MAI PIÙ COMPLICI

Signó, le donne so’ cresciute, i maschi no

Simonetta Robiony
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La gente dice che è stato un momento di follia. Mah! Sono tanti gli uomini che ammazzano le loro donne mo’. Tutti pazzi? Signo,’ mi sembra strano. E che adesso uno perde la testa all’improvviso, senza una ragione e ammazza proprio la donna a cui vuole più bene? Mi pare curioso!

 

Ero a Sant’Anastasia, un paese alle falde del Vesuvio, in piena zona rossa, quella dove non si potrebbe costruire alcunché per paura di una possibile nuova eruzione, ma dove si è sviluppata una selvaggia nascita di case e casette, fabbriche e localucci su quella che era una delle campagne più fertili d’Europa, tant’è che, tra un fabbricato e l’altro, restano piccoli orti capaci di produrre frutta e verdure di sapore straordinario per l’intero anno, con serre e senza serre. Poteva essere un paradiso, non lo è più.

Nell’attesa di sbrigare alcune pratiche, mi metto a chiacchierare con un uomo sulla cinquantina, dipendente di uno studio che fa un po’ tutto, dalle pratiche legali al computo dei terreni. È il 16 giugno, giovedì.  Il giorno prima, il 15, in un paese vicino, Palma Campania, c’è stato l’ennesimo femminicidio seguito dal suicidio dell’assassino. Un medico, Aniello Lamberti, un noto ortopedico della zona, di 59 anni, ha ucciso con una pistola illegalmente tenuta in casa, la moglie, Angelina Fusco, insegnante di scuola elementare, poco più giovane di lui. Subito dopo è salito al terzo piano della sua villetta e s’è gettato dalla mansarda giù nel cortile: lo ha fatto volgendo le spalle alla finestra perché da ortopedico sapeva che il collo si sarebbe spezzato e sarebbe morto sul colpo.

Chiedo al mio interlocutore se lo conosceva. “No, ma ne avevo sentito parlare. Era molto popolare. Organizzava ogni anno il carnevale del paese”. Ma che tipo era? “Ironico, divertente, scrupoloso nel suo mestiere. Aveva da poco partecipato con il suo beagle a una mostra canina. Lo stimavano tutti”.  Perché ha ucciso sua moglie, allora? “La gente dice che è stato un momento di follia. Mah!”. Lei non ci crede? “Sono tanti gli uomini che ammazzano le loro donne mo’. Tutti pazzi? Signo,’ mi sembra strano. E che adesso uno perde la testa all’improvviso, senza una ragione e ammazza proprio la donna a cui vuole più bene? Mi pare curioso”. Che idea s’è fatto, lei? “Penso che alcuni maschi non ce la fanno a stare con le femmine di adesso che vogliono fare quello che vogliono. Non le accettano.  Non sopportano che le donne oggi abbiano smesso di ubbidire. Anzi, si ribellano, si impongono, pensano le cose per fatti loro”.  Mica hanno torto le donne a volere la loro autonomia. “No signo’, loro hanno ragione. Ma certi uomini, nel fondo del cuore, non lo capiscono. E dai oggi, dai domani pure una coppia vecchia come questo medico e sua moglie finisce per rompersi. A certi uomini ‘ste donne non vanno bene. Loro sono cresciute, i maschi no. Che dobbiamo fare? Serve tempo. Pazienza”.

 

Progetto Panchine rosse con lo scrittore Edoardo Albinati, autore di La scuola cattolica, il libro candidato allo Strega che La scuola cattolica che svela la violenza dei maschi italiani.

“Progetto Panchine rosse” contro il femminicidio con lo scrittore Edoardo Albinati, autore di La scuola cattolica, il libro candidato allo Strega che svela la violenza dei maschi italiani.

 

Se anche a Sant’Anastasia, un piccolo comune a due passi da Napoli che certo non è un centro moderno e avanzato, è finalmente arrivata la consapevolezza che il femminicidio è una questione culturale, qualcosa in Italia sta cambiando. Si sta affermando, seppure a fatica, la consapevolezza che non basta avere una laurea, fare un buon lavoro, guadagnare bene, avere avuto figli, essere avanti con gli anni con una lunga vita matrimoniale alle spalle, per capire che le donne di oggi hanno fatto un percorso personale e collettivo verso la libertà, mentre loro, gli uomini non hanno neppure cominciato a intraprendere questa strada, analizzando i loro istinti più profondi. Non è una vittoria, certo, e le donne continueranno a morire per mano di chi dice di amarle. Ma un passo avanti è stato fatto.

 

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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