FEMMINISMO INTERVISTE

LUISA MURARO: tra uomo e donna manca il senso libero della differenza

Simonetta Robiony
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Tra le fondatrici della Libreria delle donne di Milano, Luisa Muraro, femminista storica, scrittrice e filosofa italiana, è anche una delle madri del pensiero femminile della differenza. Con lei abbiamo approfondito alcuni temi: quali le ragioni del forte calo demografico in Occidente e la maternità surrogata, cui è dedicato il suo ultimo libro “L’anima del corpo. Contro l’utero in affitto” (Editrice La Scuola).

 

Per me e altre, altri, questa è la grande posta in gioco del femminismo, che comporta l’accettazione non solo della sessuazione, ma anche dei modi umani di tradurla in parole, riti, differenze al plurale, come si è sempre fatto.

 

Luisa Muraro, assistiamo in tutto l’Occidente al fenomeno della denatalità. Quali le cause? L’emancipazione femminile, la crescita dell’età in cui una donna decide di diventare madre, il rifiuto dei sacrifici che comporta la nascita di un figlio? O cosa altro ancora?

Sì, la fecondità delle coppie è in calo; la denatalità cresce e preoccupa. Quali sono le cause? Credo che nessuno lo sappia al cento per cento. Perfino mi domando se la domanda “quali sono le cause?” abbia senso. Mi spiego. La sterilità di coppia e il calo della natalità potrebbero non essere l’effetto di una o più cause, ma la manifestazione di qualcosa come una sfiducia, uno scoraggiamento, dovuto a un disagio profondo. Si può pensare agli irrisolti problemi dell’equilibrio ecologico, alle guerre perduranti…Suggerisco di considerare un altro aspetto ancora, in qualche modo anticipato da Jacques Lacan dicendo che non c’è rapporto sessuale. Banalmente detto: è in calo anche la voglia di fare sesso. E questo mi suggerisce un’idea. Forse, la surrogazione ha “successo” – intendo, successo culturale in una parte della popolazione, specialmente quella progressista – perché, con la tecnologia, è chiamata a supplire allo scarso amore tra donna e uomo, e fornire alle coppie quella materia prima per durare che è un figlio.

Perché, secondo te?

Già, perché questo calo amoroso che raffredda i rapporti? Io ho la presunzione di saperlo: perché tra donna e uomo si è raggiunta una certa parità (non la parità che è impossibile tra esseri umani), una parità sentita e accettata da ambo le parti. Ma non abbiamo raggiunto il senso libero della differenza, che ci darebbe il gusto della relazione con l’altro. Di conseguenza, detto con una formula sbrigativa, l’umanità ha perso lo slancio della conquista e il piacere della convivenza. Dove trova la voglia di riprodursi?

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A proposito di maternità surrogata: il Consiglio d’Europa, che conta 47 stati membri, ha detto no, per la terza volta, a una regolamentazione di tale pratica. Credi che su questa battaglia si possa e si debba andare avanti fino ad arrivare a un pronunciamento delle Nazioni Unite?

Un pronunciamento delle Nazioni Unite? Sì, ammesso che abbiano ancora una vera autorità e che la discussione sia all’altezza…di che cosa? Del desiderio di generare da parte delle coppie sterili, che è la cosa più grande e rispettabile in tutta questa faccenda. Le leggi non bastano a regolare la potenza di quel desiderio, che, se non è capriccio, solo da sè può darsi la sua misura: è la strada stessa della civiltà.

muraroAnche fra le femministe c’è chi preme per una regolamentazione della maternità surrogata. Che rispondi?

Persone di cultura giuridica dicono che introdurre la maternità surrogata urterebbe contro principi fondamentali del nostro ordinamento e che è un autoinganno credere di aggirarli con qualche leggina; si andrebbe fatalmente nella direzione di una cultura inumana (donne ridotte a strumenti, creaturine fabbricate secondo i gusti del committente). Ricordiamoci che all’orrore delle camere a gas si è arrivati per la strada dell’eugenetica, ossia con una ricerca scientifica e una pratica sociale che erano regolate da leggi in paesi considerati civilissimi, Svezia compresa. Gli Ebrei non furono i primi a entrare in una camera a gas. Le possibilità offerte dalla fecondazione assistita potevano essere usate più saggiamente in favore delle coppie sterili? Non lo so, so che alcune femministe esplorano in questa direzione. Per ora dobbiamo constatare che si va nella direzione sbagliata, penso in particolare alla pratica di svuotare le madri “provvisorie” della loro generatività per sostituirla con quella dei committenti.

La così detta “ideologia del gender”, ha denunciato papa Francesco, è un reale pericolo per l’umanità. Ma con  l’avanzare della ingegneria genetica e la creazione di un futuribile utero artificiale si può arrivare davvero a una uniformità neutra, a una umanità formata da esseri sessualmente indifferenziati?

Diciamo “il papa” ma forse sarebbe più giusto dire i capi della Chiesa romana. Il discorso, infatti, comincia a formularsi nei primi anni del secolo e questo papa è uno che preferisce la comprensione alla condanna. La condanna dell’ideologia gender rispecchia una prassi abituale nella Chiesa romana, che a monte lascia certe cose messe male (per prudenza? per unilateralità clericale?) e interviene poi a condannare certi risultati. Pensiamo all’aborto. Un più reale pericolo per l’umanità io credo di vederlo nella mancanza di un senso libero della differenza sessuale. Per me e altre, altri, questa è la grande posta in gioco del femminismo, che comporta l’accettazione non solo della sessuazione, ma anche dei modi umani di tradurla in parole, riti, differenze al plurale, come si è sempre fatto. E, in primo luogo, che ci sia libertà femminile, come non si è mai fatto. Come finirà, non possiamo saperlo perché il conflitto è in corso e ci sono grandi forze in campo.

 

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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