NO ALL'UTERO IN AFFITTO

Utero in affitto: appello coraggioso dal mondo Lgbt

Silvia Pizzoli
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Si allarga così il coro delle voci che da tempo si dichiarano contrarie alla pratica e ne sostengono l’abolizione a livello globale, un coro trasversale ed internazionale di donne (ma non solo) che hanno deciso di pesare…

 

Non un testo proibizionista ma contrario ai contratti e agli scambi di denaro per comprare e vendere esseri umani. È questa parte della premessa di un altro significativo appello contro la pratica e la regolamentazione della GPA, gestazione per altri. A firmarlo 50 donne tra professioniste e attiviste omosessuali che con chiarezza spiegano tutto il procedimento e il business che gira attorno a questa pratica, respingendo così l’idea del “dono” e della possibile regolamentazione da più parti rivendicata.

Nel testo viene ribadito il rifiuto di concepire le donne come mezzi di produzione mercificandone le capacità riproduttive e riducendo i bambini a oggetto di scambio. Si tratta di un appello coraggioso, che, nonostante il rischio di strumentalizzazioni, affronta con franchezza l’argomento anche ricordando che a ricorrere alla pratica della surrogazione di maternità sono perlopiù coppie eterosessuali e solo una minoranza di coppie gay.

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Si allarga così il coro delle voci che da tempo si dichiarano contrarie alla pratica e ne sostengono l’abolizione a livello globale, un coro trasversale ed internazionale di donne (ma non solo) che hanno deciso di pesare, a testimoniare che la salvaguardia della dignità dell’Essere Umano – in questo caso donne e bambini – è un valore universale dal quale non si può pensare di prescindere.

 

Chi ha scritto questo post

Silvia Pizzoli

Silvia Pizzoli

Nata a Roma. Studentessa, commessa, receptionist e oggi segretaria. Il 13 febbraio 2011, a pochi giorni dalla laurea, ero in Piazza del Popolo a manifestare per il rispetto della dignità delle donne. Alla soglia dei trent’anni le domande che da qualche anno ormai mi ronzavano nella testa hanno cominciato a farsi sentire di più. È passato un po’ e ancora non ho trovato tutte le risposte che cercavo, così ho deciso di ripartire da un aspetto determinante e imprescindibile: il mio essere donna nella relazione con l’altro e la società. Di qui l'incontro con Libere; è venuto il momento di impegnarmi perché mi sono convinta che la società civile non possa più restare silenziosa di fronte ai cambiamenti che la investono.

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