NO ALL'UTERO IN AFFITTO UNIONE EUROPEA

Consiglio d’Europa: di nuovo il rapporto De Sutter

Francesca Marinaro
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L’ostinazione in politica, in particolare quando c’è di mezzo un evidente conflitto d’interessi è un male forte. Questo sembra il caso della senatrice belga Petra De Sutter che, nella sua vita professionale di medico lavora in una clinica belga che collabora con un’altra clinica indiana specializzata nel traffico dell’utero in affitto, mentre nella sua attuale attività di relatrice al Consiglio d’Europa tenta ostinatamente di far passare la legalizzazione della maternità surrogata. Il suo rapporto è stato bocciato il 15 marzo scorso nella Commissione Affari sociali. Dopo averlo rivisitato, non certo nell’intento finale, il rapporto è stato proposto per ben tre volte alla attenzione dei lavori della Commissione senza successo.

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Il lavoro di sensibilizzazione sulle delegazioni nazionali rappresentate al Consiglio d’Europa, portata avanti dal movimento di Parigi contro la legalizzazione di tale pratica perché lesiva della dignità della madre e del minore è stato fondamentale. Il rapporto De Sutter però ritorna all’ordine del giorno dei lavori nella Commissione Affari sociali il 21 settembre prossimo*. Per la quarta volta, prima della scadenza del suo mandato di relatrice a fine ottobre, la senatrice tenta di far passare il suo rapporto in extremis. Forse mai come in questo caso vale la pena dire che la buona politica quando propone qualcosa e quel qualcosa non funziona, deve cominciare a dubitare e non finire mai con l’ostinarsi; perché così facendo si rischia di depotenziare il valore e il significato che le Istituzioni sovranazionali hanno per le cittadini e i cittadini.

Appare chiaro, a questo punto, che siamo di fronte ad una battaglia delle idee sul futuro dell’umanità, della libertà individuale e della responsabilità verso altri, della riproduzione umana, delle relazioni e della convivenza tra Stati e Popoli uguali. La questione appare assolutamente paradossale se guardiamo anche a quella parte del mondo, come ad esempio l’India, la Thailandia e il Nepal che hanno predisposto, o lo stanno facendo, legislazioni di “protezione nazionale” sulla pratica dell’utero in affitto, alfine di evitare sfruttamento, sofferenze e soprattutto di essere considerati, come i serbatoi di un nuovo processo per la riproduzione umana.

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Nel nuovo mondo sempre più unito e interdipendente il punto che si pone per le Istituzioni sovranazionali è quello di sforzarsi di mettere in comunicazione una rete di valori, come l’indisponibilità del corpo umano, principio universalmente riconosciuto, per mettere un argine all’invasività del mercato nella vita umana. Questo sarebbe il modo migliore per il Consiglio d’Europa di dare forza e respiro alla libertà femminile in occidente, e allo stesso tempo sarebbe di particolare aiuto nel resto del mondo al cammino delle donne verso la loro emancipazione e liberazione.

*Appel à un rassemblement féministe le 21 septembre 2016 à 9H devant le Conseil de l’Europe. 55, Avenue Kléber 75016 Paris (métro Boissière) 

Nuovo appuntamento contro la GPA del Movimento contro la surrogata di Parigi, 21 settembre 2016 ore 9,00. Davanti alla sede del Consiglio d’Europa Parigi 55, avenue Kléber (Metrò Boissière)

Chi ha scritto questo post

Francesca Marinaro

Francesca Marinaro

Amo definirmi un’italo-belga; figlia di emigrati italiani in Belgio, negli anni ’60 ho studiato e vissuto a Bruxelles fino al 1991. L’impegno politico prima nel Pci e dopo nel Pd a sostegno dell’integrazione europea è stato per me il modo migliore per approfondire e portare a sintesi questa mia doppia appartenenza culturale. Sono stata particolarmente attiva nei movimenti europei a sostegno dei diritti delle immigrate e degli immigrati. Nella mia esperienza politica e istituzionale - parlamentare europea nel 1984 e senatrice nel 2008 - “l’Europa delle donne e delle persone” è sempre stato un terreno privilegiato d’impegno e di elaborazione. L’ho fatto e continuo a sostenerlo con lo spirito di chi vuole dare una mano, unendo quel che si può e si deve cercare d’unire per dare forma e consistenza a una società a dimensione di uomini e donne.

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