LUCI ROSSE

Regolamentare la prostituzione? Perché sì, perché no

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AMNESTY: unica risposta l’antiproibizionismo (di Simonetta Robiony)

La Francia dopo Svezia, Norvegia e Islanda, il 6 aprile con una nuova legge è diventato il quarto paese in Europa a punire i clienti delle prostitute: alla base di questa discussissima legge contro cui sono scese in piazza le prostitute e che ha spaccato il mondo delle femministe, c’è il rifiuto della mercificazione del corpo femminile in continuità con la direttiva europea del 2011 che impone agli stati membri di “prendere le misure necessarie per arginare e ridurre la domanda di sesso a pagamento”, nella convinzione che la prostituzione per libera scelta sia un fenomeno marginale. Amnesty International, più o meno un anno fa, ha invece assunto una posizione diversa chiedendo la de-criminalizzazione della prostituzione, convinta che solo l’anti-proibizionismo possa aiutare a contenere i danni, per lo più a carico delle donne, generati da questo fenomeno. Il dibattito è aperto. Non solo perché la maggior parte delle donne che si prostituiscono vengono da paesi stranieri e vivono in condizioni di semi-schiavitù, ma perché un numero crescente di prostitute ricorre ormai ai siti online sfuggendo ad ogni controllo. Amnesty, la più famosa tra le associazioni che si battono per il rispetto dei diritti umani, onorata anche di un premio Nobel, certo non accusabile di stare dalla parte di chi sfrutta, abusa, violenta le donne, ritiene che punire i clienti delle prostitute possa essere pericolo se non addirittura inutile. Ecco come spiega la posizione di Amnesty, Riccardo Noury, il suo portavoce italiano.

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Come mai anche voi non avete assunto la posizione che oggi è anche della Francia e invece ne perseguite una differente?

Noi fotografiamo la situazione e riteniamo di poter solo ridurre i danni, senza alcun giudizio morale. Molti punti della nuova legge francese ci convincono, a partire dalla depenalizzazione delle prostitute, dall’abolizione del reato di adescamento passivo, dalla tutela offerta a chi decide di abbandonare questo mestiere, dall’assistenza economica e altro data alle ragazze straniere che esercitano per strada, spesso sotto ricatto.

Cosa non vi convince, invece?

Le sanzioni contro i clienti con multe che partono da 1500 euro e l’obbligo di partecipare a corsi che li rendano più consapevoli delle conseguenze della loro azione. Criminalizzare i clienti, secondo noi, favorisce la crescita della violenza perché il cliente, pur di non essere scoperto, chiederà alla prostituta di appartarsi in luoghi nascosti oppure di raggiungerlo nel chiuso della sua abitazione. E qui aumentano i rischi. Si sa. Inoltre c’è il pericolo che la polizia possa approfittare di questa legge aggiungendo al ricatto degli sfruttatotori, anche altre forme di ricatto. E anche questo si sa.

Secondo voi, quindi, contro la prostituzione non c’è niente da fare?

Noi abbiamo condotto studi e riflessioni su questo fenomeno dal 2011 al 2015 e siamo convinti che, come per le droghe, l’unica risposta è solo l’anti-proibizionismo. Vietare ogni attività sessuale a pagamento tra adulti consenzienti non è una strada percorribile.

Ma quante sono le giovani donne che liberamente scelgono la prostituzione, a parte qualche escort di lusso che lo fa con chi le pare e occasionalmente?

Sono circa il 20%, una minoranza. Vero, verissimo. La maggior parte sono ragazze straniere povere e senza cultura obbligate da delinquenti a stare sulla strada. Ma se la prostituzione non viene in alcun modo sanzionata sarà più facile per loro denunciare chi le obbliga: ogni sanzione, anche quella del cliente, induce la paura. Ci saranno meno denunce.

È vero che la regolamentazione della prostituzione tentata in Germania con l’obbligo di pagare le tasse è fallita?

Non abbiamo dati certi sulla Germania, ma è noto che la legge tedesca è simile a quella che c’è in Tunisia dove la prostituzione è legalizzata ma si può svolgere solo all’interno di strutture che costano molti soldi e quindi sono in mano alla delinquenza organizzata. Esercitare fuori il mestiere in Tunisia è illegale. Non solo. Una donna che voglia uscirne deve dimostrare di avere un reddito sufficiente a mantenersi autonomamente. Cosa rarissima. Anche regolarizzare è arduo.

Comprare sesso per voi non è un male in se stesso?

Noi cerchiamo di tutelare i diritti umani. Siamo contro lo sfruttamento dei braccianti emigrati come avviene nelle nostre campagne. Contro la pena di morte, la tortura, la pedofilia, il lavoro dei bambini, il traffico di esseri umani. Ma non ragioniamo secondo le categorie filosofiche di bene e male e neanche con quelle economiche che vorrebbero una tassazione sulla prostituzione. Per ora ci pare che la de-criminalizzazione sia l’unico modo per ridurre i danni subiti da migliaia di donne che si prostituiscono.

 

…ma l’Europa migliore innova (di Rita Cavallari)

 

“Per ora ci pare che la de-criminalizzazione sia l’unico modo per ridurre i danni subiti da migliaia di donne che si prostituiscono” dice Riccardo Noury, potavoce italiano di Amnesty a proposito dell’acquisto di atti sessuali.
Per ora. Ma il nostro mondo va avanti sulla strada della libertà e non può tollerare la vendita dei corpi umani e una concezione arcaica e degradante della sessualità basata sulla mercificazione delle persone. Dove il movimento delle donne è forte e radicato si combatte la domanda di sesso a pagamento sanzionando l’acquisto di prestazioni sessuali. Multe. Multe a chi ritiene che il corpo delle persone possa essere oggetto di scambio mercantile e monetizza le relazioni tra esseri umani. È sempre diseguale il rapporto tra chi chiede e chi offre, la domanda preme dove c’è bisogno, costrizione, violenza. Per questo si multa il cliente, che è il soggetto forte in una contrattazione basata su rapporti di potere. L’acquisto di prestazioni sessuali è una violenza nei confronti di un essere umano, sempre. Anche quando la/il prostituta/o afferma di svolgere questa attività per libera scelta e si definisce sex-worker. Il linguaggio è potentissimo e il termine sex-worker ha solo lo scopo di rendere accettabile una pratica che legittima svilimento e degradazione di esseri umani.

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Io sono con la Svezia, la Norvegia, l’Islanda che hanno detto chiaramente che il sesso a pagamento è un reperto archeologico, residuo di un’età nella quale la sessualità non era vissuta in modo reciproco e non tutti gli esseri umani erano ugualmente liberi. Cosa di altri tempi. E plaudo alla Francia che ha avuto il coraggio di prendere la stessa strada. Nella convinzione che anche Amnesty sarà presto sulla posizione che la via migliore per arginare e ridurre la domanda di sesso a pagamento sia la sanzione al cliente delle/dei prostitute/i. Una parte dell’Europa già cammina verso un’idea del mondo che rifiuti questa forma di violenza.

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Siamo donne diverse per età, vita professionale e storie politiche. Molte di noi hanno fondato il grande movimento nato il 13 febbraio 2011 da un appello che si concludeva con le parole Se Non Ora Quando? Che libertà è il luogo dal quale lanciare alla società, alla politica e alla cultura la nostra nuova proposta: RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ!

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