ELEZIONI USA PARI E DIFFERENTI

Pazza idea

Ph. Rich Girard [Creative Commons/Flickr]
Ph. Rich Girard [Creative Commons/Flickr]
Simonetta Robiony
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Ma se capovolgiamo l’assunto…questa potrebbe diventare un’ottima campagna elettorale perché al suo centro finisce per esserci la questione delle questioni: come gli uomini guardano le donne e viceversa come le donne considerano gli uomini.

 

Questa campagna elettorale americana tra la Clinton e Trump per la conquista della presidenza degli Stati Uniti, scrivono gli osservatori di politica estera, è la peggiore che si sia mai vista nella loro storia di una grande e vecchia democrazia.

L’America ha molti problemi, ma di questi problemi non si parla. La forbice tra i miliardari e la gente comune continua a divaricarsi. I lavori precari dilagano come quando un fiume esce dai suoi argini e non c’è modo di fermarlo. I soldati americani sono impegnati su più fronti lontani o lontanissimi dalla loro patria e non si vede la fine di queste guerre. Le prigioni sono piene di uomini e donne povere o di colore mentre i bianchi, che pagano cauzioni costosissime, stanno tutti fuori. I poliziotti continuano a sparare e a uccidere ragazzi neri che non si fermano all’alt oppure che non mostrano immediatamente i documenti. La riforma sanitaria imposta da Obama non tutela la salute di ogni cittadino ma solo di alcuni e purtroppo scontenta molti altri. I lavoratori illegali sono migliaia, specialmente i messicani, ma nonostante vivano da anni ormai negli Stati Uniti, non riescono a emergere dalla loro condizione.

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Memorial wall for Black Lives Matter [Image via David McNew]

Eppure questi problemi non vengono affrontati o non hanno eco sulla stampa. Il tema centrale di questa singolare campagna elettorale è infatti quello dei rapporti tra uomini e donne. Anzi, per essere più espliciti tra maschi e femmine. Trump, miliardario ed evasore, col suo linguaggio volgare, dall’alto delle sue tre mogli tutte bellissime, ha mostrato di essere un maschio che considera la donna un mero oggetto sessuale: parla delle sue misure, del suo seno, del suo essere troppo grassa, del come se la porterebbe a letto, infine di quante donne ha molestate con più o meno successo, dimostrando di essere soprattutto un maschio vecchio. Vecchio di testa e di cuore. Hillary, afflitta dai molteplici tradimenti pubblici del marito, l’ex presidente Bill Clinton, deve, invece, difendersi dall’accusa di averli tollerati, di aver difeso il consorte in una celebre intervista tv, di aver sopportato le frequenti rivelazioni di amanti o pseudo amanti del consorte, o, peggio ancora, di aver tentato di distruggere la loro attendibilità pur di mantenere in piedi un matrimonio che era per lei garanzia di potere e di denaro. Vero. In una campagna presidenziale seria si dovrebbe discutere d’altro.

Una delle notizie più cliccate e riportate dalla stampa il giorno seguente il secondo dibattito presidenziale:

Ma se capovolgiamo l’assunto, se lo mettiamo a testa in giù, se proviamo a leggerlo dal verso opposto questa potrebbe diventare una ottima campagna elettorale perché al suo centro finisce per esserci la questione delle questioni: come gli uomini guardano le donne e viceversa come le donne considerano gli uomini. Centinaia di confessioni di donne via social sono arrivate per denunciare abusi, stupri, ricatti, toccamenti, fastidi, persecuzioni, violenze subite in casa da amici di famiglia, per strada da gruppi di i maschi, sul lavoro da capi maleducati e arroganti. Si è scoperchiata così una pentola che bolliva da lungo tempo e ne è uscita fuori una verità non tollerabile.

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E la verità fa bene anche se fa male perché apre un dibattito serio che non dovrebbe chiudersi con la fine della campagna elettorale: il nodo di ogni società che vorrebbe definirsi civile è, infatti, il rapporto tuttora arduo, tra uomini e donne.

È una pazza idea, direbbe Patty Pravo, provare a leggere in questo modo la campagna presidenziale americana. Ma certo fa impressione scoprire che nel paese leader mondiale della modernità, sia ancora vivo e vegeto questo patriarcato da tribù dove l’uomo è cacciatore dall’alba al tramonto e la donna è preda ventiquattro ore su ventiquattro. Parità tra loro: zero. Non è più soltanto il soffitto di cristallo che le donne non riescono a sfondare, né l’impossibile fatica che fanno le donne per mettere insieme lavoro e famiglia, neppure gli stipendi delle donne sempre inferiori a quelli dei colleghi perfino nel dorato mondo di Hollywood. No, si tratta, qui, di un maschilismo bieco tuttora imperante, poco o pochissimo scalfito dal femminismo duro e puro degli anni Settanta. Una realtà inattesa, divampata all’improvviso probabilmente perché, per la prima volta, a concorrere alla carica di presidente, è una donna.

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Nessuno lo dice ma c’è il forte sospetto che se Hillary fosse sta un uomo, Trump non si sarebbe lasciato andare a certe smargiassate da bullo di periferia e, se anche l’avesse fatto, il suo avversario, nonostante il suo essere un esponente dei democratici in eterna difesa di ogni diritto civile, probabilmente l’ avrebbe ignorato, magari facendogli pure una strizzatina d’occhio.

 

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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