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Futuro senza madre: il sogno di un soggetto unico

Serena Sapegno
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Il sogno di impadronirsi della generatività, di non dover fare i conti con l’Altra, di buttarsi finalmente dietro le spalle il debito rispetto al dono della vita e sentirsi pienamente Soggetto a tutto tondo, questo sogno è finalmente concepibile scientificamente. 

 

“Una fecondazione senza mamma?” Titola efficacemente il Corriere della sera di oggi. E il punto infatti è proprio questo ed è davvero interessante. Dunque la ricerca scientifica si sta sforzando, e sembra con qualche successo, di giungere nel tempo al concepimento di un nuovo essere umano senza che sia necessario il contributo genetico di una donna. Beh è giusto, dal momento che le donne sono in via di estinzione e l’umanità dovrà pure difendere la sua esistenza…No?

 

No. Non è questa la ragione in verità. Le donne non solo non si stanno estinguendo ma dovranno purtroppo, almeno per il momento, finché la scienza non ci aiuti ancora, continuare a fornire il loro utero per nove mesi. Ma poi basta per carità. Chi ne sente il bisogno di una madre che ha ‘ospitato un processo’?

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Va detto che in teoria la scoperta potrebbe funzionare perfettamente anche con le cellule epiteliali di una donna sterile e il processo sarebbe esattamente lo stesso, con tutti i problemi relativi, sia per il bimbo così concepito sia per la madre (madre? Portatrice!). Ma l’effetto boom della scoperta non a caso è stato visto proprio nella possibilità di fare un figlio senza una donna di mezzo (sempre con la ‘temporanea’ necessità di un contenitore di genere femminile) perché questa è, davvero, la notizia.

Il sogno di impadronirsi della generatività, di non dover fare i conti con l’Altra, di buttarsi finalmente dietro le spalle il debito rispetto al dono della vita e sentirsi pienamente Soggetto a tutto tondo, questo sogno è finalmente concepibile scientificamente. Credo che in linea di principio potrebbe così cominciare a svilupparsi una nuova umanità divisa in gruppi dalle origini molto diverse. “Ma noi non ci saremo!!” cantavano i Nomadi.

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Chi ha scritto questo post

Serena Sapegno

Serena Sapegno

A Roma sono nata, ho studiato e incontrato la politica e il femminismo: qui vivo ancora con il mio compagno, il figlio ha appena lasciato casa. Ma anni decisivi per me sono stati quelli passati in Inghilterra, i lunghi periodi in altri paesi come gli USA, le avventure europee. Insegno alla Sapienza Letteratura italiana e Studi di genere e lì, da quindici anni, coordino il Laboratorio di studi femministi. L’amore per la letteratura è sempre stato anche studio sulla formazione della coscienza individuale e culturale. Mi appassiona da sempre costruire imprese con altre donne per cambiare il mondo anche a nostra misura: per questo ero in DiNuovo e in Se non ora quando? e ora andiamo avanti.

1 Comment

  • Un articolo su Internazionale (numero del 23/29 settembre) dà ben altra interpretazione della notizia.
    Una procreazione senza ovuli è tutt’altro che attuabile. Almeno non lo è adesso.
    Riporto un passaggio dell’articolo:

    “Quasi tutti i titoli e i relativi articoli, però, trascurano un dettaglio fondamentale: per ottenere dei topolini, i ricercatori, coordinati da Tony Perry, embriologo dell’università di Bath, nel Regno Unito, hanno fatto ricorso a ovuli, a ovociti, chimicamente stimolati a dividersi (di solito è la fecondazione tramite sperma a dare il segnale). Cioè hanno usato ovuli che avevano cominciato a trasformarsi in partenoti , un insolito tipo di embrione precoce.”

    L’articolo è ripreso da “Science” Stati Uniti, firmato Gretchen Voge.

    Qui incollo un articolo dal Corriere di cui noterete la diversità di notizia e di toni… non commento ulteriormente.

    del 11 luglio 2001

    L’ovulo fecondato da metà cromosomi di una cellula normale
    Gli esperto: sappiamo ancora troppo poco

    Embrioni creati senza usare
    il seme maschile

    Australia: l’esperimento nei topi, se funzionano
    anche due donne potranno concepire un figlio

    di Franca Porciani

    MILANO — Neanche le tecniche più azzardate di fecondazione assistita hanno mai tentato una cosa simile, ma ora un’équipe della Monash University di Melbourne sembra essere riuscita a far concepire un figlio senza usare spermatozoi. I ricercatori australiani, diretti dalla dottoressa Orly Lacham-Kaplan, hanno ottenuto embrioni di topo a partire da ovuli (fin qui niente di strano) e da cellule provenienti da qualsiasi parte del corpo (e qui sta l’evento straordinario). Aprendo scenari inquietanti, come quello di permettere a due donne di poter concepire usando l’ovulo di una e parte di una cellula qualsiasi dell’altra.

    LA NOVITÀ – Queste ultime, dette somatiche, infatti, hanno un patrimonio ereditario di 46 cromosomi, il doppio di quelle deputate alla riproduzione della specie, ovuli e spermatozoi, che ne hanno solo 23 perché dalla loro fusione nel concepimento deriva il corredo genetico del futuro individuo, metà del padre, metà della madre. Il singolare esperimento, del quale ha dato notizia ieri la Bbc, ha per ora dato luogo soltanto ad embrioni in vitro, ma il passo successivo sarà trasferire queste vite potenziali nell’utero di “madri surrogate” nella speranza che si verifichi la gravidanza e che nascano topi vitali e sani. Il fatto più interessante è come i ricercatori siano riusciti a dividere i cromosomi di un cellula normale senza recarle danno. La Kaplan ha spiegato alla Bbc di aver riprodotto, con mezzi chimici, in una cellula qualsiasi del corpo il processo che avviene normalmente nella cellula uovo femminile quando questa espelle metà dei suoi cromosomi (meiosi) e si prepara, con il patrimonio ereditario dimezzato, all’incontro con lo spermatozoo. «In realtà le cose non sono chiare anche perché niente è stato ancora pubblicato di questa ricerca, né presentato in congressi scientifici – commenta Bruno Dalla Piccola, Presidente della società italiana di genetica umana –. Che a Melbourne abbiano fatto una cosa del genere è abbastanza strabiliante perché in natura il passaggio di una cellula somatica da un patrimonio cromosomico completo (diploide) ad uno dimezzato (aploide) è un evento eccezionale. Si verifica soltanto, e raramente, in tumori ad alto grado di malignità». «Le informazioni su questo esperimento sono ancora grossolane – aggiunge Eleonora Porcu, Responsabile del centro di fecondazione assistita dell’Università di Bologna – ma l’ipotesi più probabile è che gli australiani abbiano ottenuto la fecondazione iniettando nell’ovulo soltanto il nucleo della cellula somatica dimezzata, visto che questa è molto più grande dello spermatozoo. Pare difficile, comunque. Sta di fatto che la Monash University è un centro di ricerca di alto livello».

    IL FUTURO – Se l’esperimento andrà avanti e la gravidanza darà luogo ad un prole normale, si apre, comunque, uno scenario inquietante per le possibile applicazioni sull’uomo. Questa tecnica, infatti, potrebbe permettere anche a due lesbiche di avere un figlio, a partire da ovuli e da cellule del corpo di una delle due donne. A patto, però, che non vogliano un maschio, cosa impossibile vista l’assenza del patrimonio ereditario maschile. Ma a parte gli interrogativi etici che inevitabilmente si pongono, c’è anche il pericolo che questo processo, così lontano dalla fecondazione naturale, possa dar luogo a malformazioni.

    I RISCHI – «Un concepimento normale non è solo frutto del numero dei cromosomi – aggiunge Dallapiccola –: il modo con cui i due patrimoni ereditari si fondono e si embricano è molto più complesso e coinvolge geni dei quali sappiamo pochissimo. Credo che la clonazione debba insegnarci una maggiore cautela: dopo i primi entusiasmi, gli stessi scienziati che ne sono stati protagonisti ora fanno sapere che queste nascite sono state gravate da morti precoci, sterilità e mostruosità».

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