BATTAGLIE

Cognome materno, ora Senato non abbia paura

By Sailko (Own work) [GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html), CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/) or CC BY 2.5 (http://creativecommons.org/licenses/by/2.5)], via Wikimedia Commons
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Fabrizia Giuliani
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Non si tratta di questioni – solo – simboliche e nemmeno di materie da collocare in un indistinto paniere di ‘diritti’, ma della presa d’atto che la cittadinanza è cambiata e deve essere rappresentata pubblicamente in modo diverso.

 

Cade anche l’ultimo degli alibi con la decisione della Consulta che dichiara incostituzionale l’attribuzione automatica del cognome paterno, prevista dall’attuale sistema normativo. La Corte arriva prima della politica, e questa è la prima considerazione, e la più amara. Perché una legge che libera dal vincolo del solo nome del padre c’è: è stata approvata dalla Camera due anni fa e giace in Senato da due anni.

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Non siamo al grado zero, una parte del cammino è stata fatta, ora bisogna concludere, velocemente. Perché, se i tempi lunghi delle Camere parlano di resistenze ancora vive ad accettare il superamento di un sistema patriarcale, la realtà descrive famiglie non più disposte ad accettare la cancellazione delle donne nella filiazione. Non si tratta di questioni – solo – simboliche e nemmeno di materie da collocare in un indistinto paniere di ‘diritti’, ma della presa d’atto che la cittadinanza è cambiata e deve essere rappresentata pubblicamente in modo diverso. Qualunque discorso su maternità e paternità deve partire da qui, se vuole proiettarsi nel futuro. Il Senato faccia presto, dunque, e non abbia paura.

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Chi ha scritto questo post

Fabrizia Giuliani

Fabrizia Giuliani

Sono nata a Roma, dove vivo con mio marito Claudio e i nostri figli, Antonio ed Ella. PhD, insegno filosofia del linguaggio e studi di genere alla Sapienza di Roma, dove coordino, con Serena Sapegno, il Laboratorio di Studi Femministi. Ho tenuto corsi di semiotica e linguistica in diverse università italiane, sono stata Fulbright Scholar a Harvard, e presso l'Università per Stranieri di Siena ho avuto l’incarico di Consigliera per le politiche delle pari opportunità. I miei lavori si sono concentrati sulla produzione del significato delle lingue storico - naturali e sulle modalità con le quali i sistemi simbolici danno conto della differenza tra i sessi. Sono coinvolta nella teoria e nella politica delle donne dai primi anni universitari, ho contribuito alla fondazione di DiNuovo e poi dell'avventura rivoluzionaria di Se non ora quando. Nel 2013 sono stata eletta deputata nelle liste del PD, dove lavoro in Commissione Giustizia.

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