NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Prima le donne e i bambini

Il 6° Convegno Donne e Religioni: Prima le donne e i bambini (24 e 27 giugno, Sala Aldo Moro, Camera dei deputati) ha affrontato il tema del più intimo e sacro dei rapporti, quello tra la madre e la vita che da lei nasce. Due i filoni di discussione: quello delle donne che dopo molti secoli sono riuscite ad affermare che il loro corpo non fosse unicamente destinato alla procreazione e quello dell’infanzia abbandonata, parallela alla condizione di vulnerabilità delle donne in condizioni precarie. Oggi, con il progresso della scienza, siamo andati oltre: ci sono figli che possono essere assemblati su richiesta di persone abbienti e figli abbandonati, nella spazzatura, o nei nuovi orfanotrofi, dai quali sempre meno usciranno visto l’abbattimento del 70% della richiesta per le adozioni nazionali ed internazionali.

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Ma perché affrontare un lungo, oneroso, percorso fatto di tanta burocrazia, attese, speranze e delusioni, per adottare un figlio che poi, tutto sommato, non si sa bene come possa ‘riuscire’ nella vita, da quali ‘geni’ sia costituito, quando si abbia la possibilità, in un tempo di attesa nettamente inferiore e con costi comparabili nel tempo, di scegliere tra tante diverse possibilità di avere un figlio ‘certificato’. Un figlio nuovo, che nasce dalla cooperazione attiva di diverse persone, già belle per definizione, perché disposte a ‘donare’ parti di sé: ovuli, seme, utero, corpo, per creare la vita per chi sia nell’impossibilità fisica di farlo (siano esse coppie eterosessuali o omosessuali).

Ed ecco che entrano in campo le madri di serie B e i figli di serie A. Sì perché la donna che dona e quella che inforna, non sono altro che un mezzo, un necessario, imprescindibile, strumento, passaggio, per dare la vita (se la loro condizione è già umile e reietta, si scende di valore, anche economico, oltre che di condizione per la gestazione). Mentre il prodotto finale, la discendenza, il figlio, la vita, quello sì che è un prodotto di serie A, è stato assemblato proprio per questo, con i migliori strumenti che si possano mettere in campo e con danari sufficienti per questo.

Anche la vita può diventare un prodotto ‘succedaneo’, surrogato’ di un altro, in caso di carenza, o carestia della materia prima, dovuta alle più diverse ragioni: si può avere un figlio procreato da altri, adottarlo ‘opzionandolo’ in grembo, prima che nasca o commissionandolo a diversi donatori. Un figlio che nasce già abbandonato e acquistato da amorevoli nuovi genitori. Ma una persona non è un oggetto, un corpo sostituibile, fungibile, in luogo di un altro, più pregiato per definizione. Non c’è il caffè, si usa la cicoria: tutti sanno che si tratta di un prodotto inferiore, di uso temporaneo, in assenza del ritorno sul mercato del prodotto vero, quello desiderato ed apprezzato.

Sappiamo che la scienza dovrà trovare altre forme di aiuto e supporto per questi figlioli venuti dal freddo, da una catena di montaggio, estraniati da ben tre corpi, che ne costituiscono la base essenziale per essere in vita: tutto perché ‘amati’ così tanto da altre due persone (i committenti e fruitori finali),  da aver messo in campo tempo e danaro perché nascessero, per averli come ‘figli/discendenza’. Un passo avanti per la scienza, innumerevoli indietro per la donna, i figli e l’umanità tutta.

Chi ha scritto questo post

Marisa Patulli Trythall

Marisa Patulli Trythall

Marisa Patulli Trythall è storica dei rapporti diplomatici Vaticano-USA, Georgetown Sponsored University Associate. Studiosa dell'interazione Donne e Religioni e di Cultural Diplomacy. Sposata, una figlia e tante passioni, affinate, mai soppresse. Dalla formazione in Politica internazionale, che l'ha portata a indagare le ragioni più profonde nei conflitti, alla formazione teologica e in Storia delle religioni e, attraverso queste, ai nodi irrisolti mondiali: il ruolo femminile nella crescita e sviluppo culturale globale e la gestione politica delle diseguaglianze.

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