LUCI ROSSE

Prostituzione, dalla Francia una lezione di civiltà

©Ph. John Twohig_Pigalle 12.05am (https://www.flickr.com/photos/johntwohig/)
Annamaria Riviello
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Questa legge francese va discussa e non solo dal femminismo italiano, va affrontata per quello che significa dagli uomini e dalle donne, dalle nostre istituzioni.

 

Dopo Svezia, Islanda, Norvegia, Canada ed in parte del Regno Unito e nell’Irlanda del Nord, anche la vicina Francia ha approvato una legge che ci ricorda il grande valore della cultura europea in tempi in cui l’unità del continente è messa a dura prova. Si tratta di una legge per l’abolizione della prostituzione, approvata il 15 Aprile dell’anno in corso. In Italia non mi pare se ne sia parlato, lo ha fatto recentemente sul Corriere, Dacia Maraini. In questi anni si è certo intervenuti contro la tratta o si è da più parti cercato di proteggere, legalizzandola, le persone che esercitano la prostituzione. Sembrerebbe che ci si sia arresi al fatto che esiste come un fenomeno naturale, “un incontenibile bisogno sessuale maschile”, che in questo modo si placa e quindi meglio proteggere le persone che si prestano per denaro o perché costrette piuttosto che rincorrere chimere. La pensa così persino la benemerita Amnesty International.

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Sappiamo bene invece che i rapporti tra le persone e tra gli uomini e donne sono tutti di carattere storico e come tali mutano nel tempo. Ci sono voluti secoli per liberarsi della schiavitù almeno nelle leggi, anche questa sembrava così naturale. Ci sono voluti secoli perché un parlamento e ora quello francese scrivesse a chiare lettere la “non patrimonialità” del corpo umano. Si afferma cioè un principio che va oltre le condizioni in cui poi concretamente si espleta. Ci sono cose che la nostra civiltà non può più tollerare. Donne, o ragazzine/i, vengono spogliate della loro umanità e considerate solo corpi, e qualche volta anche psiche, da assoggettare.

Henry de Toulouse-Lautrec,"Nella sala di rue des Moulins"

Henry de Toulouse-Lautrec,”Nella sala di rue des Moulins”

Ci sono stati immaginari maschili sulle “case” in cui le ragazze si mostravano consenzienti e felici e fantasie su amorevoli prostitute di buon cuore e che hanno scritto letteratura su questo. Si può vivere anche così. Abbiamo anche scoperto, noi donne, che non è questa la pienezza del vivere, quella che scinde la libertà dall’unicità del corpo-mente che siamo. Una cultura che tollera che qualcuna-o sia costretto ad usare il corpo in cambio di moneta, è monca e tradisce un’idea di società povera e proterva.

Siamo sempre allo stesso bivio, lo stesso che ci ha spinto a lanciare da questo sito l’appello contro la maternità surrogata. Possiamo tollerare che una società accetti un uso per conto terzi dell’unità psicofisica di una persona? Nel caso della surrogazione aggravato dalla particolarità dell’evento e dalla responsabilità verso chi da quella persona nascerà?

 ©Ph. Alessandro Vitali

©Ph. Alessandro Vitali

Penso che la libertà delle donne ponga seri problemi a chi è abituato ad una sessualità di pieno controllo del corpo dell’altra, o meglio, di uso di un corpo in funzione di un piacere ottenuto senza che qualcuno ti guardi negli occhi e ti veda come sei. È questo il segreto vero di tanti uomini che non hanno affatto un problema di “incontenibile bisogno” avendo anche altre relazioni. Svela una fragilità maschile di fronte al farsi persona delle donne e quindi soggetto libero. Questa legge francese va discussa e non solo dal femminismo italiano, va affrontata per quello che significa dagli uomini e dalle donne, dalle nostre istituzioni. Ancora una volta si deve imparare che nessuno “può essere usato come mezzo ma è in sé un fine”, questa è l’Europa in cui ci riconosciamo.

 

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

1 Comment

  • non capisce in cosa consiste la legge francese . lo potete spiegare , magari fornendo un link con il testo o stralci d’essa . grazie

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