ELEZIONI USA INTERVISTE

MARIO DEL PERO: Trump nuovo ostacolo per le donne

Mario del Pero
Simonetta Robiony
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…tutto questo, temo, non aiuterà le donne italiane o di altre parti del mondo ad ottenere leggi più eque, tutele maggiori, avanzamenti nel costume, maggiore giustizia.

 

Docente a Parigi alla Facoltà di Scienze politiche di Storia internazionale, autore di molti testi specifici su questa materia, acuto osservatore delle dinamiche che si muovono nella società americana, il professor Mario Del Pero ha una sua idea sul perché Hillary Clinton, nonostante tutti la dessero per vincente, abbia perso le elezioni presidenziali negli Stati Uniti.

 

Professore, lei definisce la Clinton il peggior candidato che i democratici potessero scegliere, perché?

Non parlo in senso assoluto ma mi riferisco al momento storico che gli Stati Uniti stanno vivendo. L’establishment, non solo in America, è fortemente screditato e la Clinton è il simbolo più evidente di questo establishment: tre decadi in politica ne sono la prova. In trent’anni su alcun punti ha cambiato linea, era inevitabile. Ma questo poteva esserle rinfacciato. Era in partenza un bersaglio vulnerabile.

La Clinton, però, ha vinto le primarie.

Vero, ma è stata una vittoria che ha dimostrato la debolezza del partito democratico. Quando si è saputo che si sarebbe presentata, alcuni tra i possibili altri candidati si sono tirati indietro perché i suoi mezzi finanziari, la sua straordinaria notorietà, gli appoggi e i legami che aveva, li hanno convinti che le primarie le avrebbe vinte lei. Hanno sottovalutato il fatto che i Clinton, per disistima, da molti vengono definiti Clintonisti. Sanders le ha dato del filo da torcere, ma Sanders, che è un vecchio socialista eletto prima alla Camera e poi al Senato, ha dimostrato presto la sua debolezza.

Il fatto che Hillary fosse una donna l’ha danneggiata?

Io credevo che le avrebbe giovato perché le donne in America sono il 52% della popolazione. Per di più lei aveva l’appoggio di Obama che, per il suo fascino, senza il voto femminile non sarebbe mai diventato presidente. Mi pareva ovvio, quindi, che tutte le donne l’avrebbero votata, specialmente perché Trump aveva mostrato in più occasioni la sua clamorosa misoginia. Purtroppo, pur avendo avuto il voto della maggioranza delle donne, la Clinton non è riuscita ad avere quello delle donne bianche con bassa istruzione le quali le hanno invece preferito Trump. La ragione è semplice: Hilllary Clinton non ha carisma, mentre Obama ne ha molto. La sua candidatura è stata divisiva e non mobilitante, anche se sembra che il voto popolare, sia pure per poco, sia andato a lei e non a Trump.

Paolo Mieli sostiene che, avendo sempre usato il cognome del marito Bill Clinton e non il cognome Rodham che è il suo, Hillary ha perso il consenso di una parte del movimento femminista.

No, io non lo credo. Hillary da molto tempo si è conquistata la sua autonomia, non ha vissuto all’ombra del marito. E comunque Hillary ha tenuto Bill il più possibile di lato nella sua corsa alla presidenza. Piuttosto, quello che gli americani non vogliono è che si possa costituire una dinastia familiare destinata in ogni caso al potere. Le elite politiche presuppongono competenza, preparazione, capacità e, personalmente, le difendo, ma l’idea vincente oggi, nell’opinione pubblica, è un’altra e va tenuta in conto.

Per noi donne europee la sconfitta di Hillary è anche una nostra sconfitta?

Credo di sì. Basta ascoltare ciò che ha detto Trump nel discorso con cui ha ringraziato i suoi elettori. Ha fatto un elenco di quelli che lo hanno aiutato a vincere ed ha citato tutti maschi tra i cinquanta e i sessanta ad alto tasso di testosterone, cominciando da Rudolph Giuliani, l’ex sindaco di New York, quello di “Tolleranza zero”. La amatissima figlia l’ha nominata solo alla fine. E tutto questo, temo, non aiuterà le donne italiane o di altre parti del mondo ad ottenere leggi più eque, tutele maggiori, avanzamenti nel costume, maggiore giustizia. Obama si era battuto per cancellare le sperequazioni economiche tra lavoro maschile e femminile: ritengo che con Trump non ci sarà niente di simile.

Il presidente Obama chiude il suo secondo mandato con un alto indice di popolarità e, come nessuno prima di lui, si è battuto perché la presidenza restasse in mano ai democratici per difendere le sue riforme. Non ce l’ha fatta, però.

Secondo la Gallup, la popolarità di Obama oggi è al 53%: alta, ma meno alta di quella che aveva Bill Clinton o Eisenhower quando hanno lasciato la presidenza. Obama ha fatto tutto ciò che poteva ma la Clinton ha avuto 10 milioni di voti meno di lui, una cifra enorme! Lui, primo afroamericano presidente degli Stati Uniti è stato percepito come il nuovo, lei, prima donna a correre per la stessa carica, come il vecchio.

Qualcuno dice che in America vale sempre la “regola del pendolo”: a un democratico segue un presidente repubblicano.

Certo, il desiderio di novità, dal 1945 in avanti, ha contato sempre moltissimo in queste elezioni, con rare, rarissime eccezioni. Ma lei sarebbe stata la prima donna presidente e questa sarebbe stata una grossa novità.     

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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