ELEZIONI USA

“Donne tornate in cucina”: quanto c’è di vero?

Serena Sapegno
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…non siamo riuscite a far capire fino in fondo l’enorme peso simbolico di un passo del genere, di investire una donna di un mandato, di una fiducia speciale proprio perché, oltre ad avere tutte le caratteristiche necessarie al ruolo, è una donna, lo sa e farà molto per le donne.

 

“Tornate in cucina”…battuta amara circolata sul Web dopo la sconfitta della candidata alla Casa Bianca Hillary Clinton. C’è del vero? Beh, sul piano simbolico credo non ci siano dubbi: un colpo terribile, una disfatta. Ciò che mi pare più interessante è che molti commentatori si affannano a dichiarare che il genere non c’entra nulla, ci sono cose MOLTO più importanti, e fatevene una ragione! Anche nelle chiacchiere tra amici dopo botta torna quasi con compiacimento quel sorrisetto di compatimento che implica che in fondo sei un po’ fissata, come se quello tra i sessi fosse il discrimine più importante…!

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Hilary Clinton ha incoraggiato le ragazze, nel suo discorso di commiato e di accettazione della sconfitta: “qualcuna di voi ce la farà, magari prima che non si pensi”. Ma in realtà ciò a cui non si può non pensare è quell’altra sua dichiarazione pronunciata nel ‘92 al Wellesley College, dove si era laureata vent’anni prima:

Come donne avete di fronte scelte dure. Le regole sono essenzialmente queste. Se non vi sposate, non siete normali. Se vi sposate ma non avete figli, siete yuppie egoiste. Se vi sposate e avete figli ma lavorate, siete cattive madri. Se vi sposate e avete figli ma restate a casa, state sprecando la vostra istruzione. Perciò vedete, se date retta a chi fa le regole, l’unica cosa da fare sarebbe prendervi il diploma e nascondervi sotto il letto.

È antipatica Hilary, e poi si veste da signora, e poi porta il cognome del marito, e poi ha ormai la sua età, diciamolo e perché le giovani dovrebbero identificarsi in lei, e poi è arrogante, è troppo prima della classe, e ha fatto degli errori politici imperdonabili…e via argomentando. Questo per spiegare perché tutti quei democratici ‘proprio non ce l’hanno fatta’ a votare per lei. Hanno preferito astenersi o votare scheda bianca, o un candidato minore.

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Non è Margaret Thatcher, no Hilary sapeva di essere una donna, si rivolgeva alle donne, non ha mai smesso di lottare per questo.

Non si trattava, come molto dicono, di scegliere per ‘il meno peggio’ si trattava di interrogarsi sulle ragioni profonde che permettono di ‘perdonare’ tante cose se il candidato è un uomo (pensiamo a Bill Clinton!!) ma diventano imprescindibili se invece è una donna. E naturalmente le prime ad interrogarsi dovrebbero essere le donne.

In questo, davvero, c’è la sconfitta di una generazione: non siamo riuscite a far capire fino in fondo l’enorme peso simbolico di un passo del genere, di investire una donna di un mandato, di una fiducia speciale proprio perché, oltre ad avere tutte le caratteristiche necessarie al ruolo, è una donna, lo sa e farà molto per le donne.

Chi ha scritto questo post

Serena Sapegno

Serena Sapegno

A Roma sono nata, ho studiato e incontrato la politica e il femminismo: qui vivo ancora con il mio compagno, il figlio ha appena lasciato casa. Ma anni decisivi per me sono stati quelli passati in Inghilterra, i lunghi periodi in altri paesi come gli USA, le avventure europee. Insegno alla Sapienza Letteratura italiana e Studi di genere e lì, da quindici anni, coordino il Laboratorio di studi femministi. L’amore per la letteratura è sempre stato anche studio sulla formazione della coscienza individuale e culturale. Mi appassiona da sempre costruire imprese con altre donne per cambiare il mondo anche a nostra misura: per questo ero in DiNuovo e in Se non ora quando? e ora andiamo avanti.

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