SUCCEDE

Istat: dopo due mesi ancora silenzio sulla Sabbadini

10/11/2011 Roma, nella foto l'edificio che ospita l'Istituto Nazionale di Statistica
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Perché, allora, non si sono volute dare alla riforma dell’Istat, o meglio a un pezzo importante della riforma, le gambe più appropriate per farla camminare?

 

Sono ormai trascorsi due mesi dall’avvio della riforma dell’Istat e dall’assegnazione dei nuovi incarichi dirigenziali da cui è stata esclusa Linda Laura Sabbadini, già Direttore del Dipartimento per le statistiche sociali e ambientali soppresso nel nuovo organigramma. Nessun tentativo è stato fatto per risolvere una situazione che sempre più appare frutto di discriminazione verso una persona il cui valore professionale viene ampiamente riconosciuto a livello nazionale ed internazionale.

È preoccupante lo spreco di risorse preziose per l’Istituto e il fatto che ancora una volta risulti penalizzato il talento femminile. Ed è forte il timore che la riorganizzazione dei Dipartimenti, avviata con la riforma allo scopo di migliorare la qualità del sistema statistico riducendone al contempo i costi, possa condurre a una perdita di importanti informazioni sui temi sociali, come, ad esempio, le questioni di genere.

Nell’audizione al Parlamento del 4 maggio scorso il Presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, ha esposto le ragioni e le linee di fondo della riforma che certamente appaiono apprezzabili sul piano dell’ammodernamento del sistema statistico. Tuttavia, le dichiarazioni rilasciate non sembrano del tutto fugare il timore che la conclamata integrazione tra dati di fonte amministrativa e dati derivanti da indagini campionarie celi di fatto, pur tenendo conto delle notevoli capacità professionali del personale dell’Istat, un ridimensionamento dell’attenzione verso quel settore sociale che rappresenta proprio il cuore della crisi del Paese, sia per i problemi strutturali irrisolti (divari territoriali e di genere), sia per le nuove emergenze (povertà, immigrazione).

Ecco che allora le due preoccupazioni, quella legata alla mancata valorizzazione della persona Sabbadini e quella legata a un possibile deterioramento della qualità e completezza delle statistiche, si sovrappongono. Infatti, perché le riforme abbiano successo è necessario che alle buone strategie si accompagnino strumenti operativi adeguati e nessuno strumento sarà mai determinante quanto la competenza delle persone e la loro passione.

Perché, allora, non si sono volute dare alla riforma dell’Istat, o meglio a un pezzo importante della riforma, le gambe più appropriate per farla camminare? Una domanda che finora è rimasta senza risposta e che insinua dubbi sulle scelte dell’Istituto, insieme al rammarico per il “passo indietro” compiuto dalle lavoratrici dell’Istat dopo una riorganizzazione che ne ha ridotto le posizioni apicali.

Il direttore della Stampa Maurizio Molinari in un recente articolo ha affermato che Linda Laura Sabbadini è diventata ormai per molte italiane il simbolo della difficoltà di affermare i diritti delle donne nel nostro Paese. Il nodo va sciolto, per il prestigio del nostro istituto di statistica e per il Paese tutto, perché senza il contributo delle donne l’Italia non va avanti.

 

 

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Siamo donne diverse per età, vita professionale e storie politiche. Molte di noi hanno fondato il grande movimento nato il 13 febbraio 2011 da un appello che si concludeva con le parole Se Non Ora Quando? Che libertà è il luogo dal quale lanciare alla società, alla politica e alla cultura la nostra nuova proposta: RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ!

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