BATTAGLIE

ANTONIO POLITO: maschilismo, sarà una battaglia lunga

Rita Cavallari
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La cultura è un fatto potentissimo e la cultura maschile che fino a pochi anni fa ha regolato il mondo è profonda e radicata.

 

Mentre la campagna del fertility day sfodera un trito armamentario di clessidre, orologi biologici e improbabili cicogne, Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera, riflette sui problemi che frenano la maternità dicendo “basta colpevolizzare le donne”. Il nocciolo del suo discorso è che oggi i maschi italiani sembrano aver paura di mettere al mondo dei figli. Gli abbiamo chiesto di approfondire con noi questo discorso: perché gli uomini hanno paura, di cosa hanno paura? Secondo Polito, ci sono motivi culturali e motivi sociali. C’è la crisi della figura del padre e anche la sindrome di Peter Pan, con l’illusione di un’eterna giovinezza e la tendenza a godersi la vita. La deresponsabilizzazione del maschio è un fatto culturale tipico del nostro tempo.

screen-shot-2016-09-25-at-10-53-55C’è poi la questione che le giovani donne dedicano le loro energie allo studio e al lavoro. Solo più tardi trovano il partner giusto, che spesse volte è già al secondo o terzo giro affettivo. Molti uomini hanno alle spalle esperienze devastanti di separazioni, divorzi, alimenti da corrispondere al coniuge. Hanno paura a ricominciare un discorso di paternità che ha come risvolto una pesante responsabilità. I rischi economici hanno in questi casi un loro peso e le donne si ritrovano sole di fronte ad un desiderio di maternità.

Perché il fertility day ha suscitato tanto vespaio?

Si è confusa la fertilità con la natalità. È sembrato che la campagna volesse incoraggiare la procreazione. Non è stato abbastanza chiaro che il tema centrale era prevenire l’infertilità che è una malattia sociale che provoca gravissime sofferenze, oltre che un alto costo economico. Invece si è insinuato nel grande pubblico il sospetto che il fine del fertility day fosse quello di dare un figlio alla patria.

Lei parla della necessità di scavare nel lato oscuro del mondo maschile. L’ultimo Premio Strega lo fa. Cosa pensa del libro di Albinati?

Albinati fa un grande affresco dell’Italia maschile e descrive con efficacia e sincerità i principi fondanti della cultura patriarcale e le pulsioni di sopraffazione nei confronti delle donne. La cultura è un fatto potentissimo e la cultura maschile che fino a pochi anni fa ha regolato il mondo è profonda e radicata. Ora si sente in pericolo. La rivoluzione sessuale della seconda metà del Novecento e la libertà delle donne hanno cambiato i rapporti tra i sessi. Con la pillola anticoncezionale si è rotto l’equilibrio che era alla base di una cultura millenaria. Gli uomini cercano di reagire: c’è chi si attesta sulle posizioni vecchie, chi cerca di adeguarsi, chi rifiuta la responsabilità, chi si sente in guerra e combatte. La tesi di Albinati è radicale: c’è da parte degli uomini una resistenza alla libertà delle donne e una guerra sotterranea contro la parità dei sessi.

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Siamo in guerra dunque?

È questo che dice Albinati. Come in ogni conflitto c’è una frangia militante e una gran parte di popolazione pacifica. Ma basta che le donne facciano valere la propria libertà e i vecchi assi culturali riprendono il sopravvento. Il gran numero di femminicidi nasce da qui. Sarà una battaglia culturale lunga e difficile.

 

 

Chi ha scritto questo post

Rita Cavallari

Rita Cavallari

Sono nata a Roma alla fine della seconda guerra mondiale e ho vissuto la rinascita del nostro Paese, il boom economico, gli anni della contestazione, il femminismo. Sono laureata in architettura e ho lavorato per molti anni in un ente pubblico. Conosco il soffitto di cristallo e l'ho provato sulla mia pelle. Sono divorziata. Ho un figlio che lavora all'estero e due nipoti adolescenti che tornano spesso in Italia. A volte temo che sapranno scrivere correttamente solo in inglese e dimenticheranno l'italiano. Amo leggere e sono coordinatrice del Circolo dei lettori della Biblioteca comunale Villa Leopardi di Roma. A causa di un incidente traumatico sono paraplegica. Partecipo a Se non ora quando da marzo 2011 perché credo che si debba progettare il futuro a misura delle donne e che siano le donne a doversi impegnare per questo.

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