MAI PIÙ COMPLICI

SUOR RITA: contro la violenza ora passiamo alla pratica

Simonetta Robiony
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Suor Rita Giaretta della Casa RUT di Caserta,centro di accoglienza promosso e gestito dalle Suore Orsoline del Sacro Cuore di Maria di Breganze (VI), per giovani donne migranti, sole o con figli, in situazioni di difficoltà e/o sfruttamento.

 

Cos’è cambiato, in questi ultimi anni, da quando la parola femminicidio è entrata nel linguaggio corrente, è diventata un crimine specifico differente dal comune omicidio, ed è stata oggetto anche di una nuova legge contro la violenza sulle donne approvata da questo Parlamento?

Se n’è preso coscienza, se ne parla, anche molto, la televisione lo racconta, le leggi intervengono, ma nei fatti è cambiato poco, pochissimo. Le donne vengono ancora uccise e tante, tantissime vengono tuttora sottoposte a violenze fisiche e psichiche. Tuttora, quando vado a parlarne nelle scuole, sento ragazzine di 14 anni che mi spiegano di non poter più uscire con una amica perché il loro fidanzatino glielo impedisce. Ma che donne saranno, domani, se piegano il capo oggi? Eppure, non bisogna arrendersi. Si deve insistere, spiegare, convincere soprattutto i giovani, maschi e femmine. La giornata del 25 novembre è importante. La manifestazione del 26 è importante. Gli interventi della politica sono importanti. Perfino la Chiesa potrebbe fare qualcosa non offrendo come sua unica immagine il volto maschile e basta, ma dando più spazio anche a quello femminile: papa Francesco ci invita a contare di più, per noi donne innanzi tutto, ma anche per mostrare pubblicamente che il potere della Chiesa non è solo in mano agli uomini. Lo dico da religiosa e da donna.

Cosa servirebbe da noi, in Italia, per arginare questo drammatico fenomeno che sembra inarrestabile?

Occorre passare dalla teoria alla pratica. Abbiamo capito che donne e uomini devono prendere coscienza della loro dignità. Ma ora devono farlo. Vedo tanti corpi offesi, feriti, umiliati nella mia Casa Rut di Caserta. Corpi di donne che la società dei consumi ha trasformato agli occhi degli uomini in oggetti d’uso. Ma li vedo anche rifiorire e camminare a testa alta quando escono grazie alle relazioni che sono riuscite a stabilire con le donne che hanno incontrato. La liberazione femminile è importante. Oggi, però, serve specialmente la liberazione maschile: anche loro devono uscire da certi modi di ragionare irrispettosi e antiquati. Dobbiamo insegnare alle donne a non vergognarsi, a raccontare come vivono, a spiegare cosa patiscono, a ribellarsi, a dire basta. Per loro, per i loro mariti, per i figli ai quali fa male, molto male, crescere sotto lo sguardo di una madre umiliata e di un padre violento. La sofferenza in famiglia non aiuta i bambini e le bambine a diventare persone capaci di reggersi sui propri piedi , rispondere alla propria coscienza, opporsi alle ingiustizie della società.

 

Chi ha scritto questo post

Simonetta Robiony

Simonetta Robiony

Faccio la giornalista da quando avevo vent’anni. Ho iniziato a fare giornalini scolastici a tredici. A ventitré ero alla Rizzoli, nella redazione di Annabella, il femminile più aperto all'epoca sulla questione delle donne. Con lo scandalo della p2 e Angelo Rizzoli in galera, sono passata a La Stampa. Quando ho cominciato a lavorare, ho scoperto che le donne erano il 10% della categoria e pochissime potevano arrivare ai vertici, quindi mi sono interessata alla questione femminile. Non ho più smesso, anche se ormai è passato diverso tempo. Uno dei miei valori è la tenacia: ho da oltre 40 anni lo stesso marito, per lunghissimo tempo fuori Roma a far carriera, con cui non condivido quasi niente se non l'affetto, il rispetto per le reciproche diversità e due figli ultraquarantenni, assai cambiati nel tempo.

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