SUCCEDE

Burkini e libertà femminile, riflessioni da Norbonne

Roberta Trucco
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Ieri il giornale di Narbonne, ridente cittadina sul mare nel sud della Francia, titolava: “Il sindaco ordina il divieto di burkini sulle spiagge.” Mi trovo presso il b&b di un amico della Cornovaglia, Antony Duff proprio a Narbonne. Antony fa anche lo scultore e mi ha raccontato di avere inaugurato pochi giorni fa una esposizione di piccole sculture lignee per celebrare i 70 anni del bikini. Dietro a questa apparente frivola ricorrenza e anche all’apparente posizione provocatoria delle sue statue lignee, vuole ricordare la ricorrenza delle terribili esplosioni dei test atomici condotti dagli americani nel 1946.

Il bikini moderno è stato inventato da Louis Réard a Parigi nel’46. Il nome richiama l’atollo Bikini nelle isole Marshall, dove appunto in quegli stessi anni gli Stati Uniti conducevano test atomici. Con la scusa di studiare gli effetti delle radiazioni spostarono di forza una intera comunità delle isole, che vivevano autonomamente di pesca e agricoltura per procedere ai test; di fatto distrussero quella comunità ignorando completamente ciò che le bombe di Hiroshima e Nagasaky avevano già mostrato: la sua carica tragicamente autodistruttiva. In nome della sicurezza e di obiettivi politici ancora oggi le nostre democrazie sono disposte a tollerare discriminazioni verso i più deboli.

La scelta del nome “bikini” associata all’immagine della bomba atomica non è casuale; rientra perfettamente nella strategia del libero mercato che autorizza l’uso strumentale dei corpi, in special modo quelli delle donne e dei bambini, in nome del profitto e di obiettivi politici, obiettivi puramente di potere e di controllo. Secondo Antony, il bikini in realtà è il simbolo per eccellenza del consumismo occidentale, (donne che sono disposte a pagare cifre incredibili per un triangolo di tessuto), e la prova che il capitalismo promuove un ideale fallace di libertà.

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Italia Sicilia Mosaici e resti archeologici Romani di Villa del Casale di Piazza Armerina, Donne in costume da bagno

I costumi a due pezzi non sono una esclusiva della post modernità, non fanno parte delle recenti conquiste delle donne (anche se il fatto che ci vollero più di 15 anni perché venissero accettati ce lo fa credere): erano indossati già nell’antichità come risulta dal ritrovamento di urne, affreschi e mosaici di epoca romana. Mi appare quindi evidente: la storia si ripete. Oggi è funzionale al potere ridurre il concetto di libertà a un modello eurocentrico e coloniale, far credere alle donne e agli uomini che la misura della libertà è la nudità del loro corpo in particolare quello femminile, e non il processo che ogni singolo individuo deve intraprendere per esercitarla.

Semplificare le procedure, ridurre le differenze, omologare: questo il fine di una politica che non ha la forza etica di affrontare la grande sfida globale: trovare unità nelle differenze, aprirsi alla complessità per non disperdere l’enorme ricchezza della diversità. Mi auguro che le donne che si dichiarano femministe riconoscano che la libertà non è un concetto assoluto, ma un processo in continua evoluzione, ricordino le loro battaglie e rispettino i tempi e le soluzioni delle donne di altre culture e delle nuove generazioni. E soprattutto ricordino agli uomini che la loro autodeterminazione non è barattabile per una manciata di ipocrita sicurezza.

Chi ha scritto questo post

Roberta Trucco

Roberta Trucco

Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia. Da sempre ritengo che il lavoro di cura non si limiti all'ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo sono impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Amo l'arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipingo con passione, totalmente autodidatta. Intendo contribuire alla svolta epocale che stiamo vivendo con la mia creatività unita a quelle delle altre straordinarie donne incontrate nella splendida piazza del 13 febbraio 2011 di Se non ora quando. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta "che niente succede per caso."

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