RAPPRESENTANZA PARITARIA

Risultati elezioni: le Libere a confronto

Ph. riccardo f.m. (Creative Commons Flickr)
Ph. riccardo f.m. (Creative Commons Flickr)
Libere
Scritto da

 

Nuova forza delle donne? Presto per dirlo (di Serena Sapegno)

Non si può non vedere, tutti/e lo notano e cercano perfino di tenerne conto linguisticamente, anche se continuano a chiamarle al maschile. Il fatto nuovo che colpisce sono queste giovani donne, espressione di una generazione che ha in larga parte dato per scontato di avere pieno diritto di cittadinanza, proprio come i fratelli.
Nella sua dichiarazione Raggi intuisce il valore simbolico di questa prima volta, ma ne attribuisce la forza innovativa al loro movimento: ciò fa parte di una rimozione collettiva della storia e delle lotte delle donne ma anche di una incapacità soggettiva ad assumersi pienamente l’essere donna e per questo a riconoscere il debito verso le altre e la forza che da lì deriva, anche nell’oggi.

Troppo presto quindi per dire se questa sarà forza in più per tutte le donne (dei membri della prossima giunta Raggi conosciamo tre uomini e una donna). Certamente la competenza non pare essere stata una delle componenti forti della scelta. Forse il cambiamento è proprio nell’idea che ci si possa fidare di giovani donne, e anche questo non è scontato. E in effetti elettrici ed elettori hanno dimostrato che possono puntare su di loro e di questo non si può che essere contente, in ogni caso.

 

C’è intorno alle donne una speranza nuova (di Annamaria Riviello)

 

Le elezioni amministrative rispecchiano come è giusto situazioni locali molto diverse. Un dato però fortemente unitario è che per l’opinione pubblica votare una donna, darle fiducia, non solo è possibile ma è diventato normale. È questo un fatto a mio parere non reversibile perché attiene a mutamenti culturali profondi, alla crescita inarrestabile della presenza sociale femminile ed alla consapevolezza di molti uomini che questo è un bene per tutti.
Questo fatto incrocia naturalmente, tante variabili.
C’è infatti un altro dato che accomuna tutte queste consultazioni e che inquieta soprattutto chi, come me, ricorda la partecipazione popolare dei primi decenni della Repubblica, ed è il marcato astensionismo. Metà della popolazione e molto oltre come a Napoli, non partecipa.
Fate voi, pensano, siete tutti uguali! Protestano! Inoltre visto che in molte fasce popolari e ceto medio in crisi, al vecchio ed “obsoleto” avversario di classe si è sostituito l’odio per la casta dei politici, ecco prosperare un grande movimento che richiede prima di tutto una rigenerazione morale della politica, tutto il resto può rimanere anche indeterminato o contraddittorio, conta poco.
Come ce la caviamo noi donne in questa temperie? In questo bisogno di piazza pulita?
Si vede che siamo diverse. Siamo portatrici, anche quelle che non ne sono consapevoli, di una vita più legata al tempo quotidiano, che è qualcosa di più sottile della realtà, fa venire in mente la fatica per attraversarlo di molte-i. Va bene anche che le più note sindache Raggi e Appendino siano giovani e carine, purché non sia obbligatorio in questa civiltà dell’immagine, in un Paese invecchiato e sfiduciato è bello che i giovani vadano avanti e si prendano cura della cosa pubblica. Sarebbe bello trovarne tanti in tutti i luoghi che contano.
C’è quindi intorno alle donne una speranza nuova. È importante però che non sia solo questo. Il cammino è ancora lungo. Ci sono cose che non attengono direttamente alla politica ma che richiedono il tempo di una nuova civilizzazione, basti pensare alla troppo diffusa violenza degli uomini sulle loro compagne o ex.EquityIllustratedFeaturedE c’è troppa sofferenza sociale. Tante non lavorano e rinunciano ad avere figli, inseguendo una difficile realizzazione di sé. Cambia davvero la storia, come ha detto appena eletta Virginia Raggi, se le donne che hanno responsabilità politiche saranno capaci di conservare uno sguardo diverso, autorevole ma non dimentico di sé, del limite che è in noi e che molti uomini dimenticano. Questo consentirà loro di “vedere” le altre, di riconoscersi in loro e tutte insieme, nei diversi luoghi avviare davvero una storia nuova. Si può fare.

Chi ha scritto questo post

Libere

Libere

Siamo donne diverse per età, vita professionale e storie politiche. Molte di noi hanno fondato il grande movimento nato il 13 febbraio 2011 da un appello che si concludeva con le parole Se Non Ora Quando? Che libertà è il luogo dal quale lanciare alla società, alla politica e alla cultura la nostra nuova proposta: RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ!

Commenta

Questo Sito utilizza cookies per migliorare la tua esperienza. Proseguendo nella navigazione acconsentirai al loro utilizzo. Scopri di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi