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MARIA PIA AMMIRATI: ora in Rai sono molte le donne che contano

Simonetta Robiony
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Direttrice delle Teche della Rai dopo Barbara Scaramucci, che ha esercitato a lungo questo compito, Maria Pia Ammirati, una delle molte donne che oggi hanno raggiunto in Rai questo ruolo, è stata fino a un paio di anni fa a capo delle Pari opportunità, quindi la questione femminile la conosce bene e, forse proprio per questo, si mostra ottimista: “Il clima in Rai da quattro, cinque anni è cambiato. Sono speranzosa”.

 

È naturale che noi cittadini pretendiamo di più dalla Rai, il nostro servizio pubblico, di quanto possiamo pretendere dalle tante televisioni private che nascono per ragioni commerciali: cosa possiamo aspettarci in questo momento per aiutare le donne italiane al raggiungimento di una parità con gli uomini che ne rispetti la differenza?

C’è da fare una premessa. La Rai fa parte di un sistema massmediologico complesso che riflette la società di cui è espressione passando attraverso la stampa, la pubblicità, Internet e adesso il prepotente e inedito sistema dei Social. L’immagine della donna nel suo complesso è uno dei temi trattati da questo sistema massmediologico. Per me che sono alle Teche, uno degli archivi televisivi maggiori del mondo con ventuno sedi sparse per il Paese e la grande sede centrale a Roma, è emozionante mentre guardo i filmati poter passare dagli anni Cinquanta ai giorni nostri seguendo il percorso di crescita delle donne. Ma dico di più, partendo dagli anni Venti, quando in Italia con l’Eiar è arrivata la radiofonia, attraversare il fascismo, poi la guerra, la Repubblica, la Ricostruzione. La Rai è stata, ed è tuttora, la più importante fabbrica culturale italiana: forma stili, linguaggi, consumi, idee, mode e, nonostante la moltiplicazione delle società che giocano sul suo stesso terreno, gode ancora di grande fiducia. Io sono orgogliosa di aver lavorato sempre in Rai cominciando da programmista-regista fino ad arrivare al posto che occupo. Sono una aziendalista e per questo la difendo.

Maria Luisa Boncompagni in uno dei suoi primi annunci nello studio radiofonico di Via Maria Cristina a Roma nel 1924 [Di sconosciuto - Radiocorriere, Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=4571369]

Maria Luisa Boncompagni in uno dei suoi primi annunci nello studio radiofonico a Roma nel 1924 Di sconosciuto – Radiocorriere, Pubblico dominio, https://it.wikipedia.org/w/index.php?curid=4571369

Non può negare che, dopo un primo ventennio in cui la Rai è stata un fattore di sviluppo, ha avuto un lungo periodo di arresto.

Sì, non lo nego. Ma a me sembra che la si metta spesso ingiustamente sotto accusa: si esagera con le critiche alla Rai. Pensiamo all’immagine delle donne. Non è vero che tutte quelle che occupano il video siano sempre giovani, bellissime e senza rughe: Milly Carlucci non è più una ragazzina, non lo è la Clerici e certo non lo è Raffaella Carrà, e cito solo le conduttrici più note. Negli ultimi tempi il clima è cambiato dentro l’azienda: dai tecnici ai dirigenti c’è un nuovo spazio per le donne. La presidente della Rai è Monica Maggioni, una donna. Ma molte hanno ottenuto posti importanti entrando nella produzione: le loro scelte le vedremo nelle prossime stagioni ma io che sono una addetta ai lavori lo ho già compreso leggendo i palinsesti. Dopo Tinny Andreatta, che come capo della fiction della Rai sta già facendo un ottimo lavoro per presentare in mille modi diversi la femminilità contemporanea, oltre me, c’è Ilaria Dallatana a capo di Raidue e Daria Bignardi alla testa di Raitre: hanno in mente di proporre mutamenti e già oggi il 30% del palinsesto è fatto di novità. Avere il controllo diretto sul prodotto è un enorme passo avanti.

http://www.repubblica.it/spettacoli/tv-radio/2016/06/28/news/le_nuove_fiction-142987238/

La parità con gli uomini, quindi, in Rai è stata raggiunta?

No. C’è ancora da fare. Una donna per avere successo deve essere più brava e fare più fatica. A me l’idea di essere più brava di un uomo mi riempie di orgoglio, vorrei, però aver fatto meno fatica: mettere insieme la carriera e la famiglia è ancora troppo pesante per molte anche se, è dimostrato, una donna felice sul lavoro è una madre e una compagna felice anche a casa.

Cosa portano le donne in Rai in più degli uomini?

Direi la loro infinita diversità. Gli uomini fondamentalmente si assomigliano tutti, almeno quelli che vogliono fare carriera: si vede da come si vestono, si muovono, si esprimono. Le donne no: ognuna ha una sua personalità, è un ventaglio di sensibilità differenti quello proposto dalle donne, un ventaglio che appare subito, evidentissimo, da come si presentano. C’è quella che porta solo il tacco dodici e quella che mette solo le ballerine, ma vanno bene entrambe. Il limite, tuttora forte, è che le donne stesse non sanno fare rete; fanno fatica a riconoscersi, a volte, addirittura, un gruppo si schiera contro un altro gruppo. Il vantaggio che hanno è la loro flessibilità allenata nei lunghi, lunghissimi anni, secoli direi, in cui in famiglia hanno dovuto mostrare di adattarsi a qualunque circostanza.

L’avanzata femminile in Rai è, dunque, un passo compiuto?

No. Lo stereotipo femminile è sempre in agguato. Occorre starci attente: basta niente e si torna indietro. La violenza contro le donne è la dimostrazione che non è stato ancora compreso da una parte di alcuni uomini il loro cammino. Il pericolo è che in società tanto mutevoli come sono quelle nostre occidentali, la restaurazione possa da un momento all’altro tornare a vincere. Occorre vigilare. Quando ero alle Pari Opportunità ho voluto sempre vicino a me le associazioni femminili ad aiutarmi: essere in tante evita errori. Vigilare è indispensabile. Nulla è per sempre.

 

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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