NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Utero in affitto: l’India lo vieta agli stranieri

Ph. Alessandro Vitali [Tamil Nadu, India]
Francesca Marinaro
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Siamo solo agli inizi e molto resta ancora da fare, ma questi primi risultati ci dicono che insieme possiamo ottenere qualcosa d’importante.

 

Dopo la Thailandia e il Nepal anche in India si sta pensando di mettere mano a una nuova legislazione sulla maternità surrogata che vieti alle cliniche di avere clienti stranieri. Anche se con formule molto ambigue, in particolare in materia di tutela della dignità femminile e del minore, si pensa a una sorta di stretta sul mercato dell’utero in affitto che diventerebbe sostanzialmente solo per coppie indiane con problemi di sterilità. Per uno Stato dove è fiorente il business attorno all’utero in affitto (si parla di 400 milioni di dollari l’anno) la scelta di compiere passi indietro sta a significare che, messi davanti alla prova concreta di ciò che avviene dentro queste transazioni finanziarie che hanno per oggetto gli esseri umani, non si può che notarne lo sfruttamento più bieco, la drammatica iniquità, le disuguaglianze tra popoli e le sofferenze umane (si pensi al distacco tra chi ha dato la vita e chi quella vita l’ha ricevuta).

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Tutto questo diventa sempre più chiaro agli occhi di un’opinione pubblica mondiale che rivendica maggiori garanzie di fronte al frullatore di un mercato che fa a pezzi le persone e in particolare le donne. E ci dice anche che la campagna per il divieto universale della maternità surrogata, che anche come Se non ora quando – Libere abbiamo portato all’attenzione delle Istituzioni nazionali ed europee, sta ottenendo i suoi primi effetti. Siamo solo agli inizi e molto resta ancora da fare, ma questi primi risultati ci dicono che insieme possiamo ottenere qualcosa d’importante. Qualcosa che attiene alla maternità, alla relazione madre figli, alla vita dell’essere umano e alla convivenza.

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Chi ha scritto questo post

Francesca Marinaro

Francesca Marinaro

Amo definirmi un’italo-belga; figlia di emigrati italiani in Belgio, negli anni ’60 ho studiato e vissuto a Bruxelles fino al 1991. L’impegno politico prima nel Pci e dopo nel Pd a sostegno dell’integrazione europea è stato per me il modo migliore per approfondire e portare a sintesi questa mia doppia appartenenza culturale. Sono stata particolarmente attiva nei movimenti europei a sostegno dei diritti delle immigrate e degli immigrati. Nella mia esperienza politica e istituzionale - parlamentare europea nel 1984 e senatrice nel 2008 - “l’Europa delle donne e delle persone” è sempre stato un terreno privilegiato d’impegno e di elaborazione. L’ho fatto e continuo a sostenerlo con lo spirito di chi vuole dare una mano, unendo quel che si può e si deve cercare d’unire per dare forma e consistenza a una società a dimensione di uomini e donne.

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