INTERVISTE

GALLI della LOGGIA: le ragazze pensano con la loro testa e i maschi non lo tollerano

Simonetta Robiony
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Nel confronto quotidiano questa disparità finisce col pesare, col diventare intollerabile. Le ragazze pensano con la loro testa e i maschi non lo tollerano perché non hanno imparato a pensare. E purtroppo, a volte, reagiscono con la brutalità: insulti, botte, fino ad arrivare all’omicidio.  

 

 

Ernesto Galli della Loggia, professore universitario, esperto di storia contemporanea, studioso dei partiti e dei movimenti italiani, attualmente docente all’Istituto di Scienze umane, nonché editorialista de “Il Corriere della sera”, non si è mai occupato della questione femminile in maniera specifica, però da cittadino che si interroga, una sua idea sull’alto numero di femminicidi nel nostro paese, se l’è fatta ed è disposto a spiegarla.

 

Che ha pensato, professore?

Ovviamente ci sono spiegazioni di vario tipo, tutte legittime. E molte ne abbiamo lette in questi giorni dopo l’orribile morte di Sara, la ragazza romana uccisa e bruciata dal suo ex fidanzato. Mi pare, però, che questa ondata di violenza contro le donne da parte di uomini che dicono di amarle non ha ancora suggerito l’ipotesi che all’origine ci sia la differenza culturale.

In che senso?

Ma, è evidente che oggi, in tutti i sistemi occidentali, le ragazze siano diventate più brave dei ragazzi. Studiano di più, si impegnano maggiormente, vincono i concorsi. I ragazzi vanno male a scuola, non hanno voglia di studiare, e se si mettono insieme formano gruppi disordinati, a volte perfino balordi. Anche nel caso di Sara, questa differenza tra lei che era all’università e il fidanzato appena lasciato che faceva la guardia giurata è chiara. Il dislivello culturale tra i due, credo, ha generato nel maschio un senso di inferiorità e questo può suscitare una reazione molto forte che arriva fino alla violenza. La differenza culturale può essere un problema, non facilmente risolvibile. Piuttosto mi chiedo un’altra cosa.

Screen Shot 2016-06-06 at 15.55.11Cosa?

Mi chiedo come mai tante ragazze di oggi si innamorano di ragazzi culturalmente a loro inferiori. Perché accettano di accompagnarsi con loro che non possono comprenderle e sostenerle? Forse perché quelli che come le ragazze amano impegnarsi negli studi poco si interessano a loro. Oppure perché un ragazzo meno coltivato offre apparentemente un maggiore senso di affidamento, di protezione. Non so. Magari alla ragazza più coltivata il ragazzo meno coltivato appare più concreto, più con i piedi a terra, sessualmente più adeguato e disponibile.

 

Ma perché mai oggi i maschi sono meno disposti allo studio?

Mah. Pensano ad altro. Non considerano lo studio una via di crescita in vista di una affermazione nel lavoro, sognano di fare i tronisti, hanno in testa il modello femminile della mamma che gliele ha date sempre vinte. Chissà. Le ragazze, invece, attraverso lo studio costruiscono dentro di sé un altro tipo di persona: imparano che si può dire sì e no, scelgono, scartano, decidono. Nel confronto quotidiano questa disparità finisce col pesare, col diventare intollerabile. Le ragazze pensano con la loro testa e i maschi non lo tollerano perché non hanno imparato a pensare. E purtroppo, a volte, reagiscono con la brutalità: insulti, botte, fino ad arrivare all’omicidio.  

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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