Luci rosse

Lettera aperta di una prostituta tedesca

Roberta Trucco
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Un grazie sincero a Frau Huske che ha il coraggio di parlare e dire che il lavoro “più vecchio del mondo” non è una professione.

 

Avete sentito parlare di Frau Huske Mau? Il 6 settembre Riccardo Iacona, durante la trasmissione di Presa Diretta, ha intervistato questa donna che, in Germania, con una lettera aperta, ha riacceso il dibattito sulla legalizzazione della prostituzione. Huske Mau si è prostituita per 10 anni nei bordelli legalizzati della Germania e nell’intervista  afferma che la prostituzione non è mai una professione che si sceglie, è una professione che ammala anima e corpo e corrompe l’intera società. Di tutte le prostitute che ha incontrato nessuna avrebbe scelto questa professione se ne avesse avuto la possibilità e il 90% delle prostitute in Germania non è tedesca, il che fa riflettere non poco.  Ciò che colpisce, e che qui viene detto in modo chiaro, è che la prostituzione non è un problema che riguarda solo le prostitute e i clienti, non è una questione che rimane chiusa tra le mura del bordello, ma riguarda nel profondo la società globale. Non solo il 90% degli uomini tedeschi ha frequentato almeno una volta i bordelli e uno su tre è un frequentatore assiduo; il nodo centrale che Huske mette a fuoco è che attraverso la prostituzione il cliente si compra il potere, “si compra il potere di abusare di una donna”.

“Gli uomini che frequentano i bordelli imparano che una donna può essere comprata e usata a loro piacimento, che possono umiliarla e si convincono che fare ciò sia un loro diritto…quando escono dal bordello l’immagine femminile, che si sono fatti, rimane e associano questa immagine a ogni donna che incontrano per strada…” . Da qui a considerare la donna come un oggetto il passo è breve.

Diciamolo, le nostre democrazie, in mano a un capitalismo deviato, stanno accettando questo principio; i corpi sono in vendita. La tratta, mascherata dietro il consenso tra adulti, diventa legale e cancella la trama e l’ordito dietro la prostituzione fino a nascondere la prostituzione infantile i cui numeri  sono spaventosi (si parla di 40 milioni di bambini schiavi del sesso). Non stupisce quindi che oggi ci si trovi a discutere anche di legalizzare la maternità surrogata o GPA, come di un patto tra adulti consenzienti. La donna non più un oggetto solo ma come una serie di oggetti, esattamente  come avevano scritto con triste lungimiranza Mies & Shiva nel lontano 1993:

Sotto il patriarcato la donna è stata sempre considerata un oggetto  dai soggetti maschili, ma nelle nuove tecnologie riproduttive non è più un oggetto intero ma una serie di oggetti che possono essere isolati, esaminati, ri-assemblati, venduti, dati in affitto o semplicemente gettati via come gli ovuli non usati per la sperimentazione o la fecondazione. Ciò significa che l’integrità della donna come persona umana, come individuo, come un essere integrale indivisibile, viene distrutta. È l’ideologia del dominio dell’uomo sulla natura e sulla donna, unito al metodo scientifico di analisi e sintesi che ha portato alla distruzione della donna come persona umana e alla sua vivisezione in un affare  di riproduzione di massa. (Mies Shiva 1993, p.186).

Il “libero” mercato sta alienando sempre di più la persona nella sua totalità e unicità e le democrazie non sembrano avere elaborato gli antidoti per respingere una visione dell’essere umano così degradata. Sveglia donne: si riparte da qui, dal rimettere in discussione il concetto di libertà; non permettere a questo capitalismo di usare come bandiera la libertà, una libertà fallace che altro non è che un privilegio. Un grazie sincero a Frau Huske che ha il coraggio di parlare e dire che il lavoro “più vecchio del mondo” non è una professione.

 

 

Chi ha scritto questo post

Roberta Trucco

Roberta Trucco

Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia. Da sempre ritengo che il lavoro di cura non si limiti all'ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo sono impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Amo l'arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipingo con passione, totalmente autodidatta. Intendo contribuire alla svolta epocale che stiamo vivendo con la mia creatività unita a quelle delle altre straordinarie donne incontrate nella splendida piazza del 13 febbraio 2011 di Se non ora quando. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta "che niente succede per caso."

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