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Violenza contro le donne, ma qualcosa è cambiato

Simonetta Robiony
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In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la nostra Simonetta Robiony ha raccolto per noi le voci di chi, come Vittoria Doretti e suor Rita Giaretta, tutti i giorni mette a disposizione se stesso, le proprie competenze, la propria umanità, il coraggio e la forza per aiutare donne vittime di storie di violenza e di orrore. Abbiamo chiesto loro se qualcosa è cambiato da quando la parola femminicidio è entrata nel linguaggio corrente, è diventata un crimine specifico differente dal comune omicidio, ed è stata oggetto anche di una nuova legge; e cosa servirebbe da noi, in Italia, per arginare questo drammatico fenomeno che sembra inarrestabile. Cercando le risposte a queste domande, abbiamo incrociato anche lo sguardo di chi, come l’attore Giulio Scarpati, guarda dall’esterno al fenomeno della violenza contro le donne senza riuscire a capire, e con grande sensibilità e delicatezza prova a fare proposte per il futuro.

 

 

Dott.ssa Vittoria Doretti di Codice Rosa

Dott.ssa Vittoria Doretti di Codice Rosa

Due anni fa, a un convegno, mentre parlavo di Codice rosa, un importante direttore di un ospedale del nord, mi interruppe dicendo: “Cos’è sta cosa? Noi siamo un ospedale e ci occupiamo di cose serie”. Risposi che non c’era nulla di più serio di un crimine contro l’umanità come è l’atto compiuto dal maschio che usa violenza contro la femmina perché la sente inferiore. Bene. Oggi nessun direttore d’ospedale oserebbe rispondermi con quelle parole. Forse le penserebbe, ma non avrebbe il coraggio di pronunciarle. La società, la legge, i media hanno creato una coscienza collettiva…Il percorso è lungo. Sarà terminato quando saremo in grado di rendere le donne maltrattate autonome e indipendenti. [Leggi qui l’intervista integrale…]

 

 

Suor Rita Giaretta di Casa Rut

Suor Rita Giaretta di Casa Rut

Se n’è preso coscienza, se ne parla, anche molto, la televisione lo racconta, le leggi intervengono, ma nei fatti è cambiato poco. Le donne vengono ancora uccise e tante, tantissime vengono tuttora sottoposte a violenze fisiche e psichiche. La liberazione femminile è importante. Oggi, però, serve specialmente la liberazione maschile: anche loro devono uscire da certi modi di ragionare irrispettosi e antiquati…Dobbiamo insegnare alle donne a non vergognarsi, a raccontare come vivono, a spiegare cosa patiscono, a ribellarsi, a dire basta. Per loro, per i loro mariti, per i figli ai quali fa male, molto male, crescere sotto lo sguardo di una madre umiliata e di un padre violento. [Leggi qui l’intervista interale…]

 

 

 

Giulio Scarpati, attore (ph. Fabio Lovino)

Giulio Scarpati, attore (ph. Fabio Lovino)

Finchè non si è cominciato a parlare di femminicidio e a catalogare le morti delle donne per mano degli uomini a cui erano legate da vincoli d’affetto, sembrava che fosse un accadimento sporadico, un episodio da sottovalutare. Poi si sono visti i numeri e abbiamo capito tutti che è una battaglia culturale molto grande, da combattere insieme…Le ultime condanne pesantissime che la magistratura ha dato ai maschi che hanno tentato di uccidere, bruciare col fuoco, ustionare con l’acido la loro donna dovrebbe indurli a riflettere: con il loro gesto hanno rovinato la sua vita e la propria, hanno dato la morte e si sono dati la morte. Sarebbe di grande utilità, secondo me, se almeno uno di questi uomini, dopo anni di carcere e di pensieri e con il permesso delle autorità preposte, potesse diventare testimone contro la violenza spiegando quali tempeste di orrore si sono mosse nel suo animo per arrivare a uccidere chi dicevano di amare. Sarebbe utile perché noi lo capiamo a fatica. [Leggi qui l’intervista integrale…]

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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