UNIONE EUROPEA

Il soffio che manca all’Europa

Ph. Eljor Kerciku
Ph. Eljor Kerciku
Antonella Crescenzi

 

La Brexit è un campanello d’allarme (forse l’ultimo?) che risuona per svegliare le coscienze dei cittadini europei e riportarle alla realtà di un mondo sempre più globalizzato che può essere affrontato solo stando uniti.

 

Oggi il popolo britannico si esprimerà attraverso un referendum sulla permanenza o meno del Regno Unito nell’Unione europea. Il risultato è incerto, gli animi sono stati profondamente commossi dalla morte della deputata laburista Jo Cox, barbaramente assassinata da un fanatico estremista. Ma il sacrificio di una giovane donna, madre di due figli, convinta europeista, potrebbe non bastare a rovesciare i pronostici che danno quasi per scontata la cosiddetta Brexit. I mercati stanno con il fiato sospeso, ma non si tratta solo di una questione economica e finanziaria. È un campanello d’allarme (forse l’ultimo?) che risuona per svegliare le coscienze dei cittadini europei e riportarle alla realtà di un mondo sempre più globalizzato che può essere affrontato solo stando uniti.

Lo “splendido isolamento” è un miraggio per tutti i paesi, ormai, anche per i più forti. La fuoriuscita della Gran Bretagna dall’UE sarebbe un vulnus, una ferita grave per l’immagine stessa dell’Europa. D’altra parte, è vero che la nostra Europa si dibatte ormai da tempo in una decadenza che non è solo economica ma anche morale e spirituale. La forte spinta propulsiva verso l’unione e l’amicizia fra i paesi, conferita dopo la seconda guerra mondiale dal rifiuto assoluto dei nazionalismi e dei conflitti che per secoli avevano devastato il continente, sembra esaurirsi progressivamente.

Olocausto, monumento a Berlino

Olocausto, monumento a Berlino

Gli errori e le debolezze mostrati negli ultimi anni dalle istituzioni europee nel gestire la crisi, l’eccesso di burocrazia e rigidità, l’incapacità di allungare il passo verso una maggiore integrazione politica, non vengono più perdonati, neanche di fronte agli innegabili successi di sviluppo economico e benessere sociale conseguiti in oltre sessant’anni, successi riassumibili in una sola parola: pace. I popoli europei sembrano immemori degli orrori del passato. Sarebbe il caso, invece, di ricordarli, per esempio rileggendo la poesia di Giuseppe Ungaretti, San Martino del Carso, ispirata alle distruzioni e alle morti della prima guerra mondiale.

Di queste case
Non è rimasto
Che qualche
Brandello di muro
Di tanti
Che mi corrispondevano
Non è rimasto
Neppure tanto
Ma nel cuore
Nessuna croce manca
È il mio cuore
Il paese più straziato

Ecco perché è necessario un soffio nuovo, in Europa. Bisogna curare le ferite, non solo quelle inferte dalla più grave crisi economica mai registrata dopo la Grande Depressione del 1929. Serve qualcosa di più, uno scenario onirico potente, come quello disegnato da Federico Garcia Lorca nella poesia Reyerta“[…] E angeli neri volavano/nel vento d’occidente./Angeli con lunghe trecce/e cuori d’olio.”

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Ma i sogni dovranno, comunque, agganciarsi in qualche modo alla realtà, e più precisamente alla migliore realtà esistente. E in questi anni drammatici l’istituzione europea che con maggiore autorevolezza e competenza tecnica si è mossa in difesa dell’Unione, della sua integrità e della sua crescita, senza temere nel denunciarne i difetti e indicandone i rimedi, è stata, a nostro avviso, la Bce sotto la guida di Mario Draghi. Si può ripartire, ci ha sempre rassicurato Draghi in questi anni, si può difendere l’euro, la Bce è pronta a fare tutto il necessario (whatever it takes); ci tranquillizza anche adesso Draghi, si può resistere alla eventuale emergenza Brexit, la Bce ha gli attrezzi giusti nel cassetto. Finora i fatti gli hanno dato ragione: l’euro si è salvato, la recessione è alle spalle, la politica monetaria sostiene la crescita utilizzando anche strumenti non convenzionali (Quantative easing), la cui legittimità, dopo il ricorso presentato da un gruppo di politici, cittadini e associazioni euroscettiche della Germania, è stata ormai acclarata sia dalla Corte di giustizia europea che dalla Corte Costituzionale tedesca.

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Il presidente della Bce, Mario Draghi

Tuttavia, afferma cautamente il presidente della Bce, la politica monetaria non opera in modo isolato, poiché le altre politiche, di bilancio e strutturali, svolgono un ruolo molto importante e possono sostenere oppure diluire gli effetti dell’azione monetaria. Non nasconde le critiche, Draghi, per i ritardi nel varo delle riforme e nel processo d’integrazione, perché l’incertezza nuoce agli investimenti delle imprese e aumenta il risparmio precauzionale delle famiglie, compromettendo la crescita.

Non teme, Draghi, di affrontare lo spinoso tema della crescita di lungo periodo, evidenziando il rischio che può derivare dagli andamenti demografici sfavorevoli. Con la popolazione in età lavorativa che si ridurrà gradualmente già dal prossimo decennio, il tasso di incremento dell’occupazione scenderà, poiché anche una quota più elevata di occupati non sarà più in grado di compensare il minor numero di persone in età lavorativa. Neppure l’atteso aumento dell’immigrazione riuscirà a compensare per intero il calo demografico naturale.

Ecco, quindi, Draghi ci indica da dove si può e si deve ripartire: riforme strutturali, politiche di bilancio e monetarie allineate a favore della crescita, fiducia tra i paesi, politiche di contrasto alla denatalità e a favore dell’integrazione. Draghi non l’ha detto esplicitamente, ma un aumentato ruolo delle donne nell’economia (e delle politiche che lo esaltano), che porti ad innalzare sia il tasso di occupazione che il tasso di natalità e che offra una visione più ampia delle complessità esistenti nella società, sarà vitale per il futuro sviluppo. È forse questo il soffio di cui ha bisogno l’Europa?

 

Chi ha scritto questo post

Antonella Crescenzi

Antonella Crescenzi

Economista, sono stata dirigente del Ministero dell'Economia e delle Finanze e della Presidenza del Consiglio dei Ministri; ho curato l'analisi dell'economia italiana, le politiche europee, le tematiche del lavoro e di genere. Ho pubblicato vari scritti su tali aspetti e sulla crisi economica mondiale. Sono sposata da 35 anni e ho un figlio musicista. Vivo a Roma. Non sono mai stata iscritta a partiti, sindacati e associazioni ma ho sempre avuto a cuore la questione femminile. Partecipando a Se non ora quando, prima, e a Libere, dopo, ho creduto di fare la cosa giusta per favorire un cambiamento non più rinviabile della nostra società.

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