NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Surrogata approda su RaiUno

Simonetta Robiony
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…conta che Rai1 abbia deciso di affrontare l’argomento, magari perché anche un solo spettatore in più rifletta sulla complessità della maternità non vendibile e non cedibile per alcuna ragione, miseria inclusa.

 

E così anche la surrogata, o almeno una specie di surrogata, è approdata in televisione, su Raiuno, la rete per la “ggente”, in prima serata, martedì scorso. Segno che il tema scotta, va oltre le leggi votate dal nostro Parlamento, oltre quelle europee, oltre i gruppi femministi e non, ben oltre quello degli omosessuali. È accaduto dentro una nuova fiction (ah le fiction quanto cambiano il comune sentire!), intitolata “L’allieva”, una serie ispirata ai romanzi un po’ gialli e un po’ rosa di Alessia Gazzola, con Alessandra Mastronardi, brunetta molto amata dal pubblico televisivo, nel ruolo di una aspirante medico legale.

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La surrogata è entrata in questa fiction di straforo, un po’ spiegata e un po’ no, comunque ha provocato disastri, addirittura un delitto, un processo, molti guai e molte lacrime. Ma c’è ed è il motore del racconto. Muore uccisa una badante russa in casa dell’anziana che assisteva. Si scopre che ha partorito di recente una bambina rimasta in ospedale perché bisognosa di un intervento. Il fidanzato italiano l’ha riconosciuta, ma con l’esame del Dna viene fuori che non è il padre biologico. Chi è, invece , il padre? Il padre è un agiato vicino di villa dell’anziana che dava lavoro alla donna, con una moglie amatissima ma sterile, un uomo che ha commissionato alla badante di fargli un figlio pagandola con uno stupefacente anello di brillante. Appreso, però, durante un esame prima del parto che la bambina non era sana, ha rotto il contratto e avrebbe voluto avere indietro l’anello che la donna intendeva invece tenere per sé.

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Non c ‘è nella fiction la mediazione di legali che mettono in contatto i futuri genitori con le cliniche che forniscono ovuli o sperma, né la ricerca della donna che per soldi poterà nel suo grembo l’ovulo fecondato, non si sa nemmeno come la povera badante, che tanto aveva bisogno di denaro per tornarsene in Russia ad assistere un suo primo bambino, abbia concepito questo altro figlio, ma la sostanza resta. Una donna bisognosa accetta di portare avanti una gravidanza per conto di una ricca coppia etero-sessuale che non può avere figli. Nella fiction la storia finisce in tragedia perché la fiction è fiction, anche se la serie “L’allieva” è girata con mano leggera, occorre sempre ci sia un fattaccio, se no che fiction è? Ma conta che Rai1 abbia deciso di affrontare l’argomento, magari perché anche un solo spettatore in più rifletta sulla complessità della maternità non vendibile e non cedibile per alcuna ragione, miseria inclusa. E rifletta sulla sterilità di coppia che quando vuole sorpassare questo limite finisce per praticare lo sfruttamento di un essere umano su un altro essere umano, pur se questi appare consenziente.

 

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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