MAI PIÙ COMPLICI

Una giornata importante

Ph. Paula Gimeno, 25 (with the courtesy of Creative Commons/FLickr)
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Le donne sono cambiate, è tempo che il paese cambi con loro.

 

Il 25 novembre è un giorno importante. Lo è diventato grazie alla battaglia internazionale che le donne hanno portato avanti contro il silenzio e l’omertà, i grandi alleati della violenza. Oggi è una data di tutti, che pesa nella coscienza civile di molti paesi. Non è un cammino lineare e tanto meno scontato, la nostra esperienza quotidiana, prima ancora dei dati, ci dice quanto gli abusi siano diffusi e difficili da sradicare. Ma la libertà – e la forza – che le donne hanno conquistato ha cambiato le cose.

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Come sempre la lingua è il primo specchio: ‘femminicidio’ era una parola rifiutata o contestata, fino a pochi anni fa. Abbiamo letto lunghi editoriali che ne sottolineavano l’inappropriatezza, la cacofonia, l’inutilità. Se oggi è entrato non solo nei dizionari, ma nell’uso comune – ciò che conta -, è perché è caduto il tabù che dichiarava indicibile il fatto che le donne possono essere uccise in ragione del loro genere (qualunque sia la loro età, l’etnia a cui appartengono o il loro ceto sociale). È cambiato il modo di parlarne, anche nei media, è cresciuta la reazione verso un racconto sbagliato carico di giustificazioni e attenuanti. A questo mutamento di consapevolezza si devono i passi fatti anche sul terreno legislativo – la cultura e il diritto non sono piani separati -: la conversione della Convenzione d’Istanbul, la legge contro la violenza, il percorso per le vittime introdotto nella scorsa stabilità sul modello del Codice Rosa in Toscana.

È chiaro che non basta, siamo solo all’inizio, è necessario che lo Stato si attrezzi a combatterla in modo adeguato come hanno fatto altri paesi europei, avvalendosi dell’aiuto di quanti da sempre sono sul campo – le associazioni e i centri. Ma questo sforzo diviene efficace se si comprende, fino in fondo, che la violenza è un problema politico, una questione di cittadinanza senza la quale nessun equilibrio civile è possibile. Le donne sono cambiate, è tempo che il paese cambi con loro.

 

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Siamo donne diverse per età, vita professionale e storie politiche. Molte di noi hanno fondato il grande movimento nato il 13 febbraio 2011 da un appello che si concludeva con le parole Se Non Ora Quando? Che libertà è il luogo dal quale lanciare alla società, alla politica e alla cultura la nostra nuova proposta: RIPRENDIAMOCI LA MATERNITÀ!

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