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GIULIO SCARPATI: autocoscienza anche per uomini

Ph. Fabio Lovino per Intervita
Ph. Fabio Lovino per Intervita
Simonetta Robiony
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Giulio Scarpati, attore di teatro, tv e cinema, per educazione e cultura attento alle questioni sociali:

Quali cambianti ha notato in questi ultimi anni rispetto alla violenza contro le donne?

Una, ma grandissimo. La percezione che si ha di quello che avviene. Finchè non si è cominciato a parlare di femminicidio e a catalogare le morti delle donne per mano degli uomini a cui erano legate da vincoli d’affetto, sembrava che fosse un accadimento sporadico, un episodio da sottovalutare. Poi si sono visti i numeri e abbiamo capito tutti che è una battaglia culturale molto grande, da combattere insieme. La parola femminicidio grazie ai giornali, alle inchieste, alla televisione è diventata di uso comune e la recente legge contro la violenza sulle donne ha dato finalmente corpo a questo crimine specifico. So che non c’entra niente, ma invece c’entra. La morte di Tina Anselmi mi ha ricordato che sono passati pochi anni da quando abbiamo avuto il primo ministro donna, eppure durante la resistenza notevole era stato il contributo femminile che ci ha portati alla repubblica. Pochi anni, dalla metà dei settanta ad oggi, in cui la donna di corsa, in una Italia spesso retrograda, ha conquistato posizioni importanti, mentre l’uomo restava fermo al posto che la tradizione gli aveva assegnato. Non la giustifico, ma può esserci tutto ciò all’origine di questa esplosione di violenza maschile.

C’è qualcosa che ancora si dovrebbe fare?

Sì. Mi colpisce, leggendo le storie di violenza sulle donne, che il meccanismo sia sempre lo stesso. Uomini, quasi sempre il compagno, cominciano a proibire, spiare, picchiare, offendere, umiliare la loro donna. Lei resiste finche può, poi decide di dire basta. Ma quando lui le chiede un ultimo colloquio, una rappacificazione, forse il perdono, lei accetta di incontrarlo, mossa da quell’istinto protettivo tipicamente femminile. Ha paura, sa che non dovrebbe ma va perché la donna è migliore di noi uomini: è più forte, non vuole ferire, cerca di comprendere le ragioni dell’altro. E’ il momento fatale. Se la donna non cede perché non può più farlo, lui che la considera di sua proprietà l’ammazza. Ecco, credo che servirebbe avviare dei gruppi di auto-coscienza per le donne e per gli uomini. I maschi che non sanno raccontare le proprie debolezze , che presumono di doversi mostrare in ogni occasione virili, che non confessano neanche all’amico più caro di essere dei violenti, potrebbero cominciare a parlare collettivamente di tutto quello che li spinge a prevaricare con ogni mezzo sulla loro compagna. Le donne potrebbero imparare che la compassione è una grande virtù ma che, in certi casi, la salvezza per entrambi arriva, invece, da un rifiuto netto e deciso. Le ultime condanne pesantissime che la magistratura ha dato ai maschi che hanno tentato di uccidere, bruciare col fuoco, ustionare con l’acido la loro donna dovrebbe indurli a riflettere: con il loro gesto hanno rovinato la sua vita e la propria, hanno dato la morte e si sono dati la morte. Sarebbe di grande utilità, secondo me, se almeno uno di questi uomini, dopo anni di carcere e di pensieri e con il permesso delle autorità preposte, potesse diventare testimone contro la violenza spiegando quali tempeste di orrore si sono mosse nel suo animo per arrivare a uccidere chi dicevano di amare. Sarebbe utile perché noi lo capiamo a fatica.

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

1 Comment

  • Ottima questa intervista. Complimenti. Seguo Giulio Scarpati da anni. Credo che sia uno dei migliori attori che abbiamo in Italia. Lo apprezzo molto anche per il suo costante impegno nel sociale e sembra impossibile ma tutto quello che lui ha detto in questa intervista non solo lo condivido ma l’ho sempre pensato.

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