PARLIAMONE

Ma la denatalità aumenta in tutto l’Occidente

Simonetta Robiony
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…le donne sono sempre messe sotto accusa qualsiasi scelta compiano: se lavorano e fanno carriera perché trascurano i figli, se non lavorano e stanno con la famiglia perché sprecano il loro talento, se fanno un po’ questo e un po’ quello perché fanno male entrambe le cose.

 

Ancora qualcosa sul Fertility day voluto dalla ministra della Salute Lorenzin e diventato Infertility Day per le critiche violente che ha suscitato, soprattutto tra le donne. Le ha offese specialmente la clessidra, quel segno che il tempo come la sabbia passa da una boccia di vetro all’altra, granello dopo granello, giorno dopo giorno, e il momento di decidere di avere un figlio non arriva mai. Si sono sentite ingiustamente colpevolizzate. Ma come? Lo vorrei tanto un bambino e tu, ministra, mi vieni a dire che se non lo faccio è colpa mia! Ma non lo sai che in Italia scarseggiano i nidi pubblici e quelli privati costano un sacco di soldi, che i genitori invecchiano e l’assistenza alla loro salute tocca a noi, che un posto fisso è merce rarissima per i trentenni e non solo per loro, che se sei precario la banca non ti dà il mutuo per comprarti una casa, che l’Italia è in fondo a tutte le classifiche europee di sostegno alla maternità?

Vero, verissimo, tutto giusto. Ma la Lorenzin occupa il ministero della Salute, non quello del Lavoro, degli Affari Sociali, delle Pari opportunità, del Bilancio e chi più ne ha più ne metta. Bastava chiarisse che la sua era una campagna per difendere e diffondere la sanità sessuale di maschi e femmine e non sarebbe successo questo putiferio. Compresa, tra i danni alla salute, l’infertilità di coppia che cresce, e cresce tanto, con l’avanzare dell’età fino a costringere un numero in costante aumento di aspiranti madri e padri a ricorrere a una gravidanza medicalmente assistita. Però, un però c’è. Le giovani italiane hanno avuto tutto il diritto di arrabbiarsi per questo monito con tanto di ditino alzato che appariva dalle vignette create da un apposito ufficio del ministero della Salute, ma val la pena di ricordare che la denatalità aumenta in tutti i paesi avanzati, anche quelli dove alle donne incinte offrono ogni ben di dio. Si fanno meno figli in tutta Europa, negli Stati Uniti, in Canada e nei paesi in via di sviluppo che si affacciano a un nuovo benessere.

Perfino la Danimarca ha lanciato il suo allarme. Eppure in Danimarca sembrerebbe che al primo segno di gravidanza in atto, la donna può chiedere cura, tutela, medici, giornate di riposo e, quando nasce il bambino, lo stato le offre ogni aiuto immaginabile: culla, latte, biberon, pannolini e forse perfino il fiocco rosa o celeste da appendere alla porta. I nidi là hanno orari flessibili. Le pediatre visitano a casa il pargolo. Gli anziani possono scegliere se restarsene nel loro appartamento o andarsene in un pensionato per vincere la solitudine. Le banche erogano mutui anche ai giovani. I precari scarseggiano. Le donne trovano un lavoro che le soddisfi. Ma poco più di due bambini a coppia, anche la Danimarca non va. Da qui l’allarme. E in Svezia, dove per favorire la partecipazione dei padri alla crescita dei piccoli, invece dei due giorni dati agli italiani, è stato concesso un lungo periodo di assenza dal lavoro di cui possono usufruire nei primi mesi dalla nascita dei figli, hanno scoperto che pochi, pochissimi giovani maschi svedesi ne approfittavano, lasciando alle mamme il peso di svolgere da sole quel compito evidentemente non ritenuto da loro appetibile o necessario.

Quindi, è decisione recente, in Svezia hanno dovuto proporre ai nuovi padri un congruo numero di giorni di ferie da trascorrere liberi e in vacanza solo se avessero goduto di quella opportunità che ai loro occhi non appariva tale. Ancora non si sa come è andata: l’esperimento è appena cominciato. Se i maschi svedesi si mostrassero tuttora riottosi a cambiar pannolini o a cantare ninne-nanne, la Svezia, in nome delle pari opportunità, sarebbe obbligata ad concedere loro una promozione automatica con tanto di aumento di stipendio e potrebbe perfino non funzionare ancora. C’è qualcosa che non va in questo nostro pezzo di occidente dove i maschi suppongono sempre di poter comportarsi come i loro padri e i loro nonni e dove le donne sono sempre messe sotto accusa qualsiasi scelta compiano: se lavorano e fanno carriera perché trascurano i figli, se non lavorano e stanno con la famiglia perché sprecano il loro talento, se fanno un po’ questo e un po’ quello perché fanno male entrambe le cose.

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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