UNIONE EUROPEA

Cambio di civiltà? Sì, le donne possono essere decisive

Ph. Matteo Reccagni, "Fravico" (Flickr, Creative Commons)
Ph. Matteo Reccagni, "Fravico" (Flickr, Creative Commons)
Annamaria Riviello
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Galli Della Loggia e Mauro Magatti hanno scritto sul Corriere della Sera di oggi che siamo ad un cambio di civiltà. Sono d’accordo e penso che facciano bene a scriverne. Ad un certo punto dell’età della vita tutti pensano che “si stava meglio prima”. Non mi preoccuperei quindi se a pensarlo fossero soltanto gli anziani. Il fatto è che ora lo pensano anche giovani e giovanissimi, guardano al futuro con preoccupazione. Viviamo nell’età dello spaesamento e dell’incertezza.

 

Sempre più andiamo familiarizzandoci con l’idea di vivere un’epoca di sconfitta e di ripiegamento, di declino. Che non a caso è innanzi tutto un inquietante declino demografico: come se ci stesse venendo meno perfino la volontà biologica di avere un futuro. Qualcosa, insomma, che assomiglia, come dicevo, a una vera e propria complessiva crisi di civiltà. (Galli della Loggia, Corriere della Sera 26 luglio 2016)

 

Banksy, No future London

Banksy, No future London

 

Alla crisi economica che sapevamo non essere solo una crisi congiunturale ma di un modello di sviluppo, si aggiunge la marea del terrore, lo stillicidio degli attentati. Avevamo pensato che il futuro fosse l’occidentalizzazione del mondo, ci siamo accorti che è impossibile sia perchè era il frutto di una impari distribuzione della ricchezza ma anche perchè si trattava di un tipo di benessere basato sui consumi che se fosse stato possibile esportare avrebbe portato al collasso le risorse naturali. C’era quindi in quel benessere qualcosa destinato ad esplodere.

The Flaw (2011)_ Documentario di David Sington che mostra cause ed effetti della crisi. La tesi di fondo è che l’ineguaglianza sociale è la causa principale che ha portato (e probabilmente porterà nuovamente) all’instabilità e alla crisi economica. 

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Ora il disagio è ovunque e la sensazione di non avere adeguata protezione né della vita, né degli averi. Ciò produce un pericoloso distacco tra elite e popolo, o come si diceva correttamente tra dirigenti e diretti, la democrazia è profondamente in crisi, basti pensare al successo di Trump che ci auguriamo non sia completo, per capire che tutto questo porta diritto al bisogno di illusioni ma di quelle che poi diventano incubi. Ci vuole quindi un cambio di civiltà.

Le donne possono essere decisive e non perché sono innocenti, ma perchè la loro stessa presenza propone un’altra prospettiva. Noi su Cheliberta.it proponiamo quotidianamente un altro sguardo, un’idea mite di libertà, una soggettività che sappia essere in relazione. L’Occidente si è identificato per troppo tempo come quello che portava il progresso sulla punta delle proprie spade, sappiamo che siamo molto di più, tolleranza, apertura, laicità.

Dobbiamo aggiungere responsabilità, come scrive Magatti. Dobbiamo sapere che l’adolescenza e la prima giovinezza non sono solo l’età della spensieratezza ma possono essere età molto complicate. Siamo noi donne ed uomini adulti ed anziani che invece di pensare alle nostre paure dobbiamo mostrare loro la segreta bellezza della vita, ci vuole amore per curare l’odio, non abbiamo una risorsa migliore.

 

Oggi chi parla davvero agli europei, che spesso non si sentono né popolo, né cittadini? E allora a me viene in mente che se vogliamo costruire un’umanità duale, di differenti ma pari, dobbiamo cominciare con il prenderci delle responsabilità verso il nostro Paese, verso l’Europa, verso la Storia. (Licia Conte su Cheliberta.it del 24 luglio 2006)

 

Chi ha scritto questo post

Annamaria Riviello

Annamaria Riviello

Nata nel Sud d’Italia, in Basilicata da cui sono partita per poi sempre tornare, ho avuto modo di vedere e partecipare nella mia ormai lunga vita alle tante conquiste delle donne. Ho insegnato, fatto politica e mi sono anche cimentata nella ricerca e nella scrittura. Ho avuto quattro figli. Sono convinta che una società che sappia accettare la libertà femminile sia una società migliore ma che tocca ancora alle donne far valere la differenza non più separate dagli uomini e dalla società, ma in costante, autorevole e possibile dialogo.

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