DONNE&GOVERNO ELEZIONI USA

La forza e la debolezza delle donne

Gage Skidmore_Hillary Clinton (Flickr)
Cristina Comencini
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I sorrisi delle donne che hanno vinto diventano forza vera quando non rinunciano a vedere la debolezza nei sorrisi delle altre.

 

Sui giornali scorriamo le pagine e vediamo donne candidate nel nostro Paese e fuori sorridenti e trionfanti perché hanno vinto. Hillary Clinton dedica la sua vittoria a tutte le bambine. Virginia Raggi, il giorno dopo la vittoria, va a prendere il bambino a scuola e viene festeggiata dalle maestre. Giorgia Meloni ha corso incinta. Maria Stella Gelmini a Milano è stata la più votata.

Una cascata di donne che rappresentano uomini e donne. E poi giriamo le pagine e vediamo altre donne, impiegate, ragazze, madri, abbracciate ai loro assassini, ammazzate perché donne. Allora sentiamo che proprio davanti alla forza acquistata dalle donne pubbliche e normali aumenta la paura di uomini rimasti indietro, che non le pensano come sono ora: libere di scegliere e anche di comandare. Ma dobbiamo vedere anche la debolezza delle donne che tengono abbracciati i loro ex compagni fino all’ultimo, che hanno condiviso con loro la vita e non hanno mai voluto pensare che dietro l’amore può esserci anche la violenza. “Lui soffre per me, non mi farà del male”.

E ora ci appare anche la debolezza nei sorrisi delle donne vincenti e ci sembra che per vincere devono in qualche modo non parlare delle altre, non assumerle, non condividere una storia comune. Gli uomini reagiscono alla violenza degli uomini dicendo non sono io, non mi appartiene. Le donne devono la forza all’identità di genere che hanno appena conquistato: o si va avanti tutte o si torna indietro. I sorrisi delle donne che hanno vinto diventano forza vera quando non rinunciano a vedere la debolezza nei sorrisi delle altre.

Chi ha scritto questo post

Cristina Comencini

Cristina Comencini

Scrivo libri e dirigo film. Negli anni settanta ho partecipato al movimento femminista. Ero diventata madre giovanissima e la relazione con altre donne mi ha aiutato a capire me stessa, la mia vita. Abbiamo concepito e scritto l’appello del 13 febbraio 2011 perché pensavamo che era arrivato il tempo di rimetterci a lavorare tutte insieme intorno a un progetto comune per fare dell’Italia un paese anche per noi. Oggi credo che la nuova frontiera per le donne sia la costruzione con gli uomini di un mondo a due diversi e pari. E uno dei temi fondamentali che dobbiamo portare nella società è proprio una nuova maternità, la relazione con l'altro da sé che le donne hanno nel corpo, nella mente, nella loro storia.

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