INTERVISTE RAI

CambieRai: #MissioneDonna di Libere e Gi.U.Li.A, parla BEPPE GIULIETTI

Ph. Marco Monetti_35 (Flickr)
Simonetta Robiony
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All-progress-takes-place-outside-the-comfort-zone-1Cambierai: #MissioneDonna è la campagna che insieme a Gi.U.Li.A (Rete nazionale delle giornaliste unite libere autonome) abbiamo lanciato in vista del rinnovo nel 2016 della Concessione del Servizio Pubblico, per una RAI finalmente “strumento di promozione di una nuova cultura orientata a fare dell’Italia un paese di donne e uomini con pieni diritti di cittadinanza per entrambi i sessi”. Apriamo il dibattito con Beppe Giulietti, presidente della FNSI, giornalista, già capo del sindacato UsIgrai, ex parlamentare da indipendente di sinistra, fondatore di Articolo 21, conoscitore attento delle questioni Rai. Si può sperare in una Rai che torni a essere fino in fondo servizio pubblico? E che, come tale, riesca a favorire un reale miglioramento della condizione delle donne italiane operando una rivoluzione culturale che aiuti l’Italia ad accettare fino in fondo l’uguaglianza tra i sessi nel rispetto delle reciproche differenze? Beppe Giulietti una speranza ce l’ha:

 

BG: Tra poco ci dovrebbe essere il rinnovo della convenzione che riconosce alla Rai il ruolo di servizio pubblico ponendole alcune regole da rispettare. In questa occasione, stavolta, l’azienda ha lanciato una iniziativa che si chiama #CambieRai. È  una consultazione online rivolta tanto a gruppi di interesse come a singoli cittadini: ciascuno può scrivere dicendo cosa vorrebbe, anche se, come avviene di solito per queste consultazioni che a me piacciono poco, la dirigenza potrebbe, poi, non recepire consigli e suggerimenti. Comunque è opportuno provarci. Sarebbe utile che tutti i gruppi e le associazioni che si occupano della questione femminile intasassero il sito online sollecitando proposte che ritengono utili. Forse, per una volta, potrebbe servire. Comunque va sfruttata e sostenuta in ogni modo.

Negli anni Cinquanta e Sessanta la Rai ha svolto un ruolo centrale nello sviluppo e nella crescita della nostra società: ha insegnato a parlare italiano a una popolazione dove ancora regnava l’analfabetismo e il dialetto, ha fatto conoscere con gli sceneggiati le grandi opere della letteratura mondiale, ha unificato un paese appena uscito da una guerra civile, ha perfino realizzato un programma sulla donna e il lavoro. Ma c’era il monocanale, allora, e questa Rai è stata poi accusata di essere pedagogica. Oggi la realtà è un’altra.

BG: Alcuni hanno considerato quella Rai una sciagura, io considero la Rai delle origini una ottima cosa il cui merito va attribuito in gran parte al pensiero dei cattolici democratici, ma anche ad alcuni socialisti e comunisti. Era una grande idea e oggi le grandi idee scarseggiano. Si potrebbe, però, ricominciare dal linguaggio, insegnando agli italiani a sviluppare un pensiero critico su almeno un paio di temi: l’unità dell’Europa dentro le specificità nazionali, il rispetto dell’uguaglianza tra cittadini all’interno delle rispettive differenze, prima tra tutte quella tra maschi e femmine e quella tra cittadini originari di altri paesi. E sulla questione femminile si dovrebbe partire dall’immagine femminile offerta nei programmi e nella pubblicità: sempre giovane, sempre bella, sempre seducente, anche quando è una mamma alle prese con i pannolini.

Barbara Scaramucci, Direttrice di Rai Teche, illustra il programma “Non è mai troppo tardi” del “mitico” maestro Alberto Manzi, trasmesso per la prima volta il 15 novembre 1960, programma dedicato alla alfabetizzazione degli adulti.

 

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Ci si può riuscire?

BG: Non lo so, ma se le assunzioni in Rai avvenissero solo per concorso qualcosa cambierebbe. Si sa che le ragazze italiane studiano meglio e più dei maschi, magari ci sarebbe un massiccio ingresso di donne. Certo se si va avanti con le chiamate dirette e con le nomine di dirigenti legati ai partiti c’è poco da stare allegri.

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Tinny Andreatta, Raifiction

Qualcosa però è stato fatto. La presidente della Rai Monica Maggioni è una donna.

BG: Sì, certo. C’è Tinny Andreatta a Raifiction, Ilaria Dallatana a capo di Rai2, Paola Marchesini alla radiofonia, Daria Bignardi a Rai3, Bianca Berlinguer tuttora al Tg3, Silvia Calandrelli a capo di RaiCultura che raccoglie Rai5, Raistoria, Raiscuola, la Ammirati che ha preso il posto di Barbara Scaramucci alle Teche, ma dalle forze che veramente dominano la Rai le donne sono tuttora escluse ignorando così la composizione demografica reale dell’Italia che è al 50 e 50. I fiori all’occhiello sono fiori e basta.

Per una Rai nuova come si dovrebbe lavorare?

BG: Vanno cambiate le strutture del potere e vanno inaugurati nuovi linguaggi: gli italiani devono imparare a parlare l’inglese e a usare le infinite potenzialità del computer. E va eliminato il linguaggio sessista che certo non aiuta nella battaglia contro l’uso della violenza dei maschi nei confronti delle femmine. È il modello culturale proposto dalla Rai che è superato. Le categorie con cui la Rai continua a operare sono vecchie: vanno rottamate. Magari occorrerebbe che tutti i movimenti a favore delle donne promuovessero un appuntamento nazionale sulla questione del servizio pubblico: sarebbe un bello scossone! Per ora c’è solo #CambieRai. Usiamo anche questo.

 

 

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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