PARLIAMONE

A proposito di “Essere vivi”

Roberta Trucco
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La forza del libro di Cristina Comencini sta nel racconto ricco e vivace degli eventi e degli incontri che accendono zone remote di conoscenza permettendo a tutti i personaggi di fare il grande salto: rinascere a se stessi.

 

Viviamo veramente in una “società liquida”? Per usare una famosa espressione di Zygmunt Bauman. E le relazioni, sono ormai ridotte solo a comunicazioni virtuali? Sembrerebbe così: la globalizzazione e i social network amplificano all’ennesima potenza questo nuovo nostro modo di stare al mondo, questo nuovo modo di relazionarci. Anche la politica e l’economia sembrano avere orientato la loro azione verso una interpretazione del mondo in questo senso, dove differenze di appartenenza, lingua, tradizione, tendono a scomparire in nome di una falsa eguaglianza tra gli individui.

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Eppure, mentre tutto questo avviene, o è avvenuto a velocità vorticose, dal basso, movimenti di donne e uomini stanno tornando a reclamare l’importanza del corpo, della differenza, dei confini, della materia, intesa come natura, come concezione nuova di spazio, fonte di sapere e di felicità. L’etere che caratterizza lo stravolgimento del senso del tempo e dello spazio nella contemporaneità non può annullare il valore dello spazio e del tempo nella vita individuale.

Nell’era delle connessioni perenni al di là di ogni confine,  la percezione di questo tempo tutto nostro, l’io narrante che ci forgia e fa di noi dei sé consapevoli, è radicalmente cambiata. Bauman, con acume straordinario, ha dato un nome al magma di stravolgimenti e di trappole  che il vorticoso processo di globalizzazione ha innescato nel mondo contemporaneo ma ha anche messo in parole quanto il dinamismo eterno dei nostri immaginari resti però vincolato a principi fondativi immutabili e dai quali non possiamo svincolarci. Il punto è che come esseri umani non possiamo prescindere da questi archetipi originari. E qui allora entra in gioco la letteratura, la letteratura con L maiuscola, che anticipa, intuisce e racconta quello che realmente sta succedendo dentro le nostre coscienze evolute.

comencini“Essere vivi “ di Cristina Comencini, libro per me bellissimo, ne è un esempio straordinario. Attraverso la storia della protagonista, che di fronte alla morte della madre adottiva sente l’imperativo di interrogarsi sulla propria origine, la Comencini indaga i segni lasciati sul corpo dalla prima esperienza terrena, la nascita, dalle prime esperienza infantili legate ai cinque sensi, quando l’età della ragione non ha ancora fatto irruzione. Indaga anche il mondo della ragione che mette in parola questi processi, la ragione il cui sviluppo è regolato dalla aspettative della famiglia in cui si nasce e si cresce (che possono essere diverse nel caso dell’adozione), regolato dalle aspettative della comunità e dalla lingua che impariamo e ci identifica.

L’escamotage della doppia maternità, della doppia famiglia, quella biologica e quella adottiva, (anche se credo che tutti, anche quelli biologici, siano figli adottati al momento della nascita), che caratterizza la protagonista, permette all’autrice di rendere evidenti i due linguaggi. Quello pre-verbale, legato al nutrimento che la madre gestante con la sua vita e il suo sentire, dà al feto, legato al  primo ambiente che accoglie il neonato imprimendo in lui/lei  ricordi incancellabili – i toni, i suoni, i colori gli odori – e quello verbale, che ci rende capace di comunicare con gli altri e di diventare autonomi, fortemente connesso con l’ambiente culturale nel quale cresciamo. Ne esce un ritratto umano complesso che mostra quanto i due linguaggi siano fortemente interconnessi e giochino entrambi ruoli fondamentali nelle nostre scelte. La forza di questo libro sta nel racconto ricco e vivace degli eventi e degli incontri che accendono zone remote di conoscenza permettendo a tutti i personaggi di fare il grande salto: rinascere a se stessi. Ci identifichiamo a tratti con ognuno dei personaggi, tutti siamo fratelli e sorelle perché tutti chiamati a questo destino di rinascita personale e non possiamo farlo escludendo il mondo delle relazioni in carne e ossa.

 

Chi ha scritto questo post

Roberta Trucco

Roberta Trucco

Classe 1966, genovese doc (nel senso di cittadina innamorata della sua città), felicemente sposata e madre di quattro figli. Laureata in lettere e filosofia. Da sempre ritengo che il lavoro di cura non si limiti all'ambito domestico, ma debba investire il discorso politico sulla città. Per questo sono impegnata in un percorso di ricerca personale e d’impegno civico, in particolare sui contributi delle donne e sui diritti di cittadinanza dei bambini. Amo l'arte, il cinema, il teatro e ogni tipo di lettura. Da alcuni anni dipingo con passione, totalmente autodidatta. Intendo contribuire alla svolta epocale che stiamo vivendo con la mia creatività unita a quelle delle altre straordinarie donne incontrate nella splendida piazza del 13 febbraio 2011 di Se non ora quando. Credente, definita dentro la comunità una simpatica eretica, e convinta "che niente succede per caso."

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