INTERVISTE

ALDO CAZZULLO: le donne faranno un uso migliore del potere

Ph. Alessio Jacona (Creative Commons Flickr, https://www.flickr.com/photos/blogs4biz/)
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Simonetta Robiony
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Voi donne siete meglio di noi, non pensiate che gli uomini non lo sappiano; lo sappiamo benissimo e sono millenni che ci organizziamo per sottomettervi, spesso con il vostro aiuto. Ma quel tempo sta finendo. È finito. (Aldo Cazzullo)

 

9788804669715_0_0_1409_80Aldo Cazzullo, una delle firme importanti de Il Corriere della Sera, autore di una decina di libri sull’identità italiana, padre di due figli appena usciti dall’adolescenza, Francesco e Rossana, ha scritto una curioso volume, metà saggio metà inchiesta, dal titolo “Le donne erediteranno la terra” seguito dal sottotitolo “Il nostro sarà il secolo del sorpasso”. Storie di donne: antiche e nuove, vive e morte, sante e scienziate, tutte a modo loro vincenti: da Carolina Kostner a Franca Valeri, ma pure dalla bisnonna contadina, costretta a fare un figlio dopo l’altro, a Valeria Solesin, la ricercatrice uccisa dalla strage del Bataclan a Parigi. “Voi donne siete meglio di noi”, scrive Aldo Cazzullo all’inizio di questo percorso, “Non pensiate che gli uomini non lo sappiano; lo sappiamo benissimo e sono millenni che ci organizziamo per sottomettervi, spesso con il vostro aiuto. Ma quel tempo sta finendo. È finito. Comincia il tempo in cui le donne prenderanno il potere. Lo stanno prendendo. Le donne ne faranno un uso migliore degli uomini. E li salveranno”.

 

È inusuale che un uomo di successo come lei scriva parole tanto appassionate sulle donne: come le è venuto?

Ci sono libri che si scrivono in pochi mesi ma che stanno nella testa da una vita. Questo ce l’avevo in mente da tempo. Prima di farlo ho invitato i miei lettori a raccontarmi la storia di una donna per loro importante. Ho ricevuto 500 mail: le ho lette tutte ma ne ho scelte solo una ventina. Gli uomini di solito parlavano della madre, le donne della nonna, un primo segno di differenza.

Lei a chi ha pensato?

A mia madre, certo, perché la madre per tutti è quella che dà la vita, ma poi a mia moglie e a mia figlia Rossana che ha sedici anni ed è una ragazza della generazione Hermione, la protagonista femminile di “Harry Potter”, una forte. Quando c’è stata la grande manifestazione di Se non ora quando?, a Roma, a piazza del Popolo, mi aveva molto colpito la frase di una suora, Madre Bonetti: aveva detto che la bellezza delle donne non era solo nel loro aspetto ma nella loro genialità, la genialità di dare la vita. E infatti ho voluto citarla. Poi, naturalmente, mi sono guardato intorno e ho osservato i mutamenti nella nostra società.

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Suor Eugenia Bonetti, discorso manifestazione Se non ora quando?

Quali l’hanno colpita?

Prima di ogni altra cosa i risultati a scuola. Perfino all’università: le ragazze sono più brave, ottengono voti più alti, forse perché maturano prima. Poi ho visto gli infiniti passi avanti compiuti dalle donne in tutte le professioni: ingegneria, medicina, magistratura, scienze. E anche in politica. Vero, noi in Italia ancora non abbiamo avuto un premier donna, ma in Europa ce ne sono state e ce ne sono, basti pensare alla Gran Bretagna e alla Germania di oggi, ma anche agli Stati Uniti dove una donna, la Clinton, potrebbe diventare presidente . E donne sono a capo della Federal Reserve e del Fondo monetario internazionale. Credo che presto, anche da noi , potrebbe accadere di avere una donna a capo del governo. Solo che noi siamo in ritardo. Del resto il primo ministro donna fu Tina Anselmi, nel 1976.

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Oggi si direbbe la prima ministra, al femminile.

Non credo che sia importante femminilizzare i nomi. Può servire solo a rendere consueto che una carica la occupi una donna e non un uomo, niente di più. Magari da noi è necessario perché l’Italia è ancora molto maschilista. E questa è una colpa delle madri che non educano i figli alla parità.

Anche il femminicidio è una conseguenza del maschilismo.

La libertà delle donne spaventa gli uomini, li ha sempre spaventati, non è per caso che le streghe venivano bruciate. Alcuni di loro, ancora oggi, non accettano l’abbandono perché considerano il corpo e l’anima di una donna di loro proprietà. Non accettano l’autonomia femminile e ammazzano. Altri si limitano a infastidire, aggredire, umiliare donne che ai loro occhi appaiono troppo libere come si è visto a Colonia, lo scorso Carnevale. Ma noi dobbiamo ribadire con forza i principi della nostra civiltà e tutelare la dignità femminile. Non possiamo accettare che le nostre donne subiscano questi atti di disprezzo. Le donne devono andare dove vogliono, all’ora che vogliono, vestite come vogliono. E tocca a tutti noi, uomini per primi, ricordarci che la libertà delle donne non è un dono caduto dal cielo.

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Lei , nel suo libro, mette al centro la maternità, non più unico dovere della donna né ostacolo alla sua carriera, ma punto di forza per essere presente nel lavoro e nella società. Che idea si è fatta della maternità surrogata?

Intanto premetto che guardo a questa pratica con prudenza e rispetto. Capisco il desiderio delle coppie omosessuali come di quelle eterosessuali ma sterili di avere un figlio, però in questa pratica c’è sempre una coppia ricca che paga donne più povere per realizzare il loro sogno. Questo mi lascia perplesso. Anche perché nel mio lavoro ho visto tanti bambini orfani e abbandonati. Perché non facilitare le adozioni? Se ne parla spesso, ma , per ora, niente è cambiato. Alla Festa del Cinema di Roma è stato presentato “Lion”, storia vera di un bambino indiano che si perde su un treno, viene adottato da una coppia australiana che gli vuol bene, eppure da adulto va alla ricerca delle proprie origini, del piccolo villaggio dove è nato e dove viveva: una vicenda interessante e istruttiva.

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Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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