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Maternità surrogata e umanesimo europeo

Francesca Marinaro
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Quello dell’indisponibilità del corpo umano è uno dei grandi valori dell’umanesimo europeo alla base della stessa costruzione dell’Europa unita che nel nuovo mondo globalizzato può contribuire a dare un senso nuovo non soltanto alla vita individuale degli esseri umani, ma anche al loro destino collettivo.

 

Guardando al dibattito sulla questione dell’abolizione della maternità surrogata nel Parlamento francese, e prima ancora in quello italiano, sembra d’essere di fronte a un paradosso: un bisogno forte di politica contro le nuove forme del liberismo che spingono sempre più per una mercificazione del corpo della donna e della vita delle/dei bambine/i e l’impaccio della sinistra e dei democratici europei a prendere la sfida di petto. Ed è paradossale che proprio quando l’internazionalizzazione dei mercati assume caratteri così pervasivi e inediti nella riproduzione umana, la sinistra e i democratici si ritrovino incerti e per alcune parti anche consenzienti. Un impaccio che per quanto attiene alla sinistra francese stride enormemente con la recente posizione contraria alla prostituzione proprio in nome del fatto che “nessun essere umano può essere usato come mezzo ma è in sé un fine”. Quello dell’indisponibilità del corpo umano è uno dei grandi valori dell’umanesimo europeo alla base della stessa costruzione dell’Europa unita che nel nuovo mondo globalizzato può contribuire a dare un senso nuovo non soltanto alla vita individuale degli esseri umani, ma anche al loro destino collettivo. E allora viene spontaneo chiedersi in che misura l’ideologia del mercato contro la quale, oggi si volgono i moderati europei che si riconoscono nel Partito popolare, dopo esserne stati propugnatori, abbia influenzato in profondità la sinistra e i democratici europei?

 

Chi ha scritto questo post

Francesca Marinaro

Francesca Marinaro

Amo definirmi un’italo-belga; figlia di emigrati italiani in Belgio, negli anni ’60 ho studiato e vissuto a Bruxelles fino al 1991. L’impegno politico prima nel Pci e dopo nel Pd a sostegno dell’integrazione europea è stato per me il modo migliore per approfondire e portare a sintesi questa mia doppia appartenenza culturale. Sono stata particolarmente attiva nei movimenti europei a sostegno dei diritti delle immigrate e degli immigrati. Nella mia esperienza politica e istituzionale - parlamentare europea nel 1984 e senatrice nel 2008 - “l’Europa delle donne e delle persone” è sempre stato un terreno privilegiato d’impegno e di elaborazione. L’ho fatto e continuo a sostenerlo con lo spirito di chi vuole dare una mano, unendo quel che si può e si deve cercare d’unire per dare forma e consistenza a una società a dimensione di uomini e donne.

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