bernardini (docente di Letteratura italiana moderna e contemporanea e per l’infanzia presso la Sapienza) ha invece impostato la sua indagine sulla letteratura italiana post-unitaria per l’infanzia, evidenziando la finalità educativa di tanta arte dell’epoca.

Le domande e le eventuali risposte che la paternità suscita nei protagonisti della letteratura contemporanea americana e nazionale sono state poi prese in esame da Luigi Severi (docente di Lettere e poeta); in sintonia con quest’ultimo intervento, Annalisa Perrotta (docente di Letteratura italiana presso la Sapienza) ha impostato un ambizioso (ma riuscito) parallelo tra i figli del genere epico e i figli e le figlie di alcune opere narrative di argomento catastrofico della contemporaneità. La diversa collocazione cronologica dei titoli riportati da ognuna/o è stata un’occasione per cogliere le distanze tra il “Padre Eterno” della tradizione occidentale e la spiazzante novità della “Scena Padre” contemporanea (per ricollegarsi ad uno dei molti testi citati).

 

Le prime due relatrici: Serena Sapegno e Angiolina Arru — con Annalisa Perrotta

Le prime due relatrici: Serena Sapegno e Angiolina Arru con Annalisa Perrotta

Sono state toccate anche aree differenti da quella letteraria: la storica Angiolina Arru, in apertura di giornata, ha fornito un interessante excursus diacronico sui testamenti come metodo per mantenere gli assetti gerarchici di una famiglia in caso di morte prematura del padre; Luisa de Vita (ricercatrice di sociologia economica presso la Sapienza), ha fatto chiarezza sui limiti della legge italiana relativa ai congedi di paternità, anche grazie al confronto con modelli europei più incoraggianti; Gian Domenico Cortellesi (psicanalista socio ordinario AIPA) ha scelto una prospettiva inversa rispetto agli altri discorsi, parlando delle conseguenze dell’essere orfani/e di padre.

Interviene Cristian Perniciano: sono un papà che non aiuta la mamma

Interviene Cristian Perniciano: sono un papà che non aiuta la mamma

Infine, non sono mancate le parole di due uomini che riflettono quotidianamente sul proprio essere padri: Francesco Uccello (giornalista, blogger e autore televisivo) ha raccontato di come la percezione di una quasi totale assenza del punto di vista maschile sull’essere genitori lo abbia spinto a creare un blog sul suo rapporto con i due figli, che si è poi trasformato in un libro (“Mo te lo spiego a papà”), in un omonimo appuntamento settimanale su una rivista e, di recente, in un format televisivo (“Chiedi a papà”), evidentemente dimostrando l’effettiva urgenza dell’argomento nella coscienza nazionale; Cristian Perniciano (Area politiche per lo sviluppo, Cgil), scegliendo un titolo volutamente provocatorio (“Sono un papà che non aiuta la mamma”), è partito dalla sua esperienza personale per rilevare la necessità di non considerare il padre come un “aiutante” ma come un genitore con pari diritti e doveri della madre.

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Se le reazioni del pubblico si possono considerare come una pietra di paragone per valutare l’interesse di un argomento, allora la giornata di venerdì assume un bilancio del tutto positivo. Numerosi sono stati infatti gli interventi da parte degli uditori e delle uditrici, che hanno contribuito a svelare un dialogo sommerso tra le tante voci, hanno offerto la loro prospettiva, hanno ascoltato con interesse dalla mattina fino alla sera. Più che a fornire delle risposte, la giornata di venerdì è servita a collezionare preziose questioni, con le quali ciascuna/o di noi si scontra nel quotidiano, le ritrova nei libri che legge, ne discute con altre/i. C’era una volta il “padre padrone”, e ci sono ora tanti padri, che padroni lo sono, ma unicamente dei propri destini (e scusate se è poco).

*Per seguire le attività del Laboratorio di studi femministi «Anna Rita Simeone» (Sapienza Università di Roma) vai su www.facebook.com/sguardisulledifferenze

 

Chi ha scritto questo post

Valentina Pinoia

Valentina Pinoia

Nasco e cresco a Torino, sempre con la testa sui libri o sui fumetti. Nella città sabauda mi laureo in Teatro, il mio primo grande amore, e poi in Letterature Comparate. Ora frequento a Roma il Dottorato in Studi Interculturali, un curriculum appena nato ma con molto carattere. Ho sempre amato l’universo delle donne, le nostre battaglie quotidiane e il femminismo. Sono davvero convinta che l’arte e la letteratura possano salvare il mondo.

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