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Donne europee insieme contro la surrogata

Francesca Marinaro
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Siamo state mosse dall’idea che solo soggetti femminili sovranazionali forti e legittimati da un’opinione pubblica mondiale possono imporre regole ai mercati e tagliare le unghie a chi pensa di ridurre la riproduzione umana a fattore di produzione economica.

 

La mobilitazione e l’impegno a livello europeo delle associazioni che hanno firmato l’appello di Parigi contro la surrogata, in difesa dei diritti umani delle donne e dei bambini ha avuto risultati positivi. Contrariamente a quanto era stato annunciato, la Commissione Affari sociali del Consiglio d’Europa non riaffronterà la questione della gestazione per altri nella sua riunione di oggi. Su questa questione stiamo introducendo cambiamenti importanti nel rapporto tra azione nazionale e sovranazionale. Le donne di Parigi con la loro rete sovranazionale stanno creando uno spazio politico europeo capace di influire nei luoghi decisionali, come il Consiglio d’Europa, fino ad oggi chiusi alla partecipazione delle cittadine e dei cittadini e alla trasparenza dei propri processi decisionali. Le donne più di altri sanno che la crisi che sta attraversando il mondo oggi pone una questione politica non più rinviabile di fronte all’aggressività del mercato mondiale: la qualità e la trasparenza nei processi decisionali.

 

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Mobilitazione di #stopsurrogacynow, lo scorso 15 marzo sotto la sede parigina della Commissioni Affari Sociali del Consiglio d’Europa

 

Siamo partite proprio da qui per dare segnali robusti e chiarissimi nella nostra battaglia contro la surrogata. Siamo state mosse dall’idea che solo soggetti femminili sovranazionali forti e legittimati da un’opinione pubblica mondiale possono imporre regole ai mercati e tagliare le unghie a chi pensa di ridurre la riproduzione umana a fattore di produzione economica. Abbiamo voluto investire di più nella costruzione di uno spazio politico di donne e uomini come luogo di vita in comune, perché è ormai a questo livello che si toccano, aspetti fondamentali della convivenza, come la coesione e i diritti fondamentali della persona, che fanno parte di un patto di cittadinanza che lega ogni singolo cittadino allo Stato nazionale ma sempre di più anche ai livelli sovranazionali. Ed è quindi a questo livello che si deve ridefinire un nuovo patto di cittadinanza che attenga ai valori, cioè all’uomo e alla donna, con i loro diritti e doveri inalienabili, con la loro dignità trascendente. Si tratta di un cambiamento profondo, sia in termini di strategia che di mentalità, perché il danno principale di una vecchia visione delle Istituzioni sovranazionali che si accontenta delle discussioni “a porte chiuse” tra soli governi o tra soli esperti e specialisti è proprio quello di non includere le donne.

 

Chi ha scritto questo post

Francesca Marinaro

Francesca Marinaro

Amo definirmi un’italo-belga; figlia di emigrati italiani in Belgio, negli anni ’60 ho studiato e vissuto a Bruxelles fino al 1991. L’impegno politico prima nel Pci e dopo nel Pd a sostegno dell’integrazione europea è stato per me il modo migliore per approfondire e portare a sintesi questa mia doppia appartenenza culturale. Sono stata particolarmente attiva nei movimenti europei a sostegno dei diritti delle immigrate e degli immigrati. Nella mia esperienza politica e istituzionale - parlamentare europea nel 1984 e senatrice nel 2008 - “l’Europa delle donne e delle persone” è sempre stato un terreno privilegiato d’impegno e di elaborazione. L’ho fatto e continuo a sostenerlo con lo spirito di chi vuole dare una mano, unendo quel che si può e si deve cercare d’unire per dare forma e consistenza a una società a dimensione di uomini e donne.

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